Guerra endemica e un futuro di miseria e stenti

Mentre Ue e Russia fanno affari, la guerra di posizione si trasforma in guerriglia e una vasta porzione delll'Ucraina rischia il tracollo sociale.

di Bz
Utente: zambeppi
14 / 7 / 2014

Tutti abbiamo imparato a diffidare dell’informazione mainstream, ben conoscendo le distorsioni che normalmente vengono prodotte sulle iniziative di movimento; pratica tanto più consolidata quando si tratta di avvenimenti relativi a conflitti e guerre che ci vengono occultate: l'informazione è' parte integrante delle strategie militari tra le parti in conflitto, oggi più che mai.

A disvelarci piccoli spicchi di vita quotidiana sono le badanti ucraine che, se ascoltate attentamente, sono in grado di darci il polso della situazione reale: "Mi hanno raccomandato di non rientrare per le ferie perché la situazione può precipitare nel Donbass" oppure "le strade sono insicure da Kharkiv  in poi". E poi se superi il muro della diffidenza scopri che tutta la regione orientale e' impestata di milizie militari e paramilitari, da quelle filo fasciste legate a Pravi Sector a quelle dei contractors americani, da quelle di miliziani russi veterani delle guerre caucasiche alle bande dei villaggi che taglieggiano i viaggiatori. Tutti capaci, poi, di trasformarsi in militari di Kiev o in patrioti filorussi.

Racconti asciutti che vengono accompagnati dalla desolata considerazione sull'abbandono delle terre, del lavoro nei campi, dell'incendio dei raccolti che aggiungerà miseria alla disastrosa situazione economica di tutta l'Ucraina. Così comprendi che la diffusa nostalgia per il passato socialismo non è altro che il desiderio comune per la garanzia della pace e del benessere minimo che allora era dato per assodato. Nessuna ideologia, puro materialismo.

Quindici giorni fa e' stato siglato l'accordo sulla convergenza economica tra l'UE ed Ucraina, in cui tra la rassicurazione degli aiuti economici e degli investimenti europei e gli spep di adeguamento agli standard occidentali richiesti vi è una grande terra di nessuno, in cui, ora, Poroshenko, e' in grado di garantire ben poco. Mentre la Russia stringe con determinazione il rubinetto delle forniture di gas: senza un adeguato ripagamento del debito accumulato da Kiev, il prossimo inverno sarà molto freddo per tutti gli ucraini, nonostante che la Polonia rassicuri sul rientro dalla finestra del. Gas che i paesi europei continuano ad acquistare e stoccare.

Intanto Mosca ha firmato i protocolli delle pipeline di gas e petrolio del Sud Europa con la Bulgaria, la Slovenia e Italia, che ci ricorda che 'pecunia non oleat' e gli affari continuano ad essere al centro degli sviluppi geopolitici che attengono alle terre del confine euroasiatico.

Si è tenuto, nei giorni scorsi, a Bruxelles il vertice tra rappresentanti di Unione Europea, Ucraina e Russia. Obiettivo: un confronto a livello politico sull’attuazione dell’accordo di associazione e libero scambio tra Ue e Kiev firmato il 27 giugno, ma che non piace alla Russia, posto che l'esperienza degli ultimi 25 anni, dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, le ha insegnato che ogni espansione del mercato europeo e' stata accompagnata dall'accorpamento di tali paesi nel campo della NATO.

Il ministro degli Esteri ucraino, Pavlo Klimkin, ha spiegato che, nonostante le tensioni e pur con difficoltà,il dialogo procede. “Un punto importante è che è stato riconosciuto che un accordo porta benefici per tutti. Stiamo discutendo dei potenziali rischi.”

Il prossimo appuntamento è per il 12 settembre, sempre a Bruxelles. Entro quella data Mosca dovrà consegnare una lista delle sue preoccupazioni sull’attuazione dell’accordo tra Kiev e Bruxelles, a un gruppo di esperti incaricato di trovare la risoluzione possibile.

Sul piano interno la pacificazione promessa da Poroshenco è ancora lontana. Dopo la riconquista di Slovyansk e Kramatorsk da parte dell’esercito di Kiev, continuano gli scontri nell’est dell’Ucraina, e la situazione più critica si concentra nelle aree di Donetsk e Lugansk.

La battaglia è arrivata a lambire la città di Donetsk e sono i civili quelli che rischiano di pagare il prezzo più alto, da Donetsk chi può fugge, sarebbero 70.000 le persone che hanno lasciato la città. Due le direzioni: Kiev da una parte, Rostov sul Don dall’altra, in Russia.

A Donetsk, tra la popolazione serpeggia il timore di finire schiacciata tra l’avanzata dell’esercito ucraino e l’opposizione delle truppe filorusse, determinate a resistere. Nelle scorse ore si sono diffuse notizie secondo le quali i ribelli starebbero cominciando a minare le strade di Donetsk. Trincee e barricate sono state allestite già nei giorni scorsi. Le forze filorusse si preparano a resistere a un assedio. Perché secondo molti in città l’assedio è inevitabile, è solo questione di tempo.

I ribelli filorussi sembrano aver mutato tattica: anziché presidiare con blocchi stradali e stazionamenti il territorio e gli ingressi alle città, ora compaiono con rapide incursioni con cui attaccano le postazioni ucraine e poi si ritirano, una tattica più da guerriglieri che da esercito della neo repubblica popolare.

A Donetsk si sono verificati gli utlimi attacchi dei filorussi ai danni dell’esercito ucraino che registra pesanti perdite: una ventina i soldati rimasti uccisi dal lancio di un missile Grad e un centinaio i feriti.

Poroshenko ha dichiarato: “Chiunque abbia usato missili Grad contro le forze armate ucraine sarà trovato e distrutto. Per ogni vita dei nostri uomini i ribelli pagheranno con decine e centinaia delle loro. Nessuno dei terroristi resterà impunito”.

Una dichiarazione che ricorda nei toni le rappresaglie naziste che tutta l'Ucraina ricorda ancora e che non fa certo bene a quel processo di pacificazione e di dialogo che la popolazione civile aspetta con ansia e angoscia.

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