Elezioni e guerra civile in Ucraina

Il re del cioccolato eletto presidente ucraino mentre precipita la guerra civile nel Donbass

di Bz
27 / 5 / 2014

Tutto come prestabilito dagli USA e dall’UE in Ucraina: i risultati elettorali hanno visto uscire vincitore al promo turno l’oligarca, re del cioccolato, Petro Poroshenko, e l’ex pugile campione del mondo, Vitali Klitschko, che ha dichiarato pubblicamente che barricate di piazza Maidan, a Kiev, hanno aconcluso la loro missione e devono essere smantellate, in modo da far tornare la città a una vita normale, è stato investito sindaco di Kiev. L’elettorato ucraino ha interpretato i segnali che gli sono giunti da occidente e da oriente e con grande realismo li ha convertiti in scelte elettorali, premiando la coerenza di chi si è battuto ‘onestamente’ contro la corruzione dilagante e per l’ampiamento delle libertà di cittadinanza, cassando Giulia Timoshenko, ex presidente, incarcerata per grassazione, oligarca del gas, assurta, con la sua treccia social popolare, a simbolo della rivolta in piazza Maidan.

Una partecipazione al voto alta nelle regioni dell'ovest ucraino e bassa tendente allo zero nelle regioni del Donbass, così come si evidenzia nella cartina.

Ma quello che più ha sorpreso è la sonora bocciatura delle forze politiche nazionaliste di destra e fasciste, quali Svoboda e Pravi Sector che  raggiungono sommate solo il 2%, che si erano conquistati un ruolo di primissimo piano dentro l’organizzazione della rivolta e la gestione della piazza nei mesi insurrezionali di p.za Maidan a Kiev, Leopoli e in tutto ovest ucraino. Gli stessi che hanno organizzato le carovane di pullman, prima in Crimea, poi a Odessa e in varie città del Donbass, con il seguito di scontri e di morti, che abbiamo ricordato in precedenti post.

Una risposta elettorale teleguidata e sponsorizzata che politicamente indica il desiderio di trovare un percorso di pacificazione negoziato tra le parti, tanto che lo stesso ministro degli esteri russo Lavrov ha salutato con favore la riapertura del dialogo, ponendo come condizione l’esclusione di ‘intermediari europei o americani’ e la proposta di un’Ucraina federale.

Questi pronunciamenti non hanno fermato la spirale della guerra civile nell'est russofono all'indomani del trionfo alle presidenziali ucraine di Petro Poroshenko, il quale, sembra complice o già prigioniero dei militari affermando di non aver intenzione di interrompere l'operazione militare contro i separatisti nelle regioni dell'Ucraina orientale di Donetsk e Lugansk.

Alle sue parole ha fatto seguito l’occupazione dell’aeroporto di Donetsk da parte dei miliziani separatisti, uno scontro a fuoco sulla frontiera tra un convoglio di furgoncini che importava armi leggere dalla Russia e militari ucraini e, poi, un pesante bombardamento attorno alle postazioni separatiste nei pressi dell’aeroporto occupato e nei sobborghi di Donetsk, le agenzie scrivono di un bilancio provvisorio di oltre 100 vittime. Questo è il prezzo della riconquista dello scalo da parte delle truppe di Kiev, questi è anche il segnale della difficoltà sia del potere centrale appena insediato di controllare la situazione e le decisioni che possono far precipitare il Donbass in guerra civile dispiegata, così come il sovrapporsi di interessi locali ed internazