La rinascita a Standing Rock

27 / 10 / 2016

"Tutti gli americani hanno diritto all’acqua pulita. E in North Dakota un coraggioso gruppo di americani sta lottando per difendere questo diritto. I Sioux di Standing Rock stanno lottando contro la costruzione di un gigantesco oleodotto che attraverserebbe il Missouri, la loro fonte di acqua pulita. E non stanno solo lottando per un loro diritto, ma lo stanno facendo per 17 milioni di americani che dipendono dal Missouri per la loro acqua. Se si costruisce questo oleodotto, che succede? Una compagnia petrolifera farà un sacco di soldi. E che altro succede? Non potrà mancare una fuoriuscita di petrolio. E noi perderemo un’altra occasione per proteggere il bene comune dal profitto privato. I Sioux non si muovono, non cedono. Ma hanno bisogno del nostro sostegno. Quindi, per favore, ovunque voi siate, prendete il telefono, chiamate la Casa Bianca e chiedete al presidente Obama di proteggere l’acqua pulita per 17 milioni di americani. Per adesso e per le future generazioni. Sostenete i Sioux di Standing Rocket"

Robert Redford in un messaggio video del 18 ottobre 2016

“Occuperemo questa terra e staremo qui finché questo oleodotto non sarà definitivamente fermato. Abbiamo bisogno di corpi, abbiamo bisogno di gente allenata alla resistenza non violenta”.

L'appello di uno dei coordinatori della protesta Sioux, che dal North Dakota sta infiammando Stati Uniti e Canada e che da mesi conferma la rinascita di un orgoglio nativo in tutto il continente, arriva online domenica 23 ottobre, quando nel Midwest statunitense è mattina, dopo l'ennesimo blocco stradale e qualche ora prima dell'ennesimo violento intervento della polizia.

Nonostante si intensifichino arresti, perquisizioni, confische e sgomberi, con forze dell'ordine e vigilantes armate di spray urticanti e cani in una zona militarizzata dove il governatore, consulente della campagna elettorale di Trump, ha dichiarato lo stato di emergenza, nonostante non siano mancate intimidazioni ai danni di giornalisti e documentaristi, gli Oceti Sakowin, comunemente noti come Sioux, sono sempre più determinati e non hanno intenzione di lasciare il campo. Anche perché non sono da soli. Per la prima volta in 140 anni, dalla battaglia di Little Big Horn, gli “indiani” combattono alleati.

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Nell'accampamento dove dallo scorso aprile abitano centinaia di persone e famiglie, e che in estate ha raggiunto il picco di cinquemila occupanti, Crazy Horse Avenue, il “viale” principale, è costellato di 300 bandiere che rappresentano tribù e clan solidali nella lotta contro l'oleodotto.

Il presidio di Standing Rock nel North Dakota blocca i lavori di costruzione del DAPL Dakota Access Pipeline, un oleodotto di circa duemila chilometri che dai pozzi di Bakken al confine con il Canada trasporterebbe ogni giorno mezzo milione di barili di greggio fino in Illinois. “Conosciamo bene come vanno le cose con le terre degli indiani – scriveva sul New York Times in agosto David Archambault II, capo della tribù Sioux di Standing Rock – Questa è la terza volta che le nostre terre e le nostre risorse ci sono state tolte senza consultarci. I Sioux hanno firmato trattati nel 1851 e nel 1868, ma il governo li ha infranti ancora prima che si asciugasse l'inchiostro. Quando il Genio miliare ha costruito le dighe sul Missouri nel 1958 abbiamo perso foreste, frutteti e fertile terra agricola, e ne è nato il lago Oahe. Adesso, con l'oleodotto che attraversa il fiume, ci tolgono l'acqua e i nostri luoghi sacri. Che sia oro dalle Black Hills o energia elettrica dal Missouri o oleodotti che minacciano il nostro patrimonio tradizionale, le tribù hanno sempre pagato il prezzo della prosperità americana”.

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I “protettori dell'acqua” hanno deciso di dare vita al Sacred Stone Camp dopo anni di inutili proteste sui media e nei tribunali. L'oleodotto, che attraverserà 200 volte corsi d'acqua in quattro Stati, è stato approvato dal Genio militare nonostante l'invito di tre agenzie federali a modificarne il tracciato. “Gli attraversamenti del Missouri potenzialmente minacciano la principale fonte di acqua potabile di North Dakota, South Dakota e nativi”, aveva scritto a marzo l'Agenzia federale per l'ambiente. Eppure il Genio militare ha approvato il progetto, dopo che la texana Energy Transfer aveva accettato di allontanare il tracciato dalla cittadina di Bismark, dando ascolto alle preoccupazioni degli abitanti. In stragrande maggioranza bianchi.

Agli inizi di settembre inoltre un giudice ha respinto l'istanza presentata dai Sioux di Standing Rock a difesa dei luoghi sacri di sepoltura che verrebbero demoliti dal cantiere. Il presidente uscente Obama è intervenuto chiedendo alla compagnia una sospensione volontaria delle operazioni in territorio federale, ma i lavori sono proseguiti su terreni privati e nella riserva. E agli inizi di ottobre la richiesta della tribù è stata respinta anche in appello.Ad abitare il campo c'è uno zoccolo di un migliaio di persone, mentre singole azioni coinvolgono di volta in volta attivisti da tutto il mondo e da tutti gli ambienti. Fra i quasi 300 arrestati da agosto ci sono anche giornalisti, la star Amy Goodman del notiziario  Democracy Now!, l'attrice Shailene Woodley e un paio di documentaristi che rischiano l'incriminazione per sovversione; a fare notizia sono anche le prese di posizione di personaggi quali Susan Sarandon e Robert Redford, mentre non sorprende il silenzio dei candidati alla presidenza, con la Clinton che conta diversi suoi finanziatori tra i promotori dell'oleodotto.

Eppure il Campo della Pietra Sacra promette di essere qualcosa in più di un blocco stradale contro l'ennesimo oleodotto. Per la prima volta da decenni, la questione territoriale travalica gli interessi della singola tribù e richiama solidarietà da tutto il continente tanto che in molti cominciano a parlare di risveglio della nazione indiana. Dall'Alaska all'Ontario, dal Nord Dakota alla British Columbia, i nativi si fanno sentire, che sia contro progetti di espansione di oleodotti e gasdotti, o contro dighe e impianti di raffreddamento del gas: scioperi della fame, occupazioni, ritorno alla terra, e vivace presenza sui social network per fare rete, sono i segnali di una nuova consapevolezza, promettenti sintomi di un più coordinato movimento di lotta per i diritti umani.

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Come ha titolato il New Yorker il 12 ottobre, Standing Rock sembrerebbe proprio un punto di svolta, un nuovo inizio per i diritti dei nativi americani. E non soltanto per loro.

Le foto sono tratte dal sito Sacred Stone Camp

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