Le ambiguità del governo di López Obrador: difendere i diritti umani e deportare i migranti.

27 / 4 / 2019

Fin dall’inizio del suo mandato il nuovo presidente messicano Andres Manuel López Obrador aveva messo in chiaro che il suo sessennio sarebbe stato contraddistinto da un vero cambiamento, tanto da definirla addirittura la “Quarta Trasformazione” messicana [1]. Tuttavia, gli atti del suo governo dimostrano giorno dopo giorno che di vero cambiamento tanto non si tratta anzi, soprattutto nel campo delle politiche migratorie, il nuovo presidente sta seguendo la strada dei suoi predecessori, criminalizzando e perseguendo chi fugge dalla miseria e dalla violenza del proprio paese d’origine alla ricerca di una vita degna.

Come sappiamo, il Messico è un paese di transito: da tutto il continente latinoamericano, (negli ultimi tempi in particolare dal cosiddetto “triangolo nord” comprendente Honduras, El Salvador, Guatemala) i migranti giungono in Messico con l’obiettivo di attraversare il paese per arrivare alla frontiera nord con gli Stati Uniti

In questo lungo viaggio devono affrontare numerosi pericoli, soprattutto in terra messicana, dove molto spesso finiscono alla mercé di gente senza scrupoli, dei gruppi criminali organizzati e ostaggio delle violenze istituzionali. Proprio per questo motivo dall’ottobre scorso i migranti hanno cominciato ad organizzarsi in carovane per proteggersi a vicenda durante il percorso. Il fenomeno delle carovane migranti a dire il vero è iniziato molto tempo prima, ma dall’ottobre scorso, i migranti hanno cominciato a rivendicare pubblicamente il viaggio in carovana proprio per uscire dall’invisibilità e garantirsi quel minimo di sicurezza che nessuna istituzione è in grado di dargli. Nonostante questo negli ultimi mesi abbiamo assistito a numerosi atti intimidatori e discriminatori nei confronti delle carovane migranti. Atti che col nuovo governo progressista non sono diminuiti e dei quali abbiamo già dato testimonianze dalle pagine di Global Project.

L’ennesimo grave episodio intimidatorio è avvenuto nella giornata di lunedì scorso, quando la carovana migrante che si trovava nei pressi di Pijijiapan in Chiapas è stata “assaltata” durante un momento di sosta per proteggersi dal sole, dal personale dell’Instituto Nacional de Migracion (INM) e da reparti della polizia federale. Il risultato è stato di 367 migranti “sequestrati” e deportati in un centro di accoglienza nei pressi di Tapachula, vicino al confine sud con il Guatemala, in attesa di essere rispediti nei rispettivi paesi d’origine.

L’operazione di polizia ha destato più di una polemica per il modo in cui è stata effettuata: in rete circolano numerosi video della “caccia al migrante” delle forze dell’ordine messicane, coi migranti (moltissime famiglie, donne e bambini), che abbandonavano le poche proprie cose in mezzo alla strada nella vana speranza di sfuggire alla retata. Come si vede dalle immagini, i funzionari del governo hanno costretto con la forza uomini, donne e bambini a salire sui furgoni che li hanno riportati a Tapachula.

In serata l’INM ha emesso un comunicato in cui denunciava che il personale addetto al controllo dei documenti era stato aggredito dai migranti e per questo motivo era stato richiesto l’appoggio della polizia federale. Ma la versione della “migra” è stata smentita dai giornalisti di Associated Press presenti, i quali non hanno assistito a nessuna aggressione da parte dei migranti [2].

Nella conferenza stampa del giorno seguente, la Segretaria di Governo Olga Sanchez Cordero ha voluto rimarcare che, sulla politica migratoria, il Messico si basa sul rispetto della legislazione messicana e sul rispetto dei diritti umani. In particolare poi, i doveri dei migranti sono quelli di rispettare le leggi del paese e di seguire i protocolli per la registrazione che, va ricordato, non garantiscono la possibilità di entrare con certezza nel paese: chi decide di entrare nel paese legalmente talvolta è costretto ad aspettare mesi prima che la sua domanda venga accolta, anche se si tratta di richiesta di asilo.

Forse ancora più simbolico è stato il discorso del ministro degli Esteri Ebrard, il quale per prima cosa ha voluto rimarcare come nei primi due mesi dell’anno il Messico sia diventato il primo socio commerciale degli Stati Uniti. Ricordando poi che nei prossimi mesi la politica migratoria del governo non cambierà, tra le righe ha di fatto ammesso che tale politica è subordinata alle direttive che arrivano da Washington [3]. Meglio ancora, sempre più il Messico sta garantendo al suo partner commerciale del nord, la protezione del confine, con la «politica migratoria più violenta che si sia registrata negli ultimi anni nella frontiera sud», come hanno denunciato una quindicina di organizzazioni di difesa dei diritti umani, il Colectivo de Observación y Monitoreo de Derechos Humanos en el Surese Mexicano. La linea del governo è chiara anche dai dati sulle migrazioni pubblicati dal governo stesso: nei primi due mesi dell’anno sono 13 mila i migranti deportati ai paesi di origine e di questi quasi la meta sono hondureños e oltre 1800 minori di 12 anni [4].

Da parte sua, il presidente López Obrador ha dichiarato che il governo ha sempre rispettato i diritti umani e che la detenzione dei 367 migranti è stata fatta non solo per ragioni legali (i migranti fermati erano tutti senza documenti), ma anche per la loro sicurezza, dal momento che, afferma sempre il presidente, negli stati del nord del Messico si sono verificati diversi casi di migranti assassinati. In effetti la violenza in Messico sembra proprio inarrestabile: nei primi quattro mesi sono stati registrati 11368 omicidi dolosi, la cifra più alta dal 1997, quando si è cominciato a registrare le statistiche [5].

L’attenzione del governo rivolta quasi esclusivamente alle carovane migranti maschera però un dato fondamentale: la maggioranza dei migranti continua a viaggiare da sola, non organizzata in carovane, tanto che si parla di un flusso di circa 300 mila migranti transitati per il Messico nei primi tre mesi del corrente anno. Attaccando le carovane si fa credere di attaccare i trafficanti di esseri umani che le organizzano, ma in realtà si distoglie l’attenzione dai veri trafficanti di esseri umani, quelli che operano nella penombra e molto spesso con il tacito assenso delle istituzioni. Un po’ come succede nel Mediterraneo, dove chi salva le vite in mare è accusato di essere un trafficante di uomini e donne mentre chi sfrutta il flusso migratorio o rinchiude i migranti nei lager stuprando, torturando e violando i diritti umani viene considerato partner affidabile dai governi europei e finanziato proprio per fare il lavoro sporco.

L’esodo migratorio, in America Latina come in Europa, è uno dei temi che più di tutti mette a nudo la crisi e le crepe del capitalismo estrattivo: finché non verranno toccati i motivi per cui le persone decidono di cambiare luogo dove vivere, e quindi miseria, violenza e sfruttamento dei territori, non ci saranno politiche migratorie né di governi di destra né di governi di sinistra capaci di arginare il fenomeno, ma si produrrà solo più miseria, più violenza, più sfruttamento dei territori. In definitiva, ancora più motivi perché le persone continuino a provarci.

[1] Per AMLO il suo governo sarà la “quarta trasformazione” del paese dopo l’Indipendenza (1810-21), la Riforma (1858-61) e la Rivoluzione (1910-17). https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-45712329

[2] https://apnews.com/8ba41877bd964f89a058bf1fc1418e56

[3] https://www.gob.mx/inm/prensa/refrenda-gobierno-de-mexico-politica-migratoria-de-brindar-ayuda-humanitaria-197770

[4] https://www.proceso.com.mx/580524/las-deportaciones-masivas-buen-negocio-para-un-amigo-de-pena-nieto

[5] https://drive.google.com/file/d/1kKEHjLtIit8KWsqyAPKFqOZ_BhvXfp04/view

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