Per la Fondazione dei Comuni

Giorni cruciali in Brasile

Di Giuseppe Cocco e Renan Porto

31 / 3 / 2016

Pubblichiamo il seguente articolo - tratto da Diagonal Periodico - rispetto all'attuale situazione politica e sociale che si sta delineando in Brasile  Si tratta di un articolo prodotto in occasione dell’incontro internazionale: Processi costituenti. Questo appuntamento tenta di riportare esperienze e riflessioni a partire dai processi costituenti latinoamericani dell’ultimo decennio, in particolare dell’Ecuador e della Bolivia. In questi paesi furono redatte nuove costituzioni che riuscirono a plasmare rivendicazioni sociali dei movimenti di base grazie alla stratificazione di decenni di mobilitazioni. Testi che raccolsero innovazioni politiche come per esempio la Plurinazionalità o i nuovi regimi di proprietà basati sui beni comuni. Tuttavia, le convulsioni politiche degli ultimi tempi stanno mettendo in discussione alcune delle conquiste di queste rivoluzioni democratiche. In questa sessione parleremo inoltre della necessità di mantenere un potere costituente sempre vivo, capace di serbare l’opportunità aperta e di spingere i processi politici più in là dei loro limiti istituzionali.

Lula e Doña Penha; tra il 4 e l'8 marzo del 2016.

San Paolo. All'alba del 4 marzo, Lula è stato arrestato dalla Polizia Federale su mandato del giudice Moro ed è stato portato tramite “trasporto coercitivo” a sostenere un interrogatorio nella sala presidenziale dell'aeroporto di Congohas. Le indagini in corso riguardano alcuni indizi sostanziali che andrebbero a sostenere l'implicazione di Lula, addirittura con un ruolo importante, all'interno di un sistema di corruzione che ha di fatto portato alla bancarotta l'azienda petrolifera di Stato Petrobras (stiamo parlando di centinaia di migliaia di reales brasiliani e dell'ormai ineluttabile privatizzazione dell'impresa punta di dimanate come conseguenza). In un primo momento il PT (Partido dos Trabaladores), affiancato da moltissimi intellettuali, ha gridato al golpe, incolpando la CIA, l'imperialismo e chissà quanti altri potrebbero stati alle spalle di questa operazione.

Rio de Janeiro. All'alba dell'8 marzo le ruspe del governo di Rio hanno abbattuto la casa di Doña Penha, una delle ultime rimaste in piedi delle 50 case di una piccola favela – Vila Autodromo, adiacente al quartiere Olimpico in costruzione, la cui storica resistenza ha durato anni – per lasciare libero il terreno alla speculazione immobiliare alimentata da immensi quanto inutili investimenti pubblici stanziati per il Mondiale 2014 e le Olimpiadi 2016.

Qual'è la relazione tra il 4 e l'8 marzo? Molto diretta: il governo di Rio è guidato dal PMDB (Partido do Movimento Democratico Brasileiro) e dal PT di Lula. Il vice sindaco è del PT così come la giunta comunale che ha gestito la politica di espulsione delle fasce più povere portata avanti in questi ultimi anni. Il sindaco e il governatore dello Stato di Rio e la loro mafia costituiscono la base di appoggio parlamentare che garantisce a Dilma – per il momento – di non essere destituita. La sinistra brasiliana e internazionale piangono per la sorte di Lula, però al tempo stesso fanno votare leggi che trasformano in terrorismo lotte come quella di Doña Penha e dei poveri che come lei insistono nel difendere i propri modi di vita, così come degli indigeni che si ribellano contro la costruzione di mega dighe.

La strenua difesa di Lula e Dilma sarebbe come se i No Tav italiani difendessero i responsabili delle grandi opere nella Val di Susa. Il loro governo si è convertito nel governo delle grandi imprese e delle grandi opere pubbliche: Lula e Dilma si sono convertiti in miserabili lobbisti.

Che sta succedendo adesso?

