I ragazzi di Ipanema

Le proteste anti-coppa. Mentre andava in scena l'inaugurazione blindatissima del Mundial a São Paulo, i manifestanti sono tornati a invadere il celebre lungomare carioca. Come lo scorso aprile, dopo la morte di JD

14 / 6 / 2014

E' andata come ci si aspet­tava. Un’inaugurazione della Coppa del Mondo all’interno di una cor­nice arti­fi­ciale, fuori la gente a pro­te­stare. A São Paulo attorno all’Arena Corin­thians in tanti si sono dati appun­ta­mento, ma il cor­done di sicu­rezza che deli­mita fino a 3/5 km dall’accesso allo sta­dio ha retto l’onda d’urto di coloro che hanno ten­tato di avvicinarsi.

A Rio de Janeiro i mani­fe­stanti hanno scelto invece il lun­go­mare di Ipa­nema per sfi­lare. La spiag­gia più calda e popo­lare. Migliaia di per­sone hanno occu­pato le strade a ridosso di quar­tieri chic. Ipa­nema è un buon punto di osser­va­zione per cer­care di capire que­sta città così con­trad­di­to­ria. Si scorge il Chri­sto, quando non è cir­con­dato dalla foschia, ci sono gli alber­ghi più o meno di lusso e case di bene­stanti. Ci sono anche la favela di Can­ta­galo e quella di Vidi­gal. Tutto con­cen­trato nell’umano spa­zio visi­bile pos­si­bile. Sfi­lare per que­ste strade assume un signi­fi­cato più che simbolico.

Da tutt’altra parte della città, a Lapa esat­ta­mente, ci sono stati scon­tri fin dal pome­rig­gio. Arre­sti e feriti, durante una dimo­stra­zione dei senza tetto. In tanti per le strade anche a Belo Hori­zonte, dove i momenti di ten­sione non sono man­cati. A Porto Ale­gre, il luogo dove le pro­te­ste hanno avuto ini­zio, nell’ottobre del 2012, tra i fer­mati una decina i minorenni.

I media stig­ma­tiz­zano i com­por­ta­menti di chi va in piazza e par­lano di van­dali. Tra i feriti anche ope­ra­tori dell’informazione, soprat­tutto stra­nieri. E anche ieri si è sfio­rata la tra­ge­dia, come qual­che mese fa. A metà feb­braio infatti, il came­ra­men San­tiago Andrade si disse fosse stato col­pito da un potente petardo lan­ciato da un dicias­set­tenne. L’episodio ha dato il via a un giro di vite senza pre­ce­denti, anche se poi sono emersi video e testi­mo­nianze che smen­ti­vano deci­sa­mente la ver­sione uffi­ciale. A quel punto sono stati ese­guiti fermi e i lea­der stu­den­te­schi della pro­te­sta sono stati tutti inda­gati. Alcuni sono in car­cere e altri ricer­cati. Anche mer­co­ledì è acca­duto un fatto simile, a Belo Hori­zonte, nello stato del Minas Gerais. For­tu­na­ta­mente il came­ra­man se l’è cavata, si rimet­terà in qual­che giorno. I media uffi­ciali mostrano imma­gini con­fuse di guer­ri­glia urbana, men­tre altri video che girano per la rete mostre­reb­bero che a col­pirlo non sareb­bero stati i dimo­stranti. Anche dopo i fatti di feb­braio suc­cesse una cosa simile.

Se i movi­menti legati alla classe media si sono tro­vati schiac­ciati dalla fero­cia dei media e dalla spie­ta­tezza della mac­china repres­siva messa in campo nei diversi stati, i più poveri, i senza nulla, hanno tro­vato una forza di rea­zione che non era pre­ven­ti­va­bile. Quindi dai lavo­ra­tori ai senza tetto, molte le istanze pre­senti in piazza. Da quando la Fifa ha “ceduto” l’onere di garan­tire la sicu­rezza negli stadi al governo bra­si­liano e non più tra­mite gare d’appalto ad agen­zie di sicu­rezza pri­vata, quelli dei corpi spe­ciali hanno accre­sciuto il loro potere. Se in que­ste set­ti­mane hanno subito qual­che tenera cri­tica per la morte del bal­le­rino Dou­glas Rafael Da Silva Pereira, detto JD, la bufera sem­bra abbon­dan­te­mente pas­sata. E lo si è visto anche l’altro ieri, soprat­tutto nell’azione di sgom­bero a Lapa. il bal­le­rino che la notte del 22 aprile si tro­vava in un inse­dia­mento abu­sivo nei pressi della favela di Cantagallo.

JD, bal­le­rino in diversi varietà della tv, per­so­nag­gio molto noto in Bra­sile, è stato let­te­ral­mente ammaz­zato di botte da agenti della poli­zia mili­tare. E que­sto accade molto più spesso di quanto c’è dato sapere in quelle che ven­gono defi­nite azioni di paci­fi­ca­zione. Ne era in corso una anche quella notte del 22 aprile. La noti­zia dell’uccisione di Dou­glas Rafael Da Silva Pereira è stata data quasi imme­dia­ta­mente da chi abita in quei luo­ghi ed è stata subito rivolta. Forse ricor­date l’episodio in cui la gente ha invaso le strade di Copa­ca­bana, il luogo dei turi­sti per eccel­lenza. Ci furono lanci di pie­tre con­tro gli agenti del Bope che imme­dia­ta­mente rispo­sero spa­rando colpi di arma da fuoco. Durante la trat­ta­tiva tra asso­cia­zioni uma­ni­ta­rie e i respon­sa­bili della poli­zia mili­tare sem­bra che uno di que­sti abbia dichia­rato che «se i bam­bini sanno tirare le pie­tre, allora sanno anche morire». Tutto nella norma. Anche per que­sto ieri si è scelto di sfi­lare a Ipanema.

Il segre­ta­rio di pub­blica sicu­rezza di São Paulo, Fer­nando Grella, in un’intervista all’agenzia Reu­ters ha dichia­rato qual­che set­ti­mana fa: «Si stanno pre­pa­rando le pos­si­bili accuse penali nei con­fronti di alcuni lea­der delle pro­te­ste. Gente che cospira e che com­mette atti di vio­lenza e di van­da­li­smo». Insomma si gio­cano la carta «deva­sta­zione e sac­cheg­gio». Il prov­ve­di­mento a São Paulo alla fine è pas­sato. E que­sto auto­rizza anche arre­sti pre­ven­tivi, divieto di par­te­ci­pare a mani­fe­sta­zioni poli­ti­che e spor­tive. Lo chia­mano in un altro modo, ma il senso è quello.

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