Il boicotaggio olimpico di Enzo Francone a Mosca 1980

Da Sport alla Rovescia nella campagna NoDiSex gli articoli, giorno per giorno, di chi ha combattuto nello sport le discriminazioni di genere.

7 / 2 / 2014

Come preannunciato, una parte della “Campagna NoDiSex” accompagnerà le giornate delle olimpiadi invernali (dal 7 al 20 febbraio) con articoli che ricordano le storie di atleti e atlete omosessuali, transessuali e intersessuali che sono riusciti e riuscite a imporsi anche in campo sportivo, nonostante le discriminazioni e i pregiudizi.

Il primo articolo però vuole recuperare la storia di quello che è stato l’unico boicottaggio olimpico italiano contro le leggi antiomosessualità. Il caso vuole che questo boicottaggio sia avvenuto proprio a Mosca, all’epoca Unione Sovietica, nel 1980.

In realtà, il boicottaggio riguardava non le norme adottate da Putin di recente, ma il famigerato articolo 121 del codice penale, introdotto da Stalin con il decreto 17 dicembre 1933 e la legge 7 marzo 1934, che vietava i rapporti omosessuali, puniti fino ad cinque anni di reclusione, che divengono otto in caso di coercizione della vittima, di rapporto con minori o di violenza. Spesso la detenzione veniva tramutata in condanna ai lavori forzati in uno dei molti gulag, dove gli omosessuali subiscono umiliazioni e pestaggi, anche ad opera degli altri condannati.

Il boicottaggio olimpico contro questa norma venne però completamente offuscato da quello ben più massiccio lanciato a gennaio 1980 dagli Stati Uniti, per protestare contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan avvenuta in quel mese, e al quale aderiranno Cina, Germania Ovest e gran parte dei Paesi dell’Alleanza Atlantica.

L’Italia, insieme a Francia, Belgio e Gran Bretagna, alla fine decide di partecipare, ma senza bandiera né inno nazionale, presentandosi sotto le insegne del CIO. Inoltre, non parteciperanno gli atleti militari, poiché alle dirette dipendente di uno Stato fedele alle scelte dell’Alleanza Atlantica.

Nonostante questo, qualcuno a Mosca protesta contro l’articolo 121. Ed è proprio un italiano, Enzo Francone, militante del FUORI! (inizialmente semplice traduzione del termine inglese Out, poi divenuto l’acronimo per Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), cioè del primo movimento italiano di liberazione di gay e lesbiche, formato nel 1970. Non era la prima volta che il FUORI! protestava a Mosca a favore dei diritti delle persone omosessuali. L’aveva fatto, primo movimento al mondo, già nel 1977, quando il leader del FUORI, Pezzana, aveva esposto, nel salone dell’albergo Intertourist, un lenzuolo bianco con il simbolo del movimento, e per questo era stato arrestato e espulso. Il 21 luglio (cioè due giorni dopo l’inaugurazione dei Giochi), Francone prova a denudarsi nella Piazza Rossa e a incatenarsi ad un palo davanti al Mausoleo di Lenin.

Aveva così spiegato il suo gesto in un comunicato-stampa recapitato ai giornalisti esteri: “Sono qui per protestare contro la deportazione di due intellettuali sovietici, Triffonov e Piatkis, che hanno solo la colpa di essere omosessuali”. In realtà, l’immediato intervento della polizia aveva bloccato sul nascere la protesta, terminata con l’arresto e l’espulsione dell’attivista.

Alla vicenda Giulietto Chiesa, corrispondente da Mosca, aveva dedicato un articolo su L’Unità (che si era da subito espressa contro ogni forma di boicottaggio) del 22 luglio, ridicolizzando l’iniziativa, sollevando però alcune critiche da parte di alcuni militanti. E’ lo stesso giornale che pubblica alcune lettere di protesta:

Cara Unità, nell’articolo di Giulietto Chiesa di martedì 22 luglio, per gran parte dedicata all’episodio del tentativo di autoincatenamento dell’omosessuale italiano Francone non si fa cenno dei motivi che hanno determinato la protesta. Ci si limita a criticare le forme cui essa si è esercitata per la vana ricerca di pubblicità e, di conseguenza, per la sua inutilità. Pur condividendo tale giudizio ritengo molto sbagliato che non si sottolinei, accanto alla vacuità o anche peggio se si vuole, dei ‘libertari’, la gravità delle norme penali vigenti in URSS sulla omosessualità. Non sembra all’autore della corrispondenza che la profonda inciviltà che evidenziano queste norme sia cosa rilevante almeno quanto il folklore delle manifestazioni pittoresche?” (30 luglio).

Cara Unità, sono un giovane compagno omosessuale e sono rimasto molto sorpreso dall’articolo di Giulietto Chiesa a proposito dell’arresto nella Piazza Rossa dell’esponente del FUORI, Enzo Francone. Spesso non sono d’accordo con le iniziative e le argomentazioni del FUORI e dei radicali (altrimenti non sarei iscritto al PCI), ma su questa iniziativa concordo. Intanto è vergognoso che nell’URSS esistano leggi che mandano in galera dai cinque agli otto anni gli omosessuali in quanto tali. Nelle nostre critiche all’URSS non le ricordiamo mai. Eppure è gravissimo che per legge si limiti la libertà di una persona definendo quale sia la ‘giusta’ sessualità. Quindi critichiamo pure gli esponenti del FUORI, ma diamogli atto del coraggio e della forza che, nonostante tutto, la sinistra non ha. Gli omosessuali vivono condizioni drammatiche in Italia e ancor più in Unione Sovietica ma nessuno dice nulla. Certo il Francone ha ‘turbato’ il clima dell’Olimpiade, ma non pare abbia messo in pericolo la pace. Va bene sposare la causa dell’Olimpiade (e anch’io ho fatto la mia battaglia), ma ciò non deve far dimenticare che vi sono dissidenti, femministe e omosessuali in galera” (2 agosto).

Di seguito pubblichiamo i link dell'articolo di Giulietto Chiesa.

Ecco il link al pdf di "Fuori! Notizie" dell'ottobre 1980 che narra la vicenda di Enzo Francone.

(si ringrazia Massimo Brignolo di Olympialab per i due articoli)

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