Esodo migrante 2018 - Una prospettiva di genere

2 / 11 / 2018

Riguardo l’esodo di migranti che si sono messi in marcia, dal Centro America fino agli Stati Uniti, durante le ultime due settimane, sono state poste molte domande che girano attorno alle motivazioni di questa mobilitazione massiva e al modo in cui si sta sviluppando, in un contesto socioculturale, politico ed economico tanto complesso come quello messicano.

Questo testo non si propone di risolvere tutte le domande che possono sorgere in relazione a questo processo migratorio, ma piuttosto a far conoscere il tema della migrazione forzata da un punto di vista di genere. Partiamo dalla constatazione che la maggior parte del corpo migratorio che in questo momento sta cercando di attraversare il paese in direzione Stati Uniti è composto da un 50% di donne, bambini e bambine e adolescenti; un dato che deriva dalla raccolta di informazioni da diverse organizzazioni di diritti umani, come Voces Centroamericanas e il Centro de Derechos Humanos Fray Matías de Córdova che stanno accompagnando questo cammino in forma diretta. 

Nell’intervista realizzata a doña Francisca Ramìrez, leader contadina del Nicaragua, possiamo già intravedere cosa può significare per una persona migrare in forma non volontaria, ovvero, migrare perché il proprio luogo d’origine sta obbligando le persone ad andarsene con modalità dirette, che sia per questioni di insicurezza e/o per mancanza di accesso ai beni necessari per sopravvivere. Per comprendere meglio il motivo di questo esodo migratorio da una prospettiva di genere, Carla Jiménez, antropologa specializzata nelle migrazioni e negli studi di genere, ci spiega come diventi fondamentale prendere in considerazione il contesto storico che incornicia i paesi centroamericani, specialmente Guatemala, El Salvador, Honduras e Nicaragua. 

«Negli ultimi anni in cui sto lavorando a fianco di persone centroamericane, in particolare donne, ho ascoltato molte testimonianze di violenza e non si tratta di un caso singolo, ma di qualcosa di strutturale, qualcosa che si può inserire nel contesto storico (…) Gli interventi negli anni 80 in questi paesi da parte degli Stati Uniti hanno creato stati completamente deboli, in realtà già finiti, propiziando spazi di criminalità, povertà e violenza generalizzata. Si tratta di cose che stanno accadendo da molti anni, non di qualcosa di insolito. In questo senso, già da molto tempo si sta valutando la possibilità di una crisi in termini di accoglienza. Negli incontri transnazionali, da due o tre anni, già si parlava di questa possibilità, ma credo che nessuno si immaginasse che saremmo arrivati a vedere queste immagini tanto forti che abbiamo visto lungo il fiume Suchiate e durante tutto l’esodo».

La frontiera meridionale tra Messico e Guatemala consta di più di 50 passi frontalieri. Tuttavia, solo otto sono ufficiali e sono suddivisi tra gli stati di Chiapas, Tabasco, Campeche e Quintana Roo. Questo significa che l’alternativa per attraversare il confine meridionale, senza la necessità di realizzare il processo amministrativo, sono numerose. Sulla base di questa informazione ci possiamo domandare: cosa significa per una persona migrante, obbligata a farlo, attraversare i punti non ufficiali? E, allo stesso tempo, possiamo continuare e chiederci: cosa implica intraprendere queste rotte non ufficiali, come donne sole e/o accompagnate dai propri figli? Riguardo ciò Carla ci dice che:

«Esistono molti rischi nel cammino, in particolare per le donne migranti. Per esempio, ci sono alti indici di violenza sessuale lungo le rotte che percorrono, alle quali dobbiamo sommare tutti gli altri rischi che trovano: aggressioni, furti, sequestri, oltre al fatto di ritrovarsi senza cibo o di non averne per i propri figli. Oppure, se viaggiano incinte, in base alle avversità del cammino, molte hanno trovato la morte. A tutto questo, dobbiamo aggiungere che probabilmente dovranno affrontare le autorità e che soffriranno di violazioni dei loro diritti umani da parte dello stato. È importante segnalare che nel momento in cui si trovano in territorio messicano potranno imbattersi in una mancanza di accesso ai servizi sanitari o che arrivino all’ospedale e che lì qualcuno chiami la migrazione, anche se tutto ciò è contro la legge. Ora, nel caso ricevano attenzione medica, può succedere che non vengano trattare con dignità. È molto comune imbattersi in casi di violenza ostetricia». 

Riguardo a ciò che si può dire oggi – circa la situazione dell’esodo dei migranti – nell’attraversare la frontiera meridionale del Messico fino al nord lungo la rotta costiera, le diverse organizzazioni hanno constatato l’esistenza di moltissimi rischi che, nel caso delle donne giovani, anziane, bambine e adolescenti, si amplificano considerevolmente. I pochi spazi sicuri presenti nel cammino sono stati riconvertiti in occasioni per sopperire la mancanza di idratazione, alimentazione, copertura e salute, che ha portato le donne a compiere sforzi fisici, psicologici ed emozionali, debito al fatto che cercano di soddisfare le necessità di coloro che stanno loro vicino in maniera effettiva (ricordiamo che il ruolo di cura è stato storicamente associato al corpo femminile).

In accordo con quanto detto in precedenza, molte persone, in un certo modo, criminalizzano le donne che stanno partecipando a questo esodo dicendo: «com’è possibile che realizzino un viaggio del genere con queste circostante tanto terribili per i loro figli», «guarda, poveri bambini, che donne sconsiderate». La risposta al perché queste donne si sono aggiunte a questo corpo migratorio si deve esclusivamente a questioni di sicurezza, anche se sembra incongruente con la realtà materiale spiegata poco sopra. 

Per le donne i rischi di transitare lungo le rotte non ufficiali sono maggiori rispetto a quelli che corrono gli uomini. In questo senso, il Movimiento Migrante Mesoamericano afferma che su dieci donne sette soffrono di abusi sessuali durante il viaggio verso gli Stati Uniti, e nove su dieci soffrono di molestie sessuali. Per evitare queste azioni di violenza diretta e/o per reagire di fronte un attacco di violenza sessuale, le donne ricorrono ad una serie di meccanismi, tra i quali: iniettarsi il contraccettivo ormonale Depo Provera per evitare di rimanere incinte in caso di stupro. Dall’altra parte, alcune nascondono la loro identità travestendosi da uomini e fasciandosi il seno, mentre altre si avvicinano ad un uomo che conoscono nel cammino in modo da dimostrare di essere accompagnata da una figura maschile, come segnala il notiziario online plumasatomicas.com. 

Quindi, secondo tutto ciò che è stato detto finora, le donne, vedendo una possibilità di diminuzione della paura di essere violate – loro e/o i loro figli – o, di essere rapite dalle reti che si occupano della tratta di persone, hanno preso la decisione di seguire questo gran gruppo che, come loro, cerca sicurezza e protezione nel cammino. Anche se, come hanno detto più volte i migranti, il Messico è un corridoio di sangue.  

È importante sottolineare che le donne che stanno migrando in maniera forzata lo stanno facendo tanto per sostenere loro stesse e/o le loro famiglie, quanto per scappare dalla violenza che, in molti casi, deriva dai loro compagni. Questo ci fa capire che si tratta di qualcosa che permane fortemente anche nei loro luoghi d’origine. 

Carla ci dice che nel caso delle donne, soprattutto riguardo le adolescenti:

«I marenos (membri delle bande criminali presenti in Centro America) si appropriano di loro. Se sei la donna di uno, lo sei di tutti.» Dall’altra parte, i racconti delle ragazze parlano di come la violenza sessuale venga spesso perpetrata dai loro stessi famigliari, ragione per cui non hanno altra possibilità che scappare.

In sintesi, possiamo osservare che il processo migratorio non è niente di nuovo. La grande differenza di migrare su piccola o su grande scala sta nel fatto che coloro che sono coinvolti sono consapevoli che non sono soli e sole in questa situazione, che la povertà e la violenza colpiscono i luoghi di ogni famiglia in maniera sistematica, e che allo stesso tempo devono muoversi unite e uniti per generare un corpo sicuro, rendere visibile una realtà che finora si è mantenuta nascosta sotto il tappeto. 

In questo senso, le responsabilità che tanto i governi dei paesi implicati come dei diversi organismi associati alle questioni migratorie non hanno voluto affrontare in maniera efficiente e reale, ora più che mai si vedono costretti ad agire. Speriamo che le possibili soluzioni per questo esodo migratorio prendano in considerazione lo scenario che abbiamo presentato in queste righe. Ovvero, che si prendano precauzioni particolari per il gruppo che in questo momento si incontra nella situazione di maggiore vulnerabilità. 

*** Traduzione a cura di Camilla Camilli

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