La pièce francese continua: l'Atto V.

16 / 12 / 2018

Nonostante la resa di Macron della scorsa settimana, in tutta la Francia è andato in scena l’Atto V della protesta dei gilet jaunes. A un mese dall’inizio delle mobilitazioni, continuano a mutare le forme e i soggetti interessati; non muta la radicalità con cui si esprime la protesta. Decine di migliaia di persone hanno riempito le piazze francesi anche ieri, nonostante la giornata si annunciasse molto complessa per almeno tre ragioni: l’attentato a Strasburgo, il prolungamento del dispositivo repressivo che ha avuto luogo sabato scorso (arresti preventivi, filtri alle stazioni della metropolitana, confisca dell’equipaggiamento dei manifestanti), le concessioni di Macron.

Su quest’ultimo punto la stampa mainstream francese ha molto insistito, millantando una spaccatura all’interno del movimento. In realtà, anche se i numeri sono stati inferiori a quelli degli ultimi due sabati, la giornata è stata intensa in moltissime città. Oltre a Parigi – che abbiamo seguito da vicino – numerosi scontri si sono verificati a Tolosa, Nantes e Besançon. Molto partecipata la manifestazione di Bordeaux, caratterizzata da un’altissima componente studentesca in piazza.

Nella capitale francese, come da tradizione, i gilet gialli hanno raggiunto gli Champs-Élysées intorno alle 8. Altri due concentramenti ci sono stati all’Opéra Garnier e a Gare de Saint-Lazare, dove ha avuto luogo – come i due sabati precedenti - l’appuntamento delle realtà di movimento. Queste due piazze sono state, fin dalla mattina, oggetto di un controllo di polizia fuori dal comune, con i cordoni che lasciavano entrare (previo filtro) le persone, ma che per due ore non hanno lasciato uscire nessuno. Di fatto è stato chiaro il tentativo di non voler lasciare alcuna agibilità alle soggettività più organizzate e “politicizzate”.

Intorno alle 12,30 i cordoni si sono allentati e i manifestanti si sono mossi a piccoli gruppetti, ricompattandosi in seguito per raggiungere gli Champs-Élysées. Come accaduto nei sabati passati, la polizia si è schierata per impedire che avvenisse qualsiasi giuntura tra manifestanti. Dopo vari tentativi, i cordoni sono stati forzati e migliaia di persone si sono riversate sugli Champs, dando manforte a chi era giunto a inizio mattinata. 

La polizia ha iniziato a lanciare lacrimogeni in maniera forsennata e a compiere i primi arresti nel mucchio. I manifestanti hanno resistito in maniera compatta, nonostante alcuni tentativi di irruzione della polizia dalle vie laterali. A metà pomeriggio si è arrivati ad uno scontro frontale a Concorde, risoltosi con l’ennesima nube di gas. Gli scontri sono durati fino a tarda sera, quando i fermi e gli arresti sono diventati più massicci.

La giornata è stata senza dubbio segnata, soprattutto nella capitale, da un atteggiamento repressivo senza precedenti. La violenza poliziesca è stata nettamente superiore a quella dei sabati passati, lasciando subodorare l’inizio di una controffensiva del potere che, uscito sconfitto sul piano politico, cerca di vincere su quello militare. La sensazione è che la battaglia si giocherà nel lungo periodo, anche perché la capillarità del movimento e la sua capacità di riprodursi sempre in forme diverse lasciano spazio a molteplici scenari e possibilità.

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