Elezioni in Croazia: dominano i conservatori, ma si fa largo Možemo!, nuovo soggetto della sinistra radicale

Intervista a Mate Kapovic, attivista e figura intellettuale di riferimento in Croazia, candidato tra le file di Radnička Fronta a Zagabria.

20 / 7 / 2020

Lo scorso 5 luglio si sono svolte in Croazia le elezioni per il rinnovo del parlamento. Alla guida del paese è stato riconfermato il premier uscente Plenkovic, in una tornata elettorale caratterizzata da una scarsa partecipazione (ha votato il 46,9% dell’elettorato, la partecipazione più bassa nella storia del Paese). Una riconferma di una linea politica conservatrice, con il posizionamento al terzo posto tra i partiti votati anche del partito di destra radicale “Domovinskipokret”, ma la vera notizia sono i buoni risultati della nuova realtà politica Možemo! (“Possiamo”, con un chiaro riferimento a “Podemos”). Abbiamo parlato di queste recenti elezioni con Mate Kapovic, attivista e figura intellettuale di riferimento in Croazia, candidato tra le file di Radnička Fronta a Zagabria. Traduzione di Chiara Costantino.

Ci dai un tuo parere sulle recenti elezioni in Croazia? Cosa ha portato alla vittoria e rielezione dei conservatori del partito HDZ? Che ne pensi del risultato del Partito Socialdemocratico (SDP), il peggiore mai ottenuto dal 1995? E di quello del partito di estrema destra Domovinskipokret, terza forza politica dal punto di vista elettorale?

L’Unione Democratica Croata (HDZ), partito di centro destra che primeggia dal 1990tranne nelle elezioni del 2000 e 2011, ha vinto di nuovo. Questo risultato è indubbiamentelegato alla loro gestione della pandemia, diffusamente percepita come efficace, e a un basso ricambio di elettori (meno del 50%), che gli ha comunque fatto ricevere meno voti rispetto a tutte le elezioni passate. Il partito liberale e, almeno formalmente, socialdemocratico SDP ha avuto un pessimo risultato senza precedenti probabilmente per via tanto della mancanza di un leader carismatico e del suo approccio manipolatore verso i suoi candidati quanto, in generale, della totale assenza della visione che un partito di centro sinistra dovrebbe tipicamente promuovere. Il nuovo partito di stampo patriottico, il Domovinskipokret, da poco capeggiato dal rinomato cantante Miroslav Škorovicino all’ideologia di destra, si può considerare una sorta di frazione del partito HDZ ancor più estremista e che trova supporto maggiore in una specifica sezione della capitale croata. Il suo terzo posto nelle ultime elezioni parlamentari è in realtà un dato fallimentare, che li ha fatti essere buttati fuori dal governo HDZ.  A mio avviso, saranno annientati prima delle prossime elezioni.

 

Come è nata la coalizione di sinistra dei Verdi? Su che idee si basa il loro progetto politico? Che slogan hanno promosso durante la campagna elettorale? A quali soggetti sociali vi siete rivolti?

La coalizione dei Verdi ha riunito tatticamente i partiti di sinistra e alla fine è riuscita ad accaparrarsi 7 seggi su 151 in Parlamento. Il gruppo è composto da Možemo (una sorta di Podemos), da un’ampia piattaforma socialdemocratica (con frazioni più liberali e radicali), daRadničkafronta (il Fronte dei Lavoratori, partito anticapitalista) e altri partiti più piccoli. Degno di nota è stato l’impatto di Možemo nella Capitale Zagabria e di Radničkafronta nell’occidente croato, in Istria e nel Quarnaro, storicamente di sinistra. Questa è probabilmente la prima volta dal 1990 che in Parlamento è presente una voce apertamente anticapitalista. A Zagabria siamo riusciti ad avere successo grazie ad anni di attivismo politico interessato allo spazio pubblico e alla presenza di attori politici appartenenti a queste frazioni (incluse Radničkafrontae le versioni locali di Možemo) nell’organo di amministrazione cittadina; mentre il seguito di Radničkafronta in Istria è principalmente dovuto alla candidatura di Katarina Peović, accademica di sinistra proveniente dall’Università di Fiume, alle passate elezioni presidenziali. Altri fattori che hanno influito sul risultato in Istria sono il diffuso attivismo locale, che ha nel mirino soprattutto il cantiere navale Uljanik di Pola, e gli esiti positivi alle elezioni locali della città di Pola. IlRadničkafrontaha puntato principalmente sulla “classe operaia”, nonostante i voti della Capitale siano arrivati dalla classe urbana più istruita, che mesi fa si era dovuta misurare con le conseguenzeproblematiche di un grave terremoto.

Nel contesto della crisi sanitaria che ha colpito l’Europa, in Croazia si è visto un basso numero di persone infette e decessi. Come è stato possibile? Come funziona il servizio sanitario croato?

È stata in parte fortuna, in parte l’immediata reazione del governo con il lockdown e in parte il retaggio del vecchio sistema sanitario socialista. La Croazia ha una quantità di posti letto in relazione alla densità di popolazione notevolmente maggiore rispetto a quella degli altri paesi dell’Europa orientale (inclusa l’Italia) e, ironia della sorte, per via di uno scandalo di corruzione di qualche anno fa, ha un gran numero di respiratori. Da 30 anni a questa parte svariate riforme neoliberali hanno causato tagli continui al sistema sanitario ma non demolendolo del tutto. Questo perché la maggior parte della popolazione in Croazia supporta l’idea della sanità pubblica, per cui è difficile che venga apertamente intaccata. Il sistema sanitario pubblico, come il resto del settore pubblico, è stato demonizzato dai media privati ma alla luce di quanto è stato evidentemente dimostrato dalla pandemia, è molto difficile che questa tendenza adesso prenda piede.

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