Germania, proteste contro l'estrazione di carbone a Lützerath

Il villaggio è da tempo sotto minaccia, una determinata resistenza civile resiste contro l'espansione della vicina miniera di carbone di Garzweiler.

6 / 1 / 2023

Il villaggio di Lützerath vive sotto la minaccia di sfratto da anni. La frazione della città di Erkelenz, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, combatte da anni contro la società energetica RWE che vorrebbe completamente demolirla al fine di espandere la miniera a cielo aperto di Grazweiler. L'ex città vicina di Immerath è già stata sacrificata all'estrazione a cielo aperto. Molti villaggi e parti importanti della foresta di Hambacher - solo l'ultima parte minore è stata salvata nel 2018 - sono già stati distrutti dalle miniere a cielo aperto di RWE.

Come promesso dal ministro degli Interni dello Stato tedesco della Renania Settentrionale-Vestfalia, Herbert Reul, un'enorme forza di polizia ha già iniziato a sgomberare le barricate intorno Lützerath nei giorni scorsi, iniziando a costruire una recinzione con filo spinato intorno al villaggio.

Qui si scontrano la compagnia carbonifera e la resistenza civile, che cerca di sopravvivere all'ennesima devastazione ambientale. A Lützerath sono rimaste poche case, ciononostante, o proprio per questo, questo minuscolo borgo che sorge proprio accanto al più grande bacino carbonifero d'Europa è diventato il nuovo simbolo della lotta contro la tecnologia della lignite, dannosa per il clima.

Questa zona è diventata famosa per le azioni di disobbedienza civile di massa di Ende Gelände, che hanno visto, dal 2015 fino al 2019, fino a sei mila persone invadere la miniera di carbone vicina e bloccarne i lavori, una o più volte all’anno.

Ende Gelände è stata presente anche nel 2018, quando gli oppositori del carbone hanno condotto una campagna contro il disboscamento della Foresta di Hambach, un lembo di foresta ai margini della vicina miniera omonima.

Le case sugli alberi sono state sgomberate nell'autunno 2018 con una controversa operazione di polizia su larga scala, successivamente definita illegale. Tuttavia, la resistenza, in linea di principio, ha avuto successo: insieme, occupanti di alberi e bulldozer, residenti e manifestanti sono riusciti a fermare il disboscamento con le loro catene umane e le proteste su larga scala, fino alla sentenza di un giudice che ha vietato il disboscamento della foresta. Gli attivisti sono ora insediati tra gli alberi intorno a Lützerath e alla miniera a cielo aperto di Garzweiler.

In questo villaggio, gli abitanti si sono attivati ancor prima dell’arrivo degli attivisti climatici, alcuni contadini hanno portato avanti una lotta legale contro l’esproprio di terreni per aumentare la miniera; oltre a questo, la solidarietà verso gli occupanti del bosco di Hambach prima e ora delle zone limitrofe a Lützerath si è manifestata in maniera chiara, anche con il supporto ad azioni come l’occupazione dei macchinari.

Un recente studio dell’Istituto per la ricerca economica sostiene che Lützerath non deve essere distrutto se la Germania vuole adempiere agli impegni di riduzione delle emissioni che si è prefissa.

Nel cuore dell’Europa quelle promesse fatte dal governo tedesco, e in generale da buona parte dei paesi europei, rispetto ad una transizione energetica, cadono di fronte alla real politik dell’uso geopolitico delle risorse legato al conflitto in Ucraina. Di fronte a questo però, sempre di più si costituiscono sacche di resistenza, comunità resistenti alla propria distruzione per il mantenimento di un’economia fossile.

Comunità che costruiscono meccanismi di solidarietà che mettono in discussione profondamente quei meccanismi culturali, politici ed economici che stanno facendo sì che in mezzo ad una crisi climatica ormai sempre più forte, la preoccupazione sia della vernice lavabile lanciata sul palazzo del Senato in Italia e sulla residenza del primo ministro francese, invece del fatto che ci sia una miniera, quella di Garzweiler, che si estende per circa 48 km², più della superficie della città di Bergamo, e che negli ultimi sessant’anni per espanderla siano stati distrutti una ventina di paesi, tra cui appunto quello di Garzweiler, e ora quello di Lützerath.

La stessa direzione politica che ha preso il nostro governo rilanciando le trivellazioni, la riapertura delle centrali a carbone e prevedendo uno scudo penale per l’ILVA. 

La risposta a queste politiche energetiche e sociali così retrograde definirà in che tipo di futuro ci troveremo nelle prossime decadi.

Non si tratta solo del villaggio di Lützerath, ma anche della protezione della natura in generale, del clima, contro il sistema capitalista. In diverse dichiarazioni, appelli e contributi video, sorge l'invito a venire a Lützerath per proteggere il villaggio dagli sfratti o per partecipare ad azioni di protesta diffuse.

Questo il link con tutti gli aggiornamenti:

https://luetzitickeren.aktionsticker.org/

lutzerath

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