Il fronte unito contro Macron

Sette sindacati della funzione pubblica, i quattro sindacati unitari della SNCF, ferrovie statali, Air France hanno aperto il conflitto contro le riforme del governo e le politiche europee del rigore.

23 / 3 / 2018

Il governo francese «né di destra, né di sinistra» affronta la sua prima grande crisi sociale. Finora le riforme volute da Macron e dall'esecutivo dell'Eliseo sono state imposte "per decreto" con lo scopo di velocizzare i tempi al massimo e soprattutto di evitare scrupolosamente -  e mediaticamente con una sapiente strategia comunicativa - ogni possibile e auspicabile confronto politico con gli interlocutori sociali, nonché la discussione parlamentare. La politica di Macron e dei suoi stretti collaboratori-ministri  è:  «parlo con tutti, mi spiego davanti ai media ma non ascolto nessuno e decido da solo».

All'annuncio del conflitto sociale da parte dei sindacati, anche quelli più inclini alla mediazione, il primo ministro si è rivolto ai "concittadini" invitandoli ad approfittare dello sciopero per lavorare telematicamente, a distanza, oppure a usare le piattaforme per il trasporto in auto condiviso. Questo metodo «necessario a trasformare il paese»,  sordo alle domande e agli allarmi lanciati dalle numerosissime categorie professionali dell'educazione e della formazione, della sanità e dell'assitenza, delle collettività locali, delle amministrazioni rurali come di quelle periurbane,  risulta ormai inefficace di fronte all'erosione costante del reddito, alle contro-riforme e alla privatizzazione forzata dei servizi pubblici. Il Macron a passeggio con i rappresentanti europei e mondiali tra gli specchi di Versailles è sempre più lontano dai cittadini, persino da quelli che l'hanno votato meno di un anno fa.  Sfocata l'icona che esalta il savoir fair e sbiadito lo stile importato dall'industria del lusso francese, che resta?  Un giovane ex-imprenditore finanziario che  tira sempre più isolato le redini della seconda economia europea affidando il paese alla disciplina del rigore economico. Niente di nuovo, tutto in peggio.

Alla riforma della funzione pubblica allineata con quella del lavoro nel settore privato, si affianca la riforma del trasporto ferroviario, SNCF,  che mette fine allo statuto dei ferrovieri, programma coerente con l'insieme delle misure economiche adottate fino ad oggi in continuità con il precedente governo e con quello di prima ancora; con la differenza che con Macron la "fermezza" è un'arma spuntata, gli resta l'urgenza, la grande vitesse del suo treno per far passare la ristrutturazione economica e sociale della Francia. Ma toccare la rete ferroviaria in un paese come la Francia vuol dire mettere a rischio i trasporti nelle zone meno abitate e abbandonare gran parte del territorio, di fatto spezzare una coesione territoriale già fragile. Una morte annunciata che adesso viene programmata. Alla coesione sociale sotto attacco da anni si vuole aggiungere l'isolamento territoriale, come nelle periferie, ma, a livello locale, in tutta la Francia. Certo si racconta che con la privatizzazione  tutto sarà più nuovo, più sicuro, più semplice e più utile, ma non per tutti!

Inoltre con la privatizzazione, la prospettiva di investire nella "transizione ecologica" come promesso, passando dai trasporti su gomma a quelli ferroviari, sarebbe fortemente ostacolata. Questa riforma è prevista da 25 anni, ma è stata sempre lasciata da parte per via di quella pianificazione che coinvolgerebbe tutto il sistema dei trasporti e per il fatto che tutti i governi hanno preferito investire nelle linee TGV, privilegiare i treni veloci e le infrastrutture necessarie accumulando debiti che ora vorrebbero smaltire insieme allo statuto del lavoro dei ferrovieri, in vista dell'apertura alla concorrenza prevista dall'Unione europea nel 2020. Inoltre, riuscire ad imporre questa privatizzazione aprirebbe la via ad una serie di altre già previste. Insomma un trofeo di caccia per Macron da offrire all'Europa della Merkel. Se il governo dovesse retrocedere con i ferrovieri sarebbe più difficile riuscire a far passare le riforme negli altri servizi pubblici.

Finora i delegati sindacali di tutti i settori non fanno che ripetere che si tratta di gesticolazioni, denunciano l'inutilità della serie interminabile di incontri ministeriali, bilaterlali e multiraterali, che non lascia spazio all'ascolto facendo finta di discutere, definiscono  "caricaturale" questa tattica governativa.

Le promesse di sopprimere120.000 posti di lavoro nel servizio pubblico, la riforma del Codice del lavoro, loi travail, passata nonostante le grandi mobilitazione della primavera 2016, le riforme contrattuali che minacciano non solo l'occupazione ma le garanzie minime nell'ambito della scuola e dell'università, della sanità, delle pensioni, della giustizia e dei trasporti hanno prodotto un fronte comune di opposizione alle politiche governative.

