Kobane nel mirino: ancora venti di guerra in Siria del Nord

Dalle dichiarazioni ai dati di fatto: all’orizzonte una nuova invasione contro l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est per distogliere l’attenzione dai problemi interni della Turchia.

3 / 11 / 2021

Da qualche giorno si hanno notizie di movimenti di truppe e di mezzi nell’area di Azaz, sul confine turco-siriano e sembra che nei giorni scorsi Turchia e Russia abbiano intavolato una discussione, a questo punto avanzata, sulla possibilità dei primi di intraprendere un’operazione militare verso la città di Kobane con l’obiettivo di “liberarla dai terroristi”.

Più volte nell’ultimo mese il Presidente turco Erdogan ha detto che “la pazienza è arrivata al limite” e che gli sporadici attacchi da parte delle Ypg contro i militari turchi, nelle zone da loro occupate, devono finire: “Siamo determinati ad eliminare le minacce che provengono dalla Siria con i nostri modi” ha commentato il Presidente in diretta tv, aggiungendo che l’escalation militare seguirà un copione ben preciso e già pianificato.

Turchia e Russia, attori di primo piano nella guerra in Siria, formalmente collaborano alla de-escalation del conflitto ma di fatto sostengono, armano e combattono al fianco delle fazioni che da sempre proteggono e supportano politicamente. Secondo le fonti internazionali, i negoziati tra Ankara e Mosca su una possibile nuova invasione turca del Nord Est della Siria sono stati intavolati già dal 2019, quando la Russia per non inimicarsi il nuovo cliente nella vendita di armamenti e sistemi missilistici, ha di fatto avvallato la possibilità di un’invasione, arrivando anche a dire, per bocca di alcuni generali, che si sarebbero impegni a rimuovere le YPG dalle aree di confine.

La città di Kobane diventa così l’obiettivo “naturale” della prossima invasione. Secondo quanto riportato da esperti e fonti turche. L’idea di Ankara è quella di penetrare nei territori dell’Amministrazione Autonoma da Jarabulus, passare l’Eufrate e, occupando l’autostrada M4 collegare Tal-Abyad al resto dell’occupazione di Jarabulus-Azaz-Afrin. Sarebbe così, di fatto, un remake al contrario della liberazione di questi territori dall’Isis, compiuta con enorme sacrificio, dalle YPG e YPJ negli anni 2014, 2015 e 2016. Da quanto trapela da fonti militari, i militari russi si insedierebbero nella città di Kobane lasciando ai partner turchi il controllo del resto del territorio e dell’autostrada.

Un ulteriore campanello d’allarme che fa prendere sul serio questa minaccia è il fatto che sia trapelata la notizia che questa volta la Turchia sarebbe orientata a non utilizzare a Kobane il Syrian National Army, niente di meno che miliziani jihadisti riciclati da Isis, Al-Qaeda e varie altre formazioni, responsabili di massacri e di saccheggi in tutte le zone dove sono stati impiegati, nonché truppa da mandare al macello nei vari fronti caldi, dal Caucaso alla Libia. La volontà dei generali turchi è quella di non avvicinare truppe siriane jihadiste a forze russe, usando invece i propri militari per garantire l’interposizione tra questi ultimi e le bande di cui si serve, essendo anch’essi forse consci della loro pericolosità ed imprevedibilità.

Questo nuovo accordo tra Russia e Turchia non sarebbe ovviamente solo a vantaggio di quest’ultima, ma qualche dividendo verrebbe pagato anche a Mosca e soprattutto ai suoi interessi nella zona di Idlib, ultima sacca di resistenza al regime di Damasco, rifugio per molti siriani e luogo di dimora di tutti le sigle jihadiste protagoniste in Siria negli ultimi 10 anni. In un’intervista rilasciata a Bloomberg alcuni giorni fa, degli ufficiali turchi paventavano addirittura la cessione di alcune parti del territorio di Idlib alla Russia per garantirsi il supporto incondizionato nella riuscita della presa di Kobane e dei territori limitrofi.

Altre fonti convergono sul fatto che l’accordo tra Russia e Turchia non sia ancora stato finalizzato per la scarsa fiducia reciproca che corre tra le due parti in gioco. Mentre continua incessante l’arrivo di mezzi e uomini nel Nord della Siria, la Turchia sta contemporaneamente potenziando le proprie basi nella provincia di Idlib con la paura che un indebolimento lì possa, in fin dei conti, favorire ampiamente la Russia. Infatti le esperienze passate ci parlano di relazioni non proprio semplici nell’area, culminate in bombardamenti reciprochi e scontri pesanti.

Nonostante le diffidenze reciproche il piano sembra chiaro: attaccare l’Amministrazione Autonoma del Nord-Est della Siria, occupare la città simbolo della resistenza al Califfato Nero e porre fine all’esperienza rivoluzionaria in atto in quei luoghi. E’ un film già visto, purtroppo più volte, che coincide con i problemi di politica interna che attanagliano la presidenza di Erdogan e soprattuto la situazione economica della Turchia. Ogni volta che tali problemi si sono palesati, la dottrina Erdogan insegna di passare all’attacco e radunare il suo popolo sotto la bandiera con la mezzaluna contro il nemico esterno.

Game. Set. Match. 

Immagine di copertina: foto di Marco Sandi

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