Francia - Grève générale

Decine di manifestazionie centinaia di migliaia di persone in piazza in tutto il Paese

31 / 3 / 2016

Continua In Francia il ciclo di mobilitazioni contro la ‎Loi Travail, la legge proposta dal Ministro del Lavoro El Khomri che modificherà radicalmente il mercato del lavoro, rendendolo ancora più flessibile. Dopo lo sciopero del 9 marzo, che ha portato in piazza mezzo milione di persone, e le manifestazioni del 17 e del 24 marzo, oggi la Francia è stata letteralmente bloccata dallo sciopero generale, che ha portato in piazza centinaia di migliaia di manifestanti ed ha visto cortei in decine di città.
Già in mattinata, in diverse città, sono iniziate le prime mobilitazioni: le più significative a Parigi, Rouen, Clermont Ferrand, Nantes, Bastia, Toulon, Lione.

Nella capitale il corteo degli studenti medi, partiti dalle scuole occupate nei giorni scorsi, è stato fermato dalla polizia nei pressi della Gare de Lyon, dove ci sono stati scontri, con lacrimogeni ed una decina di studenti arrestati. Il corteo è riuscito a resistere ed ha proseguito in maniera compatta verso il concentramento generale, previsto alle 13,30 in Place d'Italie. Nonostante la fitta pioggia, oltre 100mila persone sono partite in corteo da Place d'Italie, scortate da tre cordoni di poliziotti in assetto antisommossa. Le prime cariche, fatte senza alcuna ragione, con utilizzo di spray urticante e lancio di lacrimogeni sui manifestanti, ci sono state all'altezza di boulevard Diderot. Il blocco della polizia è durato circa 15 minuti. Un fitto lancio di lacrimogeni si è verificato nei pressi di Place de la Nation, dove tre manifestanti sono stati arrestati ed una parte del corteo è stata dispersa. Altri momenti di tensione hanno caratterizzato il corteo, fino al suo arrivo in Place de la Republique, avvenuto tra le 16 e le 16,30. Alcuni manifestanti hanno provato a proseguire in manif sauvage verso boulevard Voltaire, ma sono stati bloccati dalla polizia. Diversi manifestanti hanno riportato ferite a causa del lancio di lacrimogeni. A Place de la Republique ci sono i preparativi per l’acampada che partirà stanotte, intitolata “Nuit Debout”.

Numeri alti, sia rispetto all’adesione allo sciopero sia rispetto ai numeri in piazza, nel resto della Francia: 30.000 a Bordeaux e Lione, 20.000 a Tolosa, 15.000 a Marsiglia e Nantes, quasi 10.000 a Le Havre, Lille, Grenoble e Rennes. In alcune città, come Rennes, Nantes e Lione, ci sono state violente cariche della polizia, che hanno visto una risposta immediata da parte dei manifestanti, con scontri e barricate.

Il ciclo di lotte che si è aperto in Francia nel corso dell’ultimo mese impone alcune considerazioni che, sebbene frettolose, provano ad operare un inquadramento di fase. In primo luogo le tante mobilitazioni avvenute nel mese di marzo contro la riforma del mercato del lavoro hanno immediatamente avuto la capacità di generalizzarsi, attraverso una convergenza sociale e politica creatasi tra diversi segmenti della società francese, e principalmente tra lavoratori dipendenti, precari, studenti e migranti. Una generalizzazione che ha avuto il merito di connettere pezzi di conflittualità sociale per il diritto ad un lavoro degno e ben retribuito, a forme di reddito e ad un nuovo Welfare, con le tante lotte territoriali presenti in Francia che si oppongono alla devastazione del territorio da parte delle grandi opere. Zadisti, contadini, comitati ambientalisti, associazioni ecologiste hanno attraversato, in varie forme, le piazze di marzo portando con sé una critica complessiva ad una governance neo-liberale che, dietro la logica del laissez-faire, nasconde una modalità sempre più aggressiva di estrarre valore dal bios e dall’ambiente.

Generalizzazione, massificazione e diffusione territoriale delle lotte sono gli elementi che rendono la situazione francese una felice anomalia all’interno del panorama europeo, che negli ultimi tempi non è stato scosso da grandi mobilitazioni sociali. Riforme simili alla Loi Travail ci sono state anche in altri Paesi dell’Unione Europea, senza incontrare fronti di opposizione in grado di bloccarle o modificarle, come abbiamo avuto modo di constatare in Italia a proposito del Jobs Act. Per questa ragione quanto sta accadendo in Francia assume un interesse notevole, soprattutto se avrà la capacità di darsi un livello di continuità capace anche di contaminarsi a livello continentale.

Infine le lotte francesi assumono ancora più valore se si analizza il contesto che sta vivendo il Paese transalpino dopo gli attentati del 13 novembre. Lo Stato d’emergenza, la modifica della Costituzione. che segnerà il trapasso di alcuni principi basilari dello Stato di diritto, nel termini di sottrazione di diritti e libertà individuali, rappresentano uno scenario politico all’interno del quale le condizioni materiali per costruire mobilitazione sociale sono estremamente problematiche. Lo abbiamo visto in occasione di Cop-21, quando i dispositivi repressivi che hanno colpito le varie realtà di movimento avevano come unico obiettivo quello di allentare la tensione sociale e politica attorno al tema dei cambiamenti climatici. La violazione dello stato d’emergenza avvenuta ripetutamente nel corso di quest’anno, in forme radicali e di massa, dimostra che il livello di soggettività dei movimenti francesi è molto alto. Una soggettività espressasi nella giornata di oggi in diverse forme e, soprattutto, in tutte le città coinvolte da cortei e manifestazioni, nonostante una gestione di piazza da parte della polizia rivelatasi ovunque violenta e repressiva. Se le giornata di oggi rappresenta “le début d’un mouvement” o un punto d’arrivo lo capiremo già a partire dal 4 aprile, quando è previsto in Parlamento l’esame del progetto di legge.

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