La polizia del Chiapas attacca i genitori dei 43 desaparecidos di Ayotzinapa

17 / 2 / 2020

Nella mattinata di domenica 16 febbraio a Tuxtla Gutierrez, la polizia del Chiapas ha brutalmente attaccato la “caravana en busca de los 43” dei genitori degli studenti desaparecidos di Ayotzinapa provocando il ferimento di due madri, della nipote di tre anni di una di loro e di tre studenti, di cui uno colpito alla testa da proiettili sparati dalla polizia e che ora si trova ricoverato in gravi condizioni in ospedale.

I genitori dei 43 studenti di Ayotzinapa erano arrivati in Chiapas nell’ambito della “caravana en busca de los 43” con visita nelle scuole rurali del paese per promuovere la richiesta di verità e giustizia che portano avanti da oltre 5 anni, da quel 26 settembre 2014 in cui in un attacco combinato tra gruppi criminali, esercito e polizie federali e municipali a Iguala, 6 persone furono uccise e si persero le tracce dei 43 studenti della Normal di Ayotzinapa che si stavano recando a Città del Messico per commemorare la strage di Tlatelolco del 1968.

Le iniziative promosse per la giornata di domenica dal Comité de Padres y Madres de los 43 prevedevano un semplice volantinaggio per le vie di Tuxtla Gutierrez, un’assemblea pubblica con gli studenti della Normal e una marcia nel pomeriggio, ma già dalla mattina presto, secondo quanto denunciato nel comunicato dei genitori [1], almeno 200 effettivi della polizia statale del Chiapas hanno accerchiato la scuola di Mactumactzá, dove erano ospiti i genitori e gli studenti di Ayotzinapa che li accompagnavano. Visto l’assedio immotivato, studenti e genitori sono usciti per chiedere spiegazioni e per cominciare l’attività di volantinaggio ma la risposta della polizia è stata il lancio di gas lacrimogeni e anche proiettili.

La repressione è durata per circa un’ora e ha provocato, come detto in apertura, il ferimento di due madri di Ayotzinapa, la nipote di tre anni di una di loro e di tre studenti, di cui uno, di Ayotzinapa, ricoverato in gravi condizioni in ospedale, ferito con un proiettile in testa. Il comitato di genitori ha anche denunciato che una delle due madri ferite è stata costretta a rimanere all’interno della scuola normale di Mactumactzá senza possibilità di ricorrere alle cure mediche per l’accerchiamento della polizia che ha impedito a chiunque di uscire dalla scuola per alcune ore.

Sotto accusa il governatore dello stato del Chiapas, Rutilio Escandón, del partito di governo MORENA, ritenuto il responsabile politico dell’attacco ai genitori. Dure reazioni di condanna per l’operato arbitrario e violento del governo statale sono arrivate dal Movimiento por la Paz del poeta Javier Sicilia, dal CODEDI e da numerose organizzazioni di difesa dei diritti umani. Anche dalle istituzioni ci sono state prese di posizione in favore dei genitori e degli studenti aggrediti: il governatore dello stato del Guerrero, il sottosegretario del governo per i diritti umani Encinas e dalla ministra dell’Interno Olga Sanchez Cordero, hanno chiesto indagini rapide ed esaustive per chiarire il comportamento della polizia statale. Gli studenti della normal di Ayotzinapa, in risposta all’attacco subito dai loro compagni hanno occupato e bloccato per alcune ore l’Autopista del Sol, importante tratta che collega Acapulco con la capitale, chiedendo che vengano accertate le responsabilità penali dei funzionari che hanno ordinato la repressione con un uso spropositato e ingiustificato della forza e causato i feriti.

Ritornata la calma, studenti di Mactumactzá e genitori sono andati in presidio sotto il palazzo del governo statale dove hanno improvvisato una conferenza stampa per denunciare il grave episodio di repressione cui sono stati vittime e per chiedere l’immediato giudizio politico contro il governatore ritenuto il responsabile dell’azione repressiva.

L’increscioso episodio di violenza subito dai genitori dei 43 desaparecidos di Ayotzinapa, si inserisce in un clima generale di attacco ai movimenti che il governo messicano sembra stia portando avanti nonostante si professi vicino alle istanze sociali e popolari o, come in questo caso, cerchi di porre rimedio con le dichiarazioni dei suoi membri a sostegno delle vittime della repressione. La militarizzazione dei territori, l’aggressione alle carovane migranti, le aggressioni verbali ai movimenti che si oppongono alle grandi opere accusati di essere conservatori, i lacrimogeni lanciati contro le proteste del movimento femminista contro i femminicidi di pochi giorni fa, ed ora questo attacco alle vittime di un crimine disumano come la sparizione forzata, mostrano come le istituzioni messicane sembrino sempre più orientate, in maniera preoccupante, alla repressione delle voci del dissenso.

[1] http://www.tlachinollan.org/comunicado-policias-estatales-del-estado-de-chiapas-reprimen-la-caravana-en-busca-de-los-43/

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