Articolo da "La Jornada"

Messico - Chiapas - A Mitzitón denunciano che le autorità proteggono i paramilitari dell’Ejército de Dios

La comunità sostengono di difendere il loro “diritto di essere un popolo e di prendere e rispettare accordi sul nostro territorio”

6 / 3 / 2010

Riunita in assemblea, la comunità tzotzil di Mitzitón ha smentito la versione ufficiale dei fatti accaduti durante l’aggressione subita domenica scorsa da parte di un centinaio di membri del cosiddetto Ejército de Dios (gruppo di stampo paramilitare appartenente alla chiesa evangelica Alas de Águila) “dove dicono che ci facciamo giustizia da soli, che siamo delinquenti, che il conflitto è per il traffico dei clandestini o del legname, che è un conflitto religioso, che siamo indios barbari”.   L’assemblea e le autorità ejidali, aderenti all’Altra Campagna, sostengono di difendere il loro “diritto di essere un popolo e di prendere e rispettare accordi sul nostro territorio”.  Il nuovo conflitto provocato dall’Ejército de Dios – di filiazione priista – sembrava essere meno grave: sabato 27, Andrés Jiménez Hernández – di questo gruppo – ha abbattuto cinque alberi senza il permesso della comunità. Le autorità ejidali sono andate da lui per “ricordargli gli accordi” ed hanno trovato il trasgressore insieme ad altre sei persone. E’ stato quindi “invitato” nella casa ejidale per sistemare la situazione, ma quelli hanno ribattuto: “Se cercate rogne, anche noi siamo organizzati ed abbiamo l’appoggio del governo”.   Su accordo dell’assemblea, il legname è stato sequestrato e portato nella casa ejidale la mattina di domenica, mentre “i devastatori si organizzavano per sequestrare le autorità comunitarie”. Alle ore 16, 20 persone sono andate nella casa dell’agente rurale Siliano Pérez Díaz e “in maniera violenta l’hanno perquisita”. Insieme ad Isidro Heredia Jiménez, poliziotto comunitario, è stato portato al domicilio di Francisco Gómez Díaz. Julio Heredia Hernández, che transitava col suo camion, “l’hanno fatto scendere a botte e l’hanno portato via”. Altri due ejidatari accorsi in suo aiuto sono stati picchiati da Raúl Jiménez Jiménez, “poliziotto di settore, tra altri dei principali provocatori della violenza dell’Ejército de Dios”.   Circa 90 persone del gruppo filogovernativo sono andate a casa del commissario ejidale, “cercando di sequestrarlo”, ma è riuscito a scappare. Gli aggressori “che avevano pietre, bastoni ed armi”, hanno picchiato i parenti e gli ejidatari che erano accorsi sul posto. “E’ chiaro che la provocazione viene dall’Ejército de Dios per creare altra violenza e togliere forza alla nostra assemblea comunitaria, al nostro popolo. Inoltre, godono della complicità del governo che alla fine paga sempre multe e danni, e li protegge. Ci vogliono deboli per potere realizzare il loro megaprogetto dell’autostrada San Cristóbal-Palenque”.  Gli aggressori, “in particolare Miguel Jiménez”, hanno sparato e ferito Agustín Jiménez Hernández. Tomás Jiménez Vicente sparava dalla strada internazionale “verso dove ci stavano picchiando, e lì ci sono stati i due feriti da arma da fuoco del loro stesso gruppo”, riferisce l’assemblea.   Agenti della Polizia Statale Preventiva (PEP) “erano già sul posto, hanno sentito gli spari ma non hanno fatto niente. Si sono avvicinati ad aggressione conclusa”.  I rapiti sono stati legati a dei pali con gli occhi bendati per circa 12 ore. “Sono stati brutalmente colpiti e torturati; li hanno cosparsi di benzina mentre dicevano loro: ‘vi bruciamo vivi’ “.   Il pomeriggio di domenica, gli ejidatari hanno bloccato la strada internazionale che attraversa Mitzitón “per impedire che i paramilitari continuassero a sequestrare” e chiedere la restituzione in vita dei loro compagni. Così è trascorsa la notte e la mattina di lunedì. Le autorità governative non “facevano niente, rilasciavano solo dichiarazioni alla stampa per confondere la gente”.  Sono intervenuti solo alle ore 13 di lunedì. Alle 15:30 hanno liberato i sequestrati: “Il governo ha pagato la multa e i danni provocati dai paramilitari. E’ evidente che li protegge”. Gli ejidatari concludono: “Abbiamo denunciato L’Ejército de Dios. Trafficano con i migranti ed il legname della comunità, si dedicano ad attività illecite, li abbiamo consegnati alle autorità ma non sono mai stati né indagati né puniti”.

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