Nuovo attacco militare alla Zad

17 maggio. Alle 4e46 l'allerta è scattata. Un'altra ondata di uomini in divisa, decine di mezzi blindati, elicotteri, droni, hanno invaso la Zad di Notre-Dame-des-Landes.

18 / 5 / 2018

L'operazione militare per tentare di espellere le persone che vivono nella Zad e per distruggere le loro abitazioni, un'altra decina per adesso, era prevista dal giorno dell'incontro alla prefettura di Nantes per «presentare i dossier nominali dei progetti» agricoli e no allo scopo di rispettare lo «Stato di diritto» imposto dal governo. La macchina militare è diventata insediamento stanziale di una forza di occupazione.

I ripetuti tentativi di sradicare la Zad - che non 'converge' con l'apparato istituzionale perché non può o non vuole farlo senza peraltro danneggiare le diverse tipologie di occupazione dei terreni e di attività - mirano a impedire di vivere nell'intera zona, controllando militarmente le vie di transito con check-point e interi battaglioni di gendarmi e della polizia che si installano nei campi, li attraversano e li distruggono. Questo avviene quotidianamente dalla notte del 2 aprile. L'occupazione militare non si è interrotta durante il periodo di "tregua" formale tra il 15 aprile e il 16 maggio, una strategia della tensione che violenta l'area naturalistica protetta, che uccide animali e distrugge la vegetazione e compromette fortemente le attività agricole e di allevamento, quelle artigianali, di commercio e di servizi della Zad di NDDL e dintorni.

Dopo la trentina di demolizioni eseguite tra il 9 e il 12 aprile, sulle 90 in origine, oggi in via di ricostruzione, e le assemblee per far fronte alla successione di ultimatum del ministro degli interni, gli zadisti sono pronti a lottare su tutti i fronti. La solidarietà locale e internazionale, gli innumerevoli appelli e la continua affluenza di persone dalla Francia e da molti altri paesi europei per contribuire alla ricostruzione e alla difesa dei «luoghi di vita» è stata più che una spinta, un'arma essenziale. Non solo di comunicazione, ma anche collante delle tante e differenti lotte sociali che attraversano il paese e vanno anche oltre i confini europei.

L'accanimento repressivo è la risposta a un'avventura collettiva che sta dilagando. La demolizione di ieri delle capanne nel bosco di Rohanne, leggendario rifugio che accoglie la presenza umana nel fragile equilibrio di un ambiente protetto in cui molte specie animali e vegetali si riproducono coabitando senza interferenze nocive, è significativa. 

Radere al suolo la Chat-eigne, magico cantiere simbolo della lotta di 40 mila persone durante l'operazione fallita César del 2012 per evacuare l'intera Zad, è un messaggio all'intero movimento che ha fatto crescere la lotta popolare e costretto l'abbandono del progetto di aeroporto. Un villaggio di capanne che ospitava in modo permanente i comitati di solidarietà sfasciato dai bulldozer della protezione civile. 

Le abitazioni nel mirino del ministero dell'interno e della prefettura di Nantes sono esempio di architettura creativa e sostenibile grazie alla riappropriazione di tecniche di costruzione tradizionali e innovative. Lo Stato francese vuole demolire queste esperienze abitative collettive: pui-plu, la datchacha, la vosgerie, nel cuore della zona umida che i blindati stanno degradando e che sta irrorando con la continua pioggia di gas lacrimogeni e di altre sostanze estremamente nocive per tutti e per tutto. L'operazione militare precedente aveva distrutto un grande numero di coltivazioni, di campi e di sentieri, avvelenando il fieno, contaminando le acque e i prati, Molti animali domestici sono temporaneamente ospitati altrove grazie ad una piattaforma solidale. Le attività agricole che paradossalmente il governo dice di accettare sono nei fatti ostacolate con ogni mezzo ovunque ci sia la presenza poliziesca, e nel pieno della stagione agricola.

Un'operazione che è già costata circa 5 milioni di euro e che corrisponde alla somma che lo Stato ha versato per acquisire i terreni sui quali edificare l'aeroporto che non esisterà.

Gli zadisti che hanno difeso i terreni per decenni non possono accettare oggi di farsi calpestare dalle forze dell'ordine.

Lo Stato tenta di far credere che riafferma la "legittimità" allontanando le persone che non hanno partecipato alla presentazione collettiva dei progetti. Abitanti della Zad che vengono considerati "illegali" rispetto ad altri legittimati a vivere nella zona, immaginando che questi non reagiscano alle violenze e alla distruzione. Questa è una chiara manovra per fare pressione sul movimento zadista e per indebolire le lotte ovunque. Non potendo realmente mandare via tutti, lo Stato cerca di imporre condizioni rigide con lo scopo di annullare ogni dimensione collettiva.

Ancora una volta la presenza di dispositivo militare quantitativamente inedito nella storia del mantenimento dell'ordine in Francia è una dimostrazione di forza proporzionale all'impatto che la resistenza della Zad rappresenta da anni per tutto il Paese. Ma anche alla sperimentazione su scala locale di un modello di vita che si moltiplica e diffonde grazie alle lotte e alle occupazioni in ogni spazio. La lotta contro la cementificazione della grande opera, l'aeroporto, si è consolidata ed è stata vinta perché gli zadisti hanno pensato al senso di quella battaglia che non poteva limitarsi al perimetro di un aeroporto.

La lotta ambientale - per tutte le Zad di Francia - include le occupazioni e la difesa dalla presenza poliziesca in tutti gli spazi che intenzionalmente sfuggono al controllo istituzionale. I Lieux de vie sono anche i luoghi che non permettono la privatizzazione, la cementificazione del territorio e la dinamica speculativa della "riqualificazione" che valorizza il patrimonio immobiliare mortificando l'intervento sociale e provocando l'espulsione degli abitanti, che si tratti di quartieri popolari, di centri storici svuotati dai residenti, di campus da cui gli studenti vengono esclusi dopo essere stati "selezionati", o di campi espropriati. L'invasione militare della Zad è destinata a fallire perché un territorio, con le sue mille periferie, non è fatto solo di boschi, campi, terreni o muri, immobili e quartieri, ma di persone che resistono. 

In questi mesi molte discussioni pubbliche, assemblee e confronti politici, interventi sul campo, incontri e mobilitazioni in ogni ambito e settore professionale, hanno permesso all'insieme dei movimenti francesi e alle centinaia di migliaia di persone che partecipano alle lotte di trasformare pratiche e linguaggi per far fronte alla brutalità della violenza di Stato, ma soprattutto per affermare una prospettiva da declinare al presente, un orizzonte che possa realizzarsi senza aspettare che organizzazioni istituzionali, partiti, strutture governative o amministrative ad ogni livello assumano un ruolo in questo cambiamento. Si sono di conseguenza prodotti rapporti di forza estremi, come avviene alla Zad di NDDL, a Bure, nelle piazze come nelle tendopoli di immigrati a Parigi, alla frontiera di Calais, o più a sud. Decine di migliaia di cittadini, studenti, sindacalisti, lavoratori, hanno dimostrato una incontenibile capacità operativa, traboccante di soluzioni e di invenzione. Questo ha insegnato la Zad ancora una volta.

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