Mentre i funzionari si riservano di decidere come proseguire la mobilitazione, i ferrovieri hanno da subito annunciato uno "sciopero perlato"  di tre mesi a partire dal 3 aprile. Saranno programmati 36 giorni di sciopero, due giorni ogni tre, fino al 28 giugno. In un comunicato hanno dichiarato che «di fronte ad un governo autoritario, sarà necessaria la capacità a mantenere un conflitto di lunga durata».  Due giorni su cinque per quella che si annuncia come una lunga stagione di lotta è una forma inedita di sciopero per la SNCF che intende penalizzare al minimo i salari e allo stesso tempo rendere efficace lo sciopero di bassa ma continua intensità. Questa forma di sciopero otterrà un forte impatto, ma ancora più efficace - propone il sindacato SUD-Rail -  un margine libero per ricondurre lo sciopero da discutere di volta in volta nelle assemblee del movimento sindacale.  

Se la formula "convergenza delle lotte" a cui la sinistra sindacale è affezionata non si è ancora concretizzata, certo una sovrapposizione delle lotte è ben presente. Nel settore privato non c'è una significativa mobilitazione, ma il coagularsi delle lotte potrà produrre un blocco diffuso e costringere il governo Macron, che ha dimostrato da quando è stato eletto tutto il suo disinteresse alla negoziazione, a fare marcia indietro. 

22 Marzo, il dato nazionale

Il 22 marzo parigino e il sommovimento generale nell’Ile de France esemplificano in maniera significativa l’ondata di scioperi e cortei che hanno travolto l’intero esagono nella giornata di ieri. Tre cortei nella capitale, licei e università bloccate, un proliferare di assemblee, occupazioni e azioni dirette per una mobilitazione che rilancia un fronte sociale ampio e trasversale dopo il 10 ottobre scorso. Ritornando al dato nazionale, sono stati più di 180 i concentramenti nelle città francesi, e in tutti i casi ad animare la mobilitazione erano i numerosi segmenti sociali maggiormente esposti alla minaccia del projet de societé di era Macron: al fianco dei dipendenti della funzione pubblica, educazione, sanità e trasporti su tutti, sono scesi in piazza migliaia di studenti liceali e universitari, precari e precarie del mondo del lavoro. Il tapis de bombes del governo Macron, serie di riforme a tappeto promosse a colpi di ordinanze (fiducia), sembra aprire uno spazio conflittuale confederativo all’alba di una primavera calda, esattamente due anni dopo la mobilitazione generale contro la loi travail. In 500 mila hanno risposto e sostenuto l’appello di sciopero e manifestazione di sette sigle sindacali della funzione pubblica (CGT, FO, FSU, CFTC, Solidaires, FA-FP et CFE-CGC), 100 mila in più della scorsa mobilitazione generale del 10 Ottobre. Secondo i dati del ministero il numero di "grevisti" dell’educazione pubblica nazionale ammonta al 12,8 %, 8,11% per la territoriale, 10,9 % nella sanità. A gran sorpresa il 35,4 % degli cheminots (ferrovieri) della SNCF, società nazionale delle ferrovie dello Stato francese, ha scioperato appoggiando l’appello nazionale dei dipendenti della funzione pubblica, anticipando così l’iniziativa di sciopero annunciata dalle quattro maggiori organizzazioni sindacali del settore (CGT, UNSA, SUD-Rail, CFDT). Al fianco dei funzionari pubblici e dei ferrovieri, si è sollevata una massiva mobilitazione studentesca con centinaia di licei bloccati in tutta Francia, università chiuse preventivamente (Paris-I Sorbonne, campus Berges du Rhone dell’università Lyon-II, Lille e Nantes), numerosi blocus in mattinata (Science Po, Paris IV Sorbonne, Nanterre) e facoltà occupate come quella di Montpellier, dove secondo gli ultimi aggiornamenti, un gruppo di estrema destra, con la complicità dell’amministrazione, ha fatto irruzione con bastoni e passamontagna per sgomberare gli occupanti.

