La trattativa per un processo di pacificazione è ad una svolta: l'ago della bilancia sarànno le manifestazioni di aprile a sostegno dei colloqui dell'Avana

Pace in colombia, le FARC e Santos ci provano

26 / 3 / 2013


Per la quinta volta il governo di Bogotà cerca un accordo con la guerriglia per la fine delle violenze; dai primi giorni di settembre del 2012 è ufficialmente iniziato il dialogo tra le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia- Ejercito del Pueblo (FARC-EP) e il governo del paese andino, attualmente presieduto da Juan Manuel Santos, per porre fine a un conflitto che dura dal 1964.
La Norvegia (il primo incontro si è tenuto a Oslo il 5 ottobre 2012) e Cuba, dove avranno luogo i successivi incontri tra le parti, sono paesi garanti del processo di pace, mentre il Cile e il Venezuela sono “paesi accompagnanti”. L'esito di queste trattative dipende principalmente da Bogotà e dalla guerriglia, due entità tutt'altro che monolitiche, ma la loro evoluzione avrà un effetto anche sulla Cuba dei fratelli Castro e sul Venezuela del dopo Chavez.
Il governo colombiano e le FARC hanno concordato durante un incontro a L'Avana un agenda in cinque punti da cui iniziare il negoziato. Questi punti sono: lo sviluppo rurale (la riforma agraria è una rivendicazione storica della guerriglia), la partecipazione politica, la fine del conflitto armato (che implica la restituzione delle armi e l'integrazione dei guerriglieri nella vita civile), il problema delle droghe (sostituzione delle coltivazioni illegali, stop alla produzione e vendita di stupefacenti) e quello delle vittime (si discuterà di diritti umani e si cercherà di stabilire la verità). Ognuno di questi temi presenta varie incognite ed elementi che potrebbero far naufragare il dialogo come è già accaduto in passato.
Un'altra incognita è senza dubbio la stampa colombiana che accusa le FARC dei sequestri, delle prigionie illegittime, del maltrattamento degli ostaggi tacendo molto spesso sui crimini ascrivibili  alle stesse Forze Armate del Governo, il più orrendo dei quali è quello così detto dei “falsi positivi”, la pratica per cui fra i militari, stimolati a dare la caccia ai guerriglieri e a riportarne i cadaveri al loro comando in cambio di denaro, si è stabilito l'uso di inseguire qualsiasi giovane contadino nel territorio delle loro operazioni, ucciderlo, infilargli una divisa delle FARC e andare cinicamente a riscuotere la taglia.
Oltre all'incontro dell'estate del 2012, dopo l'apertura formale dei colloqui a Oslo il resto della trattativa si svolgerà a Cuba. Per il Governo Cubano e in particolare per Fidel Castro sarebbe una vittoria diplomatica se il Governo Colombiano e le FARC arrivassero ad un accordo definitivo. Il negoziato tra FARC e Bogotà, nel quale Cuba ha la stessa qualifica di un paese simbolo della pace come la Norvegia, è un occasione da non mancare. Venticinque anni dopo l'assegnazione del Nobel per la pace ad Oscar Arìas , Castro potrebbe avere un ruolo simile a quello del presidente costaricano, la cui mediazione fu decisiva per terminare i conflitti in America Centrale.
In caso di successo del processo di pace, anche il governo venezuelano avrebbe buon gioco ad esaltare il ruolo del suo paese come facilitatore e mediatore- chiave (visto il cambio di politica che Chàvez aveva avuto nei confronti della Colombia), questo buon esito avrebbe per il Venezuela anche una decisiva ricaduta pratica: contribuirebbe al ritorno della pace e della stabilità lungo gli oltre duemila km. del confine e faciliterebbe anche l'interscambio commerciale che da sette miliardi di dollari nel 2008, era precipitato sotto i due miliardi nel 2010 dopo che il raid colombiano in Ecuador contro un capo delle FARC aveva suscitato l'ira di Chàvez e il raffreddamento delle relazioni bilaterali. La Colombia sarebbe, naturalmente, il principale beneficiario di un accordo di pace condiviso e duraturo, il clima di maggiore fiducia ha consentito, in questi anni, alla Colombia una spettacolare crescita economica che ha consentito di sorpassare a fine 2012 l'Argentina come terza economia latino-americana.



Fonti: mensile Limes e bimestrale Latinoamerica

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