A distanza di poco più di un anno dalla sua incriminazione ufficiale è iniziato in questi giorni il processo all'ex dittatore accusato di genocidio e crimini contro l'umanità.

Guatemala: al via il processo contro l'ex dittatore Rios Montt, accusato di genocidio

3 / 4 / 2013

L'ex dittatore del Guatemala, Josè Efraìn Rìos Montt, nel gennaio del 2012 è stato ufficialmente accusato di genocidio e di crimini contro l'umanità. La notizia è stata ricevuta con manifestazioni di giubilo dai guatemaltechi.Gli attivisti pro-diritti umani e i parenti delle vittime hanno celebrato con grida e applausi la decisione della corte suprema di giustizia, tribunale di prima istanza, presieduta dalla giudice Carol Patricia Flores Polanco. Candele e ritratti dei martiri hanno invaso le strade di Città del Guatemala.L'Alto Commissariato per i Diritti Umani ha accolto con favore la decisione della Corte. “Ci riteniamo estremamente soddisfatti. Tra il 1982 e il 1983, quando Rios Montt fu al potere, ebbero luogo le peggiori atrocità commesse durante la guerra civile”, ha dichiarato Ravina Shamdasani, portavoce dell'organismo.“Si tratta di un forte segnale, un messaggio destinato al Guatemala, all'America Latina e al mondo intero; non si tollera più l'impunità di quanti in passato violarono i diritti umani”, ha aggiunto la funzionaria. Nel giugno del 2012 Rios Montt compirà 86 anni. “Qualora venisse giudicato colpevole” continua il giudice Flores, “sconterà le pene previste dalla legge per i delitti di cui è accusato, l'età non lo aiuterà di certo”. La legislazione del paese centroamericano prevede tra i 30 e i 50 anni di carcere per il crimine di genocidio e tra i 20 e i 30 per i crimini contro l'umanità. La Fiscalia de Derechos Humanos accusa Rios Montt di avere pianificato, ordinato e diretto il programma contro-insurrezione eseguito dall'esercito, nei 17 mesi in cui fu alla guida del paese, contro la popolazione indigena Ixil, nel dipartimento settentrionale del Quiché. Secondo le prove presentate dall'accusa, le forze armate, su ordine dell'alto comando militare, realizzarono almeno 11 stragi nelle quali morirono 1.171 indigeni, e migliaia di stupri perpetrati su donne

minorenni. “Senza gli ordini di Rios Montt non si sarebbe potuto verificare l'atto di genocidio”, ha affermato il pubblico magistrato che ha consegnato alla Corte, come prova, un dossier di 4.261 pagine contenente 84 testimonianze dei sopravvissuti ai massacri.

Nel marzo del 2012 la giustizia guatemalteca ha negato la concessione dell'amnistia all'ex dittatore José Efrain Rios Montt accusato di genocidio. Il titolare del Juzgado Primero de Mayor Riesgo del Guatemala, Miguel Angel Galvez, ha respinto la richiesta di amnistia per Rios Montt, una misura inapplicabile in caso di reato di genocidio. Galvez precisa che il genocidio e un “crimine internazionale, e la Ley Nacional de Reconciliacion (del 1997) non concede questo privilegio all'imputato”. D'altra parte la difesa di Rios Montt sostiene “l'esistenza di un decreto in vigore dal 1986, emesso dall'ex presidente Oscar Humberto Majia Victores (1983-1986), che prevede l'amnistia per quanti avevano combattuto durante la guerra civile”. Il decreto interessa “tutte le persone colpevoli di reati politici e comuni relativi al periodo tra il 23 marzo del 1983 e il 14 gennaio del 1986. A distanza di poco più di un anno dalla sua incriminazione ufficiale è iniziato in questi giorni il processo all'ex dittatore accusato di genocidio e crimini contro l'umanità.

Il processo- il primo contro un ex capo di stato- viene perciò considerato un precedente storico, che potrebbe far luce su altre mattanze di quel periodo. Al processo, che durerà diversi mesi, testimonieranno 130 persone e saranno raccolti i pareri di un centinaio di esperti. Sarà processato anche il generale in pensione José Rodriguez, ex capo dell'intelligence durante la dittatura, accusato di avere intensificato la repressione e i massacri contro la popolazione indigena Maya-ixil. Durante il lungo conflitto armato che attraversò il Guatemala, dal 1960 al 1996,  vennero compiuti oltre 600 massacri, più di 200mila persone vennero uccise, fatte scomparire, almeno un milione costrette con la forza ad abbandonare i propri villaggi. Rios Montt ha usufruito dell'immunità parlamentare per 15 anni, in quanto membro del Congresso, e quando ha perso il seggio è stato raggiunto dalle accuse. Già nel 1999, la premio Nobel per la pace Rigoberta Menchù aveva presentato in Spagna una denuncia per genocidio, tortura e terrorismo di stato nei confronti suoi e di vari esponenti militari, ritenuta però nulla in Guatemala.

Il processo potrebbe turbare anche i sonni di “mano dura” Otto Perez Molina, ex generale e attuale presidente del Guatemala, che le organizzazioni indigene e per i diritti umani vorrebbero vedere alla sbarra. In Guatemala,miseria, violenza e impunità continuano ad indicare allarme rosso. In un recente rapporto della commissione Interamericana per i Diritti Umani, 33 organizzazioni competenti hanno indicato il Guatemala fra i paesi dell'America Latina in cui continuano ad esserci sparizioni forzate. Secondo l'Unicef, il paese ha il più alto tasso di denutrizione infantile cronica del Centroamerica e uno dei più elevati al mondo. Per l'Istituto Nazionale di Statistica (INE), quasi il 54% dei 15 milioni di abitanti vive in povertà. Il 13,3% è in situazione di indigenza. Nelle zone rurali, dove risiede il 54% della popolazione, la povertà estrema riguarda il 60% delle persone e le terre migliori sono concentrate nelle mani di pochi latifondisti e delle multinazionali, che intensificano le monoculture di canna da zucchero e di palma africana e costringono la famiglie ad andarsene. Le organizzazioni contadine ed indigene continuano a pagare con la vita la loro resistenza. Chiedono l'approvazione di una legge di sviluppo rurale integrale, che garantisca l'accesso alle terre da parte delle famiglie a cui sono state sottratte, e la smilitarizzazione dei territori.

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