La giornata parigina e i prossimi fronti di lotta

Come annunciato, tre cortei hanno calcato il suolo parigino, in seguito ai blocchi e picchetti delle prime ore. Secondo l’azienda Occurrence, ingaggiata per l’occasione da più di venti redazioni di giornali e testate francesi allo scopo di disporre di un conteggio indipendente dalla prefettura, i manifestanti sono stati 47 800. Cifre vicine a quelle della prefettura (49k) e dei sindacati organizzatori (65k), che raddoppiano il numero di manisfestanti dello scorso 10 ottobre e che superano di gran lunga quelle della prima manifestazione contro il progetto di legge El-Khomri del 9 marzo 2016 (29k). Il primo corteo partito alle unidici da Nation ha visto gli studenti protestare contro la riforma della maturità e dell’accesso all’università del progetto Vidal, per poi raggiungere i ferrovieri a Gare de l’est e unirsi alle fila del cortege de tete che ha guidato la marcia fino a Bastille, dove nel tardo pomeriggio ha incontrato i dipendenti della funzione pubblica, educazione e sanità in particolare, partiti alle 14h da Bastille.

Alle ore 11 a Nation più di un migliaio di studenti liceali sono partiti imboccando rue de Boulets dove un folto cordone di CRS (corpo antisommossa della Polizia Nazionale) ha immediatamente aggredito il corteo con lancio di lacrimogeni. In seguito a un tentativo di nasse (accerchiamento) due manifs sauvages sono partite verso rue de Montreuil e rue de la Roquette. Dopo scontri sparsi con le forze dell’ordine e alcune dispersioni, il corteo riesce a raggiungere verso le ore 13 Gare de l’est per unirsi al concentramento dei ferrovieri.

Il corteo unitario di settore chiamato dalle quattro sigle sindacali è stato preceduto in mattinata da picchetti e assemblee. Di maggiore rilievo l’assemblea di Paris Nord che ha votato in larga maggioranza la greve reconductible (sciopero a oltranza) a partire dal 3 Aprile, in contrasto con l’annuncio sindacale di sciopero a singhiozzo. Le decine di migliaia di ferrovieri che sono confluite a Parigi per un corteo unitario sono state raggiunte da diverse forze politiche come NPA, FI e FO; il nuovo segretario del Partito Socialista Olivier Faure è stato invece costretto a lasciare il concentramento travolto da una bordata di fischi e diverse pressioni da parte dei manifestanti. Il dispiegamento di forze dell’ordine a gare de l’est è imponente, 27 camionette, 3 camion blindati, 4 barriere rimovibili e decine e decine di CRS.

In testa al corteo dei ferrovieri, animato da cori, petardi e fumogeni, un ampio cortege de tete, di quasi tre mila manifestanti tra studenti e precari ha aperto la manifestazione fino a Bastille attraverso République. Lungo boulevard Beaumarché, che collega Répu a Bastille, si sono susseguiti scontri con le forze dell’ordine che stazionavano sulle vie perpendicolari. Ai massivi lanci di bouquets di lacrimogeni, scaraventati a piogga sul corteo, i manifestanti hanno risposto con lancio di oggetti e bottiglie di vetro. Come dall’inizio del mandato Macron, si conferma una svolta tattica nella gestione della piazza: le forze dell’ordine non costeggiano il corteo ma lo seguono lungo strade parallele per intervenire puntualmente con intensi lanci di fumogeni, nel tentativo di spezzare e interrompere la marcia. Diverse le vetrine di banche prese d’assalto, durante una sfilata che ha ribadito l’irriducibile opposizione alle politiche neoliberali del governo Macron, intonando cori e canti contro le riforme previste e il razzismo di Stato francese, in solidarietà ai migranti e sans-papiers francesi. Il coordinamento contro la repressione ha contato sei arresti nella giornata del 22. Dopo una fresca ondata d’acqua pompata dagli idranti dei CRS sul corteo, la manifestazione ha raggiunto Bastille per unirsi al corteo dei 34 700 (fonte: Occurence) animato dai funzionari pubblici e partito da Bercy.  A Bastille, travolta da una folla che Parigi non vedeva da diversi mesi, si sono quindi incontrate maree di studenti, precari, funzionari pubblici, ferrovieri in collera contro il pacchetto di riforme con cui Macron vuole trasformare il tessuto sociale francese, a colpi di flessibilità e precarizzazione, esponendolo alla logica nuda del mercato. In vista del prossimo 27 Marzo i sette sindacati che hanno convocato la giornata di ieri annunciano un’assemblea interprofessionale dei funzionari pubblici, rivendicando la necessità di un immediato coordinamento, laddove grandi sigle sindacali come la CGT rimandano al 19 Aprile le sorti di una battaglia cruciale. Nel vivo moltiplicarsi di iniziative, continuano a susseguirsi appelli che invitano ad unirsi allo sciopero dei ferrovieri che dal 3 Aprile al 28 Giugno metterà a dura prova l’avanzata unilaterale del governo Macron. Venerdi 23, Air France prende il testimone di questa maratona di scioperi che, in molti settori, si discute di proseguire ad oltranza.  Dal 30 marzo, toccherà ai lavoratori di Carrefour in lotta dopo un vasto piano di ristrutturazione annunciato in gennaio.

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