Le minacce di Trump e il servilismo di Lopez Obrador

5 / 4 / 2019

Qualche giorno fa la notizia di una carovana migrante eccezionale composta da almeno 20 mila persone in partenza da San Pedro Sula, ha riacceso i riflettori sulla questione migrante in Messico e negli Stati Uniti. A seguito di questa notizia infondata (al momento infatti non è partita nessuna “madre di tutte le carovane”), il presidente statunitense Trump ha minacciato di chiudere completamente la frontiera sud con il Messico, salvo poi ritrattare qualche giorno dopo, quando il governo messicano, nelle dichiarazioni del ministro dell’Interno Olga Sanchez Cordero e in quelle del ministro degli Esteri Ebrard, ha assicurato all’arrogante vicino del nord che il Messico farà la sua parte per rallentare i flussi migratori che dal Centro America si dirigono verso gli Stati Uniti.

In particolare Ebrard ha dichiarato che la politica migratoria messicana «è una politica regolatrice, una politica di rispetto dei diritti umani ma anche una politica che si basa su un elemento: il rispetto delle leggi messicane». Il ministro dell’Interno Olga Sanchez Cordero invece ha promesso che non ci sarà nessuna militarizzazione della frontiera sud, che le carovane di migranti sono una realtà e non un’invenzione e infine che l’obiettivo del governo è quello di regolamentare l’ingresso dei migranti per proteggerli. Qualche giorno prima, lo stesso presidente Lopez Obrador aveva dichiarato che saranno concessi dei visti per lavoro, dato che «solo in Chiapas ci sono almeno 80 mila posti di lavoro disponibili». E proprio in questi giorni la Inami (la polizia migratoria) ha iniziato la regolarizzazione della carovana ferma nel municipio di Mapastepec in Chiapas con le concessioni del visto umanitario ma solo a chi ne avrà diritto. Per tutti gli altri, invece si prospetta il rimpatrio forzato nei rispettivi paesi d’origine.

La narrativa ufficiale e la faccia pulita e “sostenibile” del nuovo governo messicano, si scontrano però con la realtà dell’intervento sul campo, con la stretta militare alla frontiera sud (attualmente in Chiapas ci sono già dieci posti di blocco), con la Inami che dà la caccia ai migranti clandestini e con la criminalizzazione, nella pratica, delle cosiddette carovane migranti con la scusa della caccia ai “polleros”, i trafficanti di esseri umani. È di poche ore fa la notizia che un gruppo di haitiani è stato “ingannato” dalle autorità messicane, convinto a farsi registrare con la promessa di ricevere in breve tempo il visto umanitario e in seguito deportato al paese d’origine (al centro delle cronache per la gravissima crisi umanitaria)[1].

La stessa iniziativa del presidente Lopez Obrador di concedere dei visti per lavoro se da una parte dà la possibilità di integrarsi a chi decide di accettare, dall’altra ha lo scopo di frenare la loro reale volontà, arrivare negli Stati Uniti, facendo quindi un favore a Trump: il contenimento dei migranti velato da concessioni permette ad Amlo di salvare la faccia e allo stesso tempo di non far indispettire il presidente americano.

Inoltre, la Inami ha annunciato che da maggio i visti umanitari si potranno richiedere solamente nei consolati delle grandi città del cosiddetto “triangolo nord”, Città del Guatemala, San Salvador, Tegucigalpa e San Pedro Sula (quest’ultima è la città da cui sono partite quasi tutte le carovane migranti negli ultimi mesi). Secondo Ruben Figueroa, del Movimento Migrante Mesoamericano, «razionare le entrate è un’azione contro la migrazione in transito più povera, non contro il traffico di clandestini istituzionali, dove partecipano le stesse autorità e che beneficiano il crimine organizzato»[2].

L’attenzione politica, repressiva e dei media è concentrata sulle carovane migranti, ma i dati enunciati dalla stessa Sanchez Cordero raccontano un’altra storia: nel solo mese di febbraio, la Border Patrol statunitense ha fermato circa 76 mila migranti irregolari, ma solo 13 mila dall’inizio dell’anno sono i migranti che hanno scelto di affrontare il viaggio organizzandosi in carovane. L’attacco e la criminalizzazione delle carovane migranti non è dunque il tentativo di bloccare i trafficanti di esseri umani ma quello di frenare un processo di auto organizzazione dal basso, difficile da controllare e da gestire per le autorità, che pubblicamente si riprende un diritto, quello di poter decidere dove vivere con dignità, escludendo da questo passaggio (nonostante gli accusatori dicano il contrario arrivando a tirare in ballo il solito Soros), tutta la catena di potere, quello formale dei governi e quello informale della criminalità organizzata che “gestisce” il passaggio tra le frontiere con il silenzio assenso degli stessi governi.

In tutto il Messico nel frattempo continuano a passare migranti che aspirano ad arrivare negli Stati Uniti. Migliaia di giovani, di donne, bambini sono in cammino, attualmente almeno 3 mila persone sono in viaggio in carovana ma tantissimi altri intraprendono questo viaggio in solitaria verso Tijuana e le altre città di frontiera messicane. E passeranno, non tutti, non facilmente, di nascosto ma passeranno. Perché il processo migratorio, come già detto più volte, non si fermerà per le minacce di Trump, tanto meno per militarizzazione delle frontiere di Lopez Obrador. E nemmeno basterà lo stanziamento di fondi ai paesi sorgente di questa crisi migratoria. Semmai, diventerà sempre più difficile passare, aumenteranno le violenze verso i migranti, le morti e le sparizioni forzate, ma l’esodo non si fermerà perché restano invariate le cause che spingono tante persone a lasciare la propria terra e a cercare un’esistenza degna da un’altra parte: la violenza, la miseria, la fame, la mancanza di speranza e possibilità nei paesi centro americani, del Caribe e sudamericani è ai massimi livelli storici e l’avvento dei ciclo reazionario delle destre razziste e fasciste non farà che aumentare questa tendenza. 

[1] https://www.diariodelsur.com.mx/local/haitianos-fueron-enganos-activista-3277609.html?fbclid=IwAR2KVMX4quGoeeH20eVpnI1T83cP9F3T_7UThSpk28OxOZYOjFmCjuTeVfo

[2] https://laopinion.com/2019/04/02/vuelve-la-politica-de-contencion-migratoria-a-mexico/?fbclid=IwAR392V_6iAaFBphszn-SGCJMVxqCViLOSFuvZZRKRG7nXWnm5bs5NfXjqpA

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