Seminario internazionale di riflessione e analisi presso Uniterra-Cideci

Messico – San Cristobal - “…planeta tierra: movimientos antisistémicos…” - Seconda giornata

2 / 1 / 2012

Continua il seminario internazionale sui movimenti antisistema, al CIDECI di San Cristobal. Nella giornata di oggi hanno raccontato le proprie esperienze alcuni rappresentanti di movimenti del continente americano. 

Due studenti cileni hanno parlato del grande movimento che in questi mesi si è battuto contro la mercificazione dell'educazione. Il sistema educativo cileno, da molti anni quasi del tutto privatizzato, ha creato una situazione insostenibile per gli studenti, i quali escono dall'università con debiti fino a 70 mila dollari. Pablo Olivares, della Universidad Central ha ribadito che non è stato un movimento spontaneo come lo hanno descritto i media, ma frutto di un processo di autoformazione e accumulazione di esperienza dei giovani cileni; nel 2006 ci fu una ondata di mobilitazione degli studenti medi, gli stessi che adesso sono all'università e che sono stati protagonisti di questi mesi di lotta. Il movimento del 2006 fu tradito dai propri leader e dai partiti di sinistra con i quali si erano alleati, per questo, afferma Daniela Carrasco di Tendencia Estudiantil Revolucionaria, “si è ripreso la forma assembleare per la presa delle decisioni” nelle occupazioni e nell'organizzazione delle mobilitazioni.

Guarda l'intervista a Daniela Carrasco che racconta della mobilitazione in Cile e manda un saluto agli studenti italiani

Dagli Stati Uniti sono intervenuti i rappresentanti del movimento di giustizia del barrio, movimento di migranti che nel quartiere di Harlem a New York lottano per il diritto alla casa contro gli sgomberi. Inoltre erano presenti alcuni partecipanti all'accampata di Occupy Wall Street, iniziata il 17 settembre, esperienza di lotta che ha contagiato molte città degli Stati Uniti e di molti paesi del mondo. Ci hanno raccontato come questa esperienza ha avuto una grande capacità di risvegliare la società americana, stimolando l'attenzione dei media e il coinvolgimento di migliaia di cittadini, la maggior parte dei quali alla prima partecipazione ad una mobilitazione sociale.

L'accampata di Wall Street è proseguita in queste settimane grazie alle prese delle decisioni nelle quotidiane assemblee e attraverso una relazione orizzontale tra i partecipanti, senza l'emersione di leader. Questo elemento è stato da un lato una ricchezza per la forma veramente democratica e partecipata del movimento, dall'altro sta creando difficoltà nel proseguire perché al suo interno si confrontano varie posizioni che i relatori hanno definito come “quelle che vogliono solo riformare alcune parti del sistema” e “quelle che vogliono cambiare totalmente il sistema capitalista”. Queste differenze si riscontrano in questi giorni tra coloro che propongono la creazione di un partito e quelli che vogliono continuare come esperienza dal basso a partire della partecipazione della società civile.

Infine ci sono stati degli interventi sull'America del sud e le difficoltà delle comunità indigene e contadine che ceracno di costruire un'alternativa di autonomia nei paesi governati da governi cosiddetti progressisti. La ricercatrice Raquel Gutierrez, attraverso una lettera inviata al seminario, ha raccontato di come i governi progressisti assomigliano troppo ai governi di destra riguardo alle politiche economiche e alla gestione dei rapporti di comando tra governanti e governati. Stanno promuovendo progetti di super estrazione delle risorse e di costruzione di mega infrastrutture, che riproducono il modello di sfruttamento e di produzione insostenibili, gli stessi che sono alla base dell'attuale crisi ecologica, sociale e alimentare a livello globale. Inoltre non prendono in considerazione le richieste che emergono dai movimenti sociali, gli stessi che in questi anni hanno contribuito alla loro elezione. Poi è intevenuto il presidente della FENOCIN dell'Ecuador (Confederacion Nacional de Organizaciones Campesinas Indigenas y Negras). Ha raccontato come nei paesi del sud America si vive un processo di accumulazione delle risorse naturali da parte delle transnazionali: si stima che dal 2008 ad oggi queste imprese hanno comprato una superficie di terre uguale al Perù, Ecuador e Colombia messi insieme. Inoltre ha denunciato l'inganno delle grandi coltivazioni dei cosiddetti bio-combustibili che tolgono le terre ai contadini per “alimentare le automobili, invece che gli esseri umani”. Anche le organizzazioni sociali in Ecuador criticano i governi progressisti accusandoli di vedere nello stato non un mezzo, ma un fine, cioè pensano lo stato come l'unico ambito di confronto politico senza prendere in considerazioni le richieste e le proposte che vengono dalla società.

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guarda il video di Desinformemonos sui 18 anni dell'EZLN

A cura di Associazione Ya Basta 

Articolo redatto da Daniele Fini

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