Elezioni in Cile, il voto anti-sistema al bivio

23 / 11 / 2021

Il 21 novembre si sono tenute le elezioni parlamentari e il primo turno delle presidenziali in Cile, paese che sta attraversando un processo costituente aperto dalla sollevazione popolare del 2019, nota come estallido social. Non si tratta quindi di una tornata elettorale come le altre, perché il suo esito avrà un ruolo importante nel definire il livello di assestamento di questo ciclo di lotte e la misura in cui la nuova carta costituzionale si incarnerà in cambiamenti reali.

Per buona parte della campagna elettorale, i sondaggi avevano dato come favorito il trentacinquenne Gabriel Boric, candidato del patto Apruebo Dignidad tra il Frente Amplio e il Partito comunista cileno (Pcch). Il Frente Amplio è una coalizione di partiti nati dal movimento studentesco del 2011, caratterizzati da un approccio intersezionale, da un tentativo di raccogliere le istanze sollevate dai movimenti sociali. Infatti, diverse organizzazioni di movimento attive nelle lotte ambientali, femministe, indigeniste e per il diritto all’abitare sostengono la campagna elettorale di Boric, pur mantenendo livelli variabili di autonomia e distanza critica da un pragmatismo istituzionale a volte giudicato eccessivo. Ad ogni modo, la vittoria schiacciante delle sinistre nel plebiscito costituzionale del novembre 2020 e nelle elezioni per la Costituente del maggio 2021 sembrava un buon segnale per Apruebo Dignidad.

Il secondo favorito era José Antonio Kast del Frente Social Cristiano, una coalizione di partiti di estrema destra. Kast, con alcuni distinguo un apologeta dichiarato della dittatura di Pinochet, ha condotto una campagna elettorale basata sul ritorno all’ordine nelle piazze e nelle regioni Mapuche, la lotta al crimine, il no all’aborto, la deregolamentazione ambientale, il sostegno alla famiglia tradizionale e lo stop alle migrazioni. Quest’ultimo è stato un tema molto battuto, essendo che negli ultimi anni il Cile è stato destinazione di importanti flussi migratori, in particolare da Haiti, Venezuela e Colombia. Anche con l’aiuto di lauti finanziamenti e di un’imponente campagna sui social network, Kast ha recuperato lo svantaggio rispetto a Boric per classificarsi al primo posto negli ultimissimi sondaggi prima delle elezioni.

I risultati di domenica sera sono stati una delusione per i sostenitori di Apruebo Dignidad. Kast è effettivamente arrivato primo col 27,9% mentre Boric è secondo col 25,8%. Al di fuori di ogni previsione è la performance dell’outsider Franco Parisi del Partido de la Gente, arrivato terzo col 12,8%. Parisi ha registrato ufficialmente il proprio partito nel luglio di quest’anno e ha condotto la propria campagna elettorale da casa sua, nell’Alabama, USA. Infatti, l’ingegnere commerciale non può rientrare in Cile a causa del mancato pagamento degli alimenti per i figli minorenni avuti con l’ex coniuge. Con una piattaforma molto vaga basata su promesse di democrazia digitale, stop all’immigrazione e libero mercato in favore della piccola imprenditoria, il candidato che pochi nell’establishment politico e mediatico avevano preso sul serio ha umiliato il centro-sinistra e il centro-destra tradizionali, che avevano dominato il bipolarismo del trentennio post-Pinochet.

Si è così verificato l’atteso collasso del centro. Il centro-destra, coalizione dell’attuale presidente Sebastián Piñera, arriva quarto col 12,79% e il centro-sinistra (Partito socialista, Democrazia cristiana e altri partiti minori) si posiziona al quinto posto con l’11,6%. Seguono il Partido progresista col 7.6% e il marxista-leninista Eduardo Artés con l’1,5%.

È emersa una forte disparità geografica del voto. Il sud, tradizionalmente di destra, ha prodotto maggioranze schiaccianti per Kast, premiando le sue promesse di reprimere il movimento Mapuche. Il nord, tradizionalmente di sinistra ma teatro di proteste anti-migranti negli ultimi mesi, ha visto una prevalenza della variabile impazzita Parisi, che è addirittura arrivato primo nella regione mineraria di Antofagasta. La sinistra domina Santiago ma arranca nel resto del paese, soprattutto nelle aree rurali. All’interno di Santiago, la ricca municipalità di Las Condes ha dato la maggioranza a Kast, mentre i quartieri popolari – protagonisti dell’estallido del 2019 – si sono rivelati come bastioni di Apruebo Dignidad.

C’è da chiedersi come il vantaggio ottenuto dalle sinistre negli appuntamenti elettorali precedenti sia stato eroso tanto rapidamente. Per dare risposte sarebbe necessaria un’analisi in profondità dei dati elettorali e dei sondaggi. Una possibile ipotesi è che il blocco sociale di destra, preso di sorpresa dall’estallido, abbia preso tempo con il processo costituente – senza spendervisi troppo – e si sia riorganizzato sacrificando i propri partiti tradizionali e gettando il proprio peso in favore di Kast. È anche probabile che Boric abbia faticato a rassicurare l’elettorato più tiepido. La giovane età e la scarsa dimestichezza con gli aspetti tecnici della politica economica gli hanno creato non pochi problemi nei dibattiti televisivi.

Ad ogni modo, i risultati mostrano come anche in Cile la disillusione nei confronti della politica istituzionale sia profonda e diffusa. Apruebo Dignidad è un tentativo credibile di indirizzare questo malessere nella direzione di cambiamenti strutturali per maggiore giustizia sociale, ma il Pcch non fa breccia oltre la propria base storica e il Frente Amplio sconta forse un’eccessiva omogeneità nella propria leadership e base militante, prevalentemente costituita da giovani urbani e con istruzione universitaria, visti come troppo idealisti e distanti dalla “gente”.

Infine, la partita del ballottaggio è ancora aperta. È impossibile sapere come si comporteranno gli elettori di Parisi e solo il 46.7% degli aventi diritto ha votato al primo turno. È vero che, anche nel caso che Apruebo Dignidad recuperi i due punti di svantaggio, il suo ambizioso piano di riforme strutturali su welfare, lavoro, ambiente, relazioni di genere e decentramento amministrativo risulterà inevitabilmente annacquato dal fatto che non c’è una maggioranza chiara in parlamento. Ma la posta in gioco resta comunque alta. Si tratta di una sfida tra due visioni politiche diametralmente opposte: una si propone di portare avanti – con tutte le contraddizioni e i limiti della politica elettorale – le aspirazioni sollevate dalle mobilitazioni dal basso, l’altra vorrebbe mettervi fine.

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