Francia - La lotta contro la grande opera si paga con la vita ma non si ferma

Le mobilitazioni per opporsi alla diga di Sivens si allargano e si radicalizzano provocando tensioni e spaccature all'interno del governo Hollande.

29 / 10 / 2014

Remi Fraisse è morto perché contestava la costruzione di una nuova diga in un'area ambientale protetta.  Durante la grande manifestazione di sabato 25 ottobre a Testet  (sito del cantiere previsto nel sud-ovest della Francia) contro il progetto e le sue tragiche conseguenze ambientali, il giovane è morto "in circostanze poco chiare", quelle provocate dal tiro di granate e flashball. Migliaia di persone hanno affrontato la dura repressione messa in campo con l'intero arsenale di armi "non letali" di cui si sono dotate le polizie anti-sommossa europee, dopo settimane di azioni e interventi per contrastare i lavori della diga. La versione del ministero degli interni dice di "aver trovato il cadavere di un uomo di trent'anni nel bosco" mentre i partecipanti alla manifestazione raccontano che il corpo di Remi è stato rinvenuto nel posto dove c'erano i blocchi della polizia.

200 gendarmi proteggono il cantiere da due mesi, le provocazioni contro gli attivisti che difendono la valle non hanno fatto altro che aumentare la collera dei manifestanti intenzionati ad impedire i lavori che dovevano riprendere lunedi 27 ottobre. Come a Notre-Dame-des-Landes durante i tentativi durati mesi per espellere gli occupanti della Zad (zone à défendre) contro il progetto di un nuovo aeroporto, gli attacchi violenti della polizia hanno provocato feriti gravi, basti ricordare i tre manifestanti che hanno perso un occhio a causa di tiri di flashball durante la manifestazione a Nantes lo scorso 22 febbraio. Il progetto di NDDL è bloccato dal 2012 mentre quello della diga di Sivens rischia di essere rimesso in questione grazie alla forte propagazione delle lotte ambientaliste. Dal 2013, anche a Testet gli attivisti hanno organizzato un'occupazione contro la distruzione del territorio costruendo capanne sugli alberi che vengono regolarmente attaccate. 

La reazione alla morte di Remi Fraisse è stata immediata e si è amplificata in numerosissime città francesi, Albi, da cui proveniva i giovane militante, Nantes, Rennes, Brest, Poitiers, Rouen, Lione, Montpellier, Marsiglia, Parigi…  Decine di presidi e manifestazioni contro la violenza di Stato, in solidarietà a tutti quelli che lottano a Testet e altrove contro le grandi opere, progetti di devastazione ambientale  e di controllo militare del territorio espropriando i beni comuni.

Parallelamente, una perizia commissionata dal governo e consegnata lunedi 27 ottobre al ministero dell'ambiente, esprime una sostanziale critica al progetto sia per la sua dimensione che per la sua gestione.  

La diga dovrebbe essere costruita allo scopo di stoccare un milione e mezzo di metri cubi di acqua del fiume Tescou, affluente del Tarn, per alimentare l'attività agricola. La diga, di circa 13 metri di altezza e oltre 300 metri di lunghezza, è prevista per l'inverno del 2015 con un costo di 8, 5 milioni di euro. Il costo esorbitante è stato giustificato dall'esigenza di creare una nuova zona umida per compensare la distruzione di quelle già esistenti, circa 13 ettari di terreno, in cui coabitano una quindicina di habitat differenti. Il rapporto preconizza la sospensione del progetto perché "la zona non possiede le qualità richieste dal progetto". Progetto destinato allo sfruttamento incondizionato delle risorse naturali a profitto di una ventina di  agricoltori legati alle grandi industrie alimentari che praticano coltivazioni intensive. In sintesi, il rapporto contesta il bisogno reale di irrigare i terreni con una tale quantità d'acqua. Progetto eccessivo e sovradimensionato per costi e necessità, concepito e messo in opera senza valutare soluzioni potenzialmente alternative anche rispetto all'elevato investimento richiesto per stoccare il volume di acqua previsto.

Il collettivo per la salvaguardia della zona umida di Testet (http://www.collectif-testet.org/) che dall'inizio di settembre moltiplica i presidi per proteggere l'area naturalistica, si oppone dal 2011 al progetto di costruzione della diga con il sostegno della Conféderation paysanne denunciando sia i costi della grande opera che la finanziarizzazione della produzione alimentare nociva per l'ambiente e per la società. 

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