Làdron. Breve storia di un re dimissionario

6 / 6 / 2015

 Sembrava non essere valsa a nulla l’irruzione dell’Fbi in uno dei più lussuosi hotel di Zurigo né l’arresto di 7 alte cariche della Fifa. Le procedure per l’assemblea elettiva avanzavano senza intoppi. Con la miseria di 73 preferenza alle prime votazioni, il principe giordano Ali Bin Al Hussein ritirava la sua candidatura aprendo la strada alla rielezione del vecchio Joseph Benjamin Blatter. La quinta consecutiva, 17 anni di governo. Roba da monarchia feudale, ma con un giro d’affari da modernissima corporation: 5,7 miliardi di ricavi negli ultimi 4 anni e quasi un miliardo di utili netti.

Poi, l'altroieri , il colpo di scena. Fra le carte dell’inchiesta spunta una mail, che inchioda il numero due di Sepp, il francese Jerome Valcke , ad una mazzetta da 10 milioni di dollari pagata dalla Concacaf ( Confederazione del Nord , Centro America e Caraibi) per l’assegnazione dei mondiali sudafricani. Lo stesso Blatter, secondo un'indiscrezione dell’Abc, risulterebbe indagato. Appena quattro giorni dopo la sua incoronazione, lo svizzero convoca una conferenza stampa ed annuncia dimissioni e nuove elezioni.

A risultare decisiva è la pressione degli sponsor, il che la dice lunga sul come girino le cose in Fifa. “ Se i problemi emersi non saranno affrontati provvederemo a rivedere i nostri finanziamenti” aveva dichiarato la Visa e non è un caso se, a sbafo dello stupore della Russia e del silenzio delle istituzioni nostrane, sia una nota ufficiale della Coca cola a definire l’uscita di scena come positiva per il bene dello sport, del calcio e dei suoi tifosi. Nulla di cui stupirsi. I soldi sono sempre stati il cuore dell’impero Blatter, i suoi più fidati collaboratori, per lo meno da quando, per la prima volta, divenne presidente della Fédération internazionale de Football association.

Giugno 1998 . La lotta ai vertici dell’organismo per la successione del brasiliano Havelange vede confrontarsi il suo delfino Sepp e lo svedese Johansson , presidente Uefa. Quest'ultimo conta dell’appoggio compatto di Europa ed Africa, ma nella stanza dei bottoni più di metà dei delegati africani tradisce le intenzioni di voto ed appoggia, a sorpresa, lo svizzero . Il perché lo racconterà nel 2002, l’allora presidente della federcalcio somala , Farah Weheliye Addo . La notte prima delle elezioni, all’hotel le Meridien di Parigi, c’era la coda. Erano tutti lì per la stessa cosa: vendere il proprio voto, 5.000 dollari subito e 5.000 a giochi fatti , così da festeggiare assieme a Joseph la vittoria. Sarà lo stesso Blatter ad ammettere che dei voti furono comprati, rivendicando, con pacato bipolarismo, la completa estraneità ai fatti. Chi agì per suo conto è ancora da stabilire, ciò che importa è che una nuova era è cominciata!Una nuova era di sponsor, diritti tv, marketing ed una politica di espansione verso le federazioni emergenti non certo mossa da una verve democratica, puttosto dal fatto che in Fifa ogni voto vale 1, così che l’odio di Inghilterra e Germania possa essere compensato dall’interessata amicizia delle Cayman o di Honolulu . Sono queste le direttive di sviluppo che l’impero del calcio segue sotto l’egida dell’ex colonnello ed il primo stupefacente prodotto del nuovo corso sono i mondiali del 2002 in Giappone e Corea . Quelli di Moreno , dei due gol annullati ad Helguera e Morientes . Quelli di una squadra ospitante che approda in semifinale eliminando in serie Portogallo, Italia e Spagna. Un miracolo sportivo, una truffa, un biglietto da visita di tutto rispetto.

Alle elezioni del 2007 , dopo aver mancato la consegna della coppa del mondo all’Italia, il presidente uscente si presenta all’assemblea elettiva con il bilancio più ricco della storia. E’ un plebiscito di voti e non poteva essere altrimenti vista l’assenza di uno sfidante ufficiale. Intanto la Fifa continua a crescere. I ricavi del periodo 2007-2010 toccano i 4.200 milioni, 59% in più rispetto al quadriennio precedente , e con l’inserimento del Montenegro le nazioni partecipanti divengono 208, più dell’Onu. Un'ascesa che risponde alla megalomane ambizione di potere di quello che senza vergogna si propone come un uomo solo al comando. A fugare gli ultimi dubbi a riguardo, ci pensa la quarta tornata elettorale. Quella del 2011.Stavolta uno sfidante c’è . Si chiama Bin Hamman , principe qatariota, ex fedelissimo del presidente svizzero. Ad appoggiarlo c’è pure Jack Warner , lo stesso che oggi confessa di temere per la sua vita , minaccia di svuotare il sacco e rivela di aver concesso il proprio appoggio a Blatter in cambio dei diritti tv Americani per i mondiali '98 al modico prezzo di un euro . Sono due dei profili più invischiati negl’affari sporchi dell’impero del calcio eppure rimangono impunti per decenni, sino al momento in cui osano schierarsi contro il re. E’ il 31 Maggio 2011 e siamo all’apice di una campagna elettorale a dir poco accesa. Mancano 24 ore alle elezioni quando dalla federazione delle Bahamas parte un'accusa di corruzione contro Warner ed Hamman. Avrebbero tentato di comprare i voti di alcuni delegati della Concacaf . Sepp istituisce una commissione interna che ne prova sommariamente la colpevolezza. Hamman è costretto a ritirare la candidatura, verrà silurato pochi mesi dopo, mentre Joseph approda al quarto mandato consecutivo. Quello che lo conduce sino alle polemiche dei giorni nostri.

Roba che scotta. Si parla di un giro di mazzette ventennale , con cifre che sfiorano i 150 milioni di dollari. Capi d’imputazione per 42 reati differenti. Tangenti , corruzione , evasione , riciclaggio. Siamo solo al quinto giorno e già ce n’è per tutti. L’organismo è coinvolto ad ogni livello. Ad affermarlo è il procuratore generale Loretta Lynch: “Ciò che è davvero inquietante è che nel corso delle indagini si è rivelato che ogni volta che la FIFA ha rimosso dei funzionari a seguito di indagini interne, questi sono stati sostituiti puntualmente da altri che hanno continuato a fare esattamente allo stesso modo”.Sono questi i presupposti su cui fondare le nuove elezioni che si volgeranno fra il Dicembre ed il Marzo prossimi. Aspettarsi un presidente pulito sarebbe come attendersi un'uscita saggia da Tavecchio. Poco logico. Molto più probabilmente, di pulito, ci sarà solo una facciata, utile a rasserenare il clima e a far ripartire in quarta il business del calcio moderno. Magari per i prossimi 17 anni.

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