1) In un quadro generale sta succedendo esattamente quanto dicevamo subito dopo il movimento di giugno 2013 e soprattutto nell'ottobre 2014. Diversamente da una prima lettura superficiale, la rielezione di Dilma è stata una vittoria di Pirro pianificata nel seguente modo: a) repressione e pulizia del movimento del giugno 2013; annullamento attraverso un'infame campagna moralista dell'opzione di rinnovamento della leadership istituzionale moderata; b) abuso del potere finanziario costituito da migliaia di milioni di dollari rubati alle imprese statali.

2) Lula e Dilma hanno mentito due volte: la prima, quando hanno affermato che il Brasile non ha problemi economici e non sarebbe mai arrivato ad imporre una politica di austerity. Il giorno dopo della “vittoria”, infatti, è l'austerità è iniziata, giustificata dalla bancarotta del Paese. Risultato: una depressione economica di circa l'8% (accumulato in due anni); un'inflazione ufficiale di più del 10%; la svalutazione della moneta locale; gli stati federali in bancarotta: forniture non pagate, sospensione di borse di studio, ritardi nelle nomine, università ridotte a depositi di immondizia; ospedali che chiudono proprio nel momento in cui aumentano malattie come la dengue e la zika e anche una crescita della violenza civile, che era già a livelli allucinanti: ricatti, omicidi, sparatorie, furti.

3) Quando è caduto il Muro, la sinistra non voleva crederlo. In fondo, quel “fuori” tornava utile, la patria del socialismo – per di più brutta e grigia come il portone di un carcere – rappresentava l'unica alternativa prevista. La sinistra poteva quindi proseguire in questo modo: vivendo di miti. Ed è esattamente quanto fanno i “governi progressisti” attuali dell'America del Sud.

Anche se la storia non è finita, il muro è caduto. In Brasile, Lula e il PT sono giunti al termine: non perché siano troppo popolari, ma perché si sono trasformati in una parte non più utile della mafia legata alle grandi opere e anche perché hanno governato con una funzione anti poveri e anti indigeni. Distruggendo il movimento di giugno pensavano di potersi salvare, ma in realtà hanno distrutto con le proprie mani sé stessi e la possibilità di rinnovarsi.

Aggiornamento: dopo il 13 marzo

Le manifestazioni dello scorso 13 marzo contro il governo di Dilma sono state enormi e hanno avuto luogo in più zone (si parla di una partecipazione tra i 3 e i 6 milioni di persone).

L'opposizione al governo di Dilma, che ha cercato di prendervi parte, è stata derisa (in particolare Aecio Neves e Gerardo Alckmin del partito di destra PSDB, Partido da Social Democracia Brasileira) e si è visto obbligata a scappare con difficoltà dalla manifestazione. Nelle piazze si è vista una composizione appartenente per lo più alla classe media e quindi al tessuto produttivo diffuso.

Nessuna forza politica ha oggi la possibilità di cavalcare l'onda che ora si pone in termini “giustizialisti”: la figura del giudice Moro ha unificato sotto questo segno le manifestazioni. Stando così le cose, l'unica via d'uscita sarà quella elettorale.

Lula alla fine ha accettato la nomina a ministro per evitare il carcere (e nel frattempo fa scoppiare un nuovo scandalo in cui Aloizio Mercadante, attuale ministro dell'Educazione, avrebbe cercato attraverso il pagamento di tangenti di evitare il carcere a Delcidio do Amaral, senatore del PT implicato in scandali di corruzione, secondo quanto dichiarato in tribunale).

Questo ingresso di Lula al governo viene visto come un rischio e una grave provocazione.

** Giuseppe Cocco, professore de teoria politica al Universidad Federal de Rio de Janeiro y membro della Rede Universidade Nomade. Inoltre è autore, fra gli altri libri, di MundoBraz: el devenir mundo de Brasil y el devenir Brasil del mundo, edito da Traficantes de Sueños-Mapas.

** Renan Porto è giurista e ricercatrice. Partecipa alla Red Universidade Nomade.

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