La Settima Chiave - Le tute bianche nella carovana zapatista

16 / 3 / 2021

Accadde una gelida notte del Marzo 2001.
Accadde a Nurio, stato di Michoacán, Messico, dove rappresentanti di tutte le tribù indigene del Paese si erano riuniti per chiedere una legge sui diritti degli indios.
Nelle tenebre intorno a Nurio, e c’erano gli zapatisti, e c’era anche il Subcomandante Marcos, perché quell’incontro si svolgeva durante la famosa – e seguita in tutto il mondo - Marcha de la Dignidad.
Venti giorni di viaggio, venti giorni di poesia distillata da Marcos in sette discorsi allegorici chiamati "le Sette Chiavi".
C'era anche la delegazione italiana che gli autoctoni chiamavano "monos blancos", scimmie bianche. Era un gioco di parole, perché "mono" in spagnolo significa anche "tuta".

Quel mono che smise di esser blanco molto prima che arrivassimo a Città del Messico. In seguito proponiamo la digitalizzazione de "La Settima Chiave" (che trovate in allegato, grazie a Tele Radio City scs Onlus), e in anteprima la trascrizione de La favola della scimmia bianca, che iniziava così.

Dopo molti anni il nero scarabeo Don Durito aveva deciso di uscire dalla Selva, e così chiamò a raccolta tutti gli animali al di qua e al di là del mare, perché lo accompagnassero fino alla città. Molti animali scesero dalle montagne e altri arrivarono dal mare. Il più strano di tutti era una scimmia bianca che veniva da molto lontano. Il suo colore contrastava così tanto con il colore della terra da farla sembrare fuori luogo. Gli altri animali guardavano stupiti quello strano esemplare, che arrancava a fatica in un territorio ignoto, sotto un sole che la sua pelle non conosceva. Goffa e bizzarra, la scimmia bianca faceva ogni cosa per rendersi utile e dimostrare che il suo posto era là. Arrivò molte volte ultima alle soste previste, ma sempre arrivò.

Un giorno al calar della sera, la carovana degli animali fu costretta a fermarsi sulla sponda di un fiume che la pioggia aveva ingrossato. Non c’era modo di attraversare. Arrivo Don Vicente la volpe e disse: “Più a valle c’è un ponte che ho fato costruire per voi. È bello, solido e nuovo. Lasciate che sia io a guidarvi alla città e vi farò passare.”

“No grazie, conosciamo la strada, troveremo da soli il modo di attraversare” disse Don Durito. Poi si recò in coda alla carovana e disse all’animale più strano: “Non conosci il fiume, ma hai le mani grandi e forti. Costruisci un ponte per raggiungere l’altra sponda.”

Così la scimmia bianca, gratificata da tanta responsabilità, si mise all’opera di buona lena. Lavorava sotto la pioggia e sotto il sole, di giorno e di notte, mentre la volpe di nascosto la calunniava presso gli altri animali. E i pappagalli le facevano il verso.

“La scimmia bianca non è una di noi. Non abita qui. È di un altro colore, non dovete fidarvi, il ponte che sta costruendo crollerà e affogherete tutti.” L’orso, il coyote, la scimmia nera, del colore della terra, osservavano il lavoro della scimmia bianca e discutevano fra loro: “Viene da lontano, ma è nostra amica. Sta lavorando per farci arrivare alla città.” 

“Non è il suo fiume, non sappiamo che è, non possiamo fidarci.”

Ma il vecchio Don Felix, l’aquila che dall’alto vedeva tutto, andava dicendo che Don Durito aveva affidato quel compito alla scimmia bianca proprio perché era così diversa e veniva da tanto lontano. Forse proprio per questo motivo il suo lavoro avrebbe avuto un significato più grande per tutti.

Mano a mano che i giorni passavano il lavoro procedeva. Don Vicente la volpe continuava a sussurrare nelle orecchie degli animali: “Non fidatevi di lei, è una straniera.” E i pappagalli gli facevano eco: “È una straniera! È una straniera!...” Ma quando l’iguana chiese alla volpe se fosse stato lui a mettere in giro le voci contro la scimmia bianca, Don Vicente rispose scandalizzato: “Non ho nemici nella carovana degli animali.”

Quando il ponte fu costruito per metà, Don Durito radunò tutti gli animali sulla riva del fiume. Poi condusse la scimmia bianca alla finestra, così che tutti potessero vederla. E rivolgendosi agli animali disse: “ Sta costruendo un buon ponte, ma non può terminarlo da sola. Nessuno può farlo da solo.”

La scimmia bianca, spaesata, gli chiese: “Ma allora perché fino ad ora hai fatto lavorare soltanto me?” Don Durito chiuse la finestra e lasciò che la scimmia bianca si specchiasse nel vetro. Lei si guardò e non si riconobbe. Il suo pelo non era più così bianco. Adesso era del colore della terra.

Tute bianche, 5 marzo 2001, dal cancello secondario dell'accampamento di Nurio, Michoacan, Messico, Pianeta Terra.

** Pic Credit: Da web

Bookmark and Share

La Settima Chiave