Esplosioni o rivolte

2 / 3 / 2021

Un commento di Raúl Zibechi, tratto e tradotto da La Jornada, che mette a paragone gli estallidos sociali più effimeri e inconcludenti con i levantamientos (rivolte vere e proprie), che hanno più possibilità di ottenere risultati. 

Un recente rapporto del Fondo Monetario Internazionale (FMI) rivela che le classi dominanti, che l’organismo serve, aspettano esplosioni sociali in tutto il mondo come conseguenza della pandemia.

L’opera Ripercussioni sociali della pandemiapubblicato in gennaio, considera che la storia è una guida, che permette di aspettarsi esplosioni che evidenziano fratture già esistenti nella società: la mancanza di protezione sociale, la sfiducia nelle istituzioni, la percezione di incompetenza o corruzione dei governi.

Grazie alle sue ampie risorse, il FMI ha elaborato un indice di malessere sociale basato in un’analisi di milioni di articoli di giornale pubblicati dal 1985 in 130 paesi, che rispecchiano 11 mila eventi suscettibili di causare esplosioni sociali. Questo gli ha permesso di anticipare che a metà del 2022 inizierà un’ondata di proteste che cercheranno di prevenire e controllare.

La cosa importante è che l’organismo dice ai governi e al gran capitale che il periodo che si apre nei 14 mesi posteriori all’inizio della pandemia, può essere pericoloso per i loro interessi e che devono essere preparati, ma aggiunge che dopo cinque anni gli effetti delle esplosioni saranno residuali e non colpiranno l’economia.

L’equazione sembra chiara: le classi dominanti aspettano esplosioni, si preparano ad affrontarli e a neutralizzarli, perché per un po’ possono destabilizzare la dominazione.

Un dettaglio: lo studio non menziona in nessun modo i risultati di eventuali elezioni come rischio per il capitale, forse perché, al di là di chi le vinca, sanno che i governi usciti dalle urne non sono mai riusciti a intaccare il potere del capitale.

I movimenti anticapitalisti devono tenere in considerazione le previsioni del sistema, per non ripetere gli errori e per evitare azioni che, alla lunga, ci logorano senza produrre cambiamenti. Propongo di differenziare le esplosioni (estallidos) dalle rivolte (levantamientos), per mostrare che le prime non sono convenienti, ma le seconde possono esserlo se sono il frutto di una solida organizzazione collettiva.

Le esplosioni sono reazioni quasi immediate ai torti, come i crimini della polizia; generano una enorme e furiosa energia sociale che svanisce in pochi giorni. Tra le esplosioni, c’è stata quella di tre giorni a settembre a Bogotá, di fronte all’assassinio da parte della polizia di un giovane avvocato con nove fratture al cranio.

La repressione ha causato la morte di oltre 10 manifestanti e 500 feriti, di cui almeno 70 da proiettili. La giusta rabbia si è indirizzata verso i Centros de Atención Inmediata, sedi della polizia nelle periferia, 50 delle quali sono state distrutte o incendiate. Dopo tre giorni, la protesta è scemata e non sono rimasti collettivi organizzati nei quartieri più colpiti dalla violenza statale. 

Di questi esempi ce ne sono molti ma voglio sottolineare che gli Stati hanno imparato ad affrontarli. Sovraesaltano la violenza nei media, creano gruppi di studio sulle ingiustizie sociali, tavoli di negoziazione per simulare l'interesse e possono persino separare alcuni agenti in uniforme dai loro compiti, mandandoli in altri posti.

La cosa più comune è che i governi accettino il fatto che ci sono ingiustizie, in generale, e che attribuiscano la violenza delle esplosioni alla precarietà dell’impiego giovanile e ad altre conseguenze del sistema, senza toccare le cause di fondo. 

Rivolta è qualcosa di diverso. Un corpo organizzato decide il suo inizio, delinea gli obiettivi e i modi, i punti di concentrazione e di ritirata, e nel dialogo collettivo decide il momento in cui la rivolta finisce. Il miglior esempio è la rivolta indigena e popolare dell'ottobre 2019 in Ecuador. È durato 11 giorni, è stato deciso dalla base della Confederazione delle Nazionalità Indigene dell'Ecuador e vi hanno aderito i sindacati e i giovani delle periferie urbane.

La violenza è stata limitata dalle guardie delle organizzazioni, che hanno impedito i saccheggi indotti dalla polizia infiltrata. Si è deciso di porvi fine in grandi assemblee a Quito, dopo che il governo di Lenín Moreno ha annullato il pacchetto di misure neoliberali che ha generato la mobilitazione. Il Parlamento dei movimenti indigeni e sociali, creato giorni dopo, ha assunto il compito di dare continuità al movimento.

Una rivolta può rafforzare l’organizzazione popolare. In Cile, dove preferiscono dire rivolta e non esplosione, sono state create più di 200 assemblee territoriali durante le proteste in quasi tutti i quartieri popolari.

Un'azione collettiva massiccia e forte deve rafforzare l'organizzazione, perché è l'unica cosa che può darle continuità a lungo termine. Le classi dominanti hanno imparato da tempo a resistere alle esplosioni, perché sanno che sono effimere. Se ci organizziamo, le cose possono cambiare, ma non otterremo nulla se crediamo che il sistema cadrà con un solo colpo.

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