Operazione Free Sinjar

13 / 11 / 2015

La situazione sul campo in Siria è stata molto fluida negli ultimi giorni, ma un dato è certo: l’avanzata militare dello Stato Islamico è stata per ora arrestata su tutti i fronti. La scorsa estate le bande dei miliziani del Califfato Nero imperversavano nelle piane desertiche a cavallo dei fiumi Tigri ed Eufrate, dal confine con la Turchia a nord fino a quello giordano a sud.

L'assedio della città di Kobane e il massacro degli Yezidi sono stati i punti di svolta che hanno fatto prendere coscienza all'opinione pubblica mondiale sulla realtà e sugli obiettivi dell'allora Isis, ora Stato Islamico. L'intervento americano per mezzo di una fondamentale campagna aerea di alleggerimento prima e l’intervente russo dopo hanno portato il conflitto siriano, da una dimensione regionale, ad una dimensione globale.

Fin da subito però è apparso chiaro e lampante che l'unica formazione capace di mettere in crisi lo Stato Islamico sul campo, sia politico ma soprattutto militare, sia lo Ypg/Ypj in Rojava. La prova di forza dimostrata da questa formazione a Kobane prima, Tel-Abyad poi e Hassakeh di recente, gli ha fatto guadagnare la fiducia dell'Amministrazione Obama e delle alte cariche del Pentagono. I curdi dello Ypg sono così diventati partner fidato e sul fronte sono gli “occhi” dei bombardieri della Coalizione, cioè coloro che segnalano gli obiettivi da colpire con i raid aerei, che comunque va segnalato non sono tutt'ora decisivi. Forte di questa alleanza non scritta lo Ypg/Ypj ha saputo sfruttare al massimo questa situazione: dalla strenua difesa delle città assediate, i curdi sono passati all'offensiva con l'obiettivo di ricacciare il più lontano possibile l'Is e andare a combatterlo in “casa sua”, ovvero nella zona di Raqqa.

Contemporaneamente, la forza politica dello Ypg/Ypj è stata quella di portare avanti una serie di alleanze politico-militari con tutte le realtà e minoranze presenti in Rojava, seguendo i principi della Carta della Rojava, il qual fine si traduce nella liberazione dell’area e nella sconfitta dello Stato Islamico.Il primo, riuscito, esperimento in questo senso è stata la creazione della coalizione “Burkan al-Furat” (Vulcano dell'Eufrate) che ha visto combattere insieme formazioni dello Ypg e del Free Syrian Army, insieme a  gruppi locali di autodifesa, i quali hanno saputo respingere le bande del Califfato da Hassekeh e Sarrin, due importanti snodi delle strade per Sinjar e per Raqqa. Recentemente la nuova formazione SDF, Syrian Democratic Force, una vasta coalizione comprendente gruppi combattenti Yezidi, Assiri e Cristiani, si è resa protagonista di azioni nell'est della Rojava, con ottimi risultati.Negli ultimi mesi queste nuove coalizioni nate sul campo hanno messo ampiamente in difficoltà lo Stato Islamico, tanto che non è utopico dire che il traguardo finale, come riportato anche da importanti siti di informazione, sia la conquista della capitale “de-facto” dello Stato Islamico, Raqqa. Così, è stata necessaria una lunga preparazione delle operazioni, con azioni congiunte su più punti del fronte, tali da impegnare i miliziani del Califfato su più punti, in modo da disperderli e non permetterne il ricongiungimento e la riorganizzazione.Questo tipo di strategia ha avuto ottimi risultati fin da subito.

L'Operazione Free Sinjar, messa in atto ieri mattina e ancora in corso, ha avuto come obiettivo principale la liberazione della città a maggioranza yezida di Sinjar, conquistata la scorsa estate dalle bande dello Stato Islamico. L’espugnazione della città e la conseguente ritirata dei Peshmerga aveva aperto la strada alle violenze e ai massacri contro gli Yezidi, mettendo a nudo la volontà di distruzione e annientamento del Califfato Nero.La posizione di Sinjar è oltremodo strategica per il fatto che si trova sulla strada 47, una vitale arteria stradale che collega Mosul a Raqqa e che permette ai miliziani dell'Is di spostarsi dall'Iraq alla Siria senza incontrare ostacoli.Le ultime notizie danno quasi per certa la conquista di Sinjar, grazie allo sforzo congiunto di Ypg/Ypj, Pkk e Peshmerga.

E' innegabile il fatto che lo Stato Islamico ha ampiamente perso il suo iniziale slancio di forza distruttrice e che ormai si trova in una situazione in cui rischia di vedere separate le sue due città più importanti, Mosul e Raqqa, e le linee di rifornimento tra esse.

Attendiamo la conferma ufficiale della liberazione ma, ancora una volta possiamo unirci ai festeggiamenti dei curdi.

Her biji Rojava! Her biji Kurdistan!

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