In cammino verso un mondo nuovo

Aggiornamenti dalle #carovanemigranti

30 / 10 / 2018

Al momento sembrano essere tre i gruppi principali che stanno attraversando il centro America con l’obiettivo di arrivare agli Stati Uniti.

La prima carovana, composta da oltre 7000 migranti ha raggiunto lo stato di Oaxaca sabato non senza nuovi ostacoli. Al confine tra gli stati del Chiapas e Oaxaca infatti li aspettavano oltre mille agenti, decisi a non farli passare. Dopo alcune ore di tensione la polizia si è ritirata e la carovana ha potuto proseguire il cammino fino a Tapanatepec. Domenica, dopo una lunga assemblea, la carovana ha deciso di fermarsi un giorno, anche perché ci sarebbero oltre 1200 persone che non sono in grado di viaggiare secondo la Croce Rossa. Lunedì sono ripartiti e i primi 2000 sono arrivati a Niltepec in serata. A Juchítan intanto, sede della prossima tappa, le autorità municipali hanno dichiarato la ley seca, ovvero il divieto di vendere e bere alcolici nei giorni in cui arriveranno i migranti.

La seconda carovana, composta da circa un migliaio di persone, è ferma sul ponte sul rio Suchiate, confine tra Guatemala e Messico. Nella serata di domenica i migranti hanno provato a forzare lo sbarramento a Tecún Umán ma sono stati respinti con proiettili di gomma e gas lacrimogeni. Repressione che è costata la vita a Henry Adalid Días Reyes, rimasto ucciso da un proiettile di gomma. Aveva 26 anni ed era originario di Tegucigalpa, la capitale dell’Honduras. Oltre 100 migranti sono rimasti feriti e tra gli intossicati dai gas anche un bambino di 4 mesi. Le autorità lamentano la violenza dei migranti e il ferimento di 5 agenti, ma non danno notizie dell’uccisione del migrante e anzi hanno annunciato il coprifuoco e consigliato agli abitanti di Tecún Umán di non interagire coi migranti.

In diversi momenti della giornata i migranti hanno provato ad attraversare il fiume a nuoto. La polizia ha cercato di ostacolarli volando a bassa quota con un elicottero mentre stavano attraversando a nuoto, mettendo a rischio molti di loro. Dopo questi momenti di tensione, almeno 2500 migranti sono approdati sulla sponda messicana; la polizia federale li ha lasciati passare e ora hanno ripreso il cammino.

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Infine, sempre lunedì, è partita una nuova carovana. Questa volta il punto di partenza è stato San Salvador, capitale di El Salvador. Secondo lagenzia Reuters, sarebbero partiti almeno 300 migranti con lobiettivo di raggiungere la prima carovana. Lunedì sera la #CaravanaMigranteElSalvador è arrivata alla frontiera di La Hachadura con il Guatemala. Il gruppo, composto ora da circa 400 persone, ha passato la notte qui e martedì mattina cercherà di varcare la frontiera.

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Quello che dal centro America si sta muovendo non è un esodo ma è sicuramente un evento di portata storica: a fronte di governi sempre più marcatamente antidemocratici, che negano diritti, che costringono le popolazioni a vivere in povertà e a convivere con la violenza sistemica, l’unica possibilità è riappropriarsi dal basso e con l’auto organizzazione dei diritti tolti. In questo senso vanno viste le forzature alle frontiere, la decisione di restare uniti per affrontare questo che non è solo un viaggio ma un viaggio di lotta e soprattutto, la decisione di non accettare alcun tipo di aiuto istituzionale, come il piano #EstásEnTuCasa lanciato dal presidente messicano Peña Nieto, ultimo tentativo di compiacere Trump e di fermare l’inarrestabile marcia verso nord dei migranti. L’arrivo in ritardo di questo piano di aiuti (dato che i migranti sono entrati in Messico da giorni), in realtà non soddisfa le reali esigenze della popolazione migrante, ovvero poter attraversare in sicurezza il territorio; propone inoltre a chi si reca agli uffici immigrazione per avviare le pratiche di regolarizzazione, assistenza sanitaria, educazione e altri servizi che i migranti, anche clandestini, possono già usufruire per legge.

Al contrario, in queste due settimane (ricordiamo che la prima carovana è partita il 13 ottobre da San Pedro Sula in Honduras), i migranti si sono appoggiati alle organizzazioni umanitarie di difesa dei diritti umani e soprattutto alla popolazione civile incontrata in questo cammino: è grazie a questo incredibile bagno di solidarietà che i migranti hanno potuto attraversare Guatemala e sud del Messico ed è sempre grazie a questa rete se arriveranno, come annunciato, a Città del Messico il 2 novembre.

Non è certo se riusciranno a raggiungere la frontera nord dove Trump li aspetta con bava alla bocca e con l’esercito ringhiante. Non tanto per le minacce del suprematista bianco yankee quando per l’indicibile fatica a cui è sottoposta la carovana che, è bene ricordarlo, è composta per circa il 70% da donne e bambini.

Resta, nella storia di questi giorni, la fondamentale capacità umana di cambiare il corso delle cose e della propria esistenza con la determinazione, l’unità e l’autorganizzazione e l’imprescindibile sostegno e solidarietà dal basso e per chi sta in basso. È da qui che parte la costruzione di un mondo nuovo, che va oltre la vecchia, fragile e decrepita democrazia rappresentativa che proprio in questi giorni ha subito un nuovo duro attacco con l’elezione in Brasile del fascista Bolsonaro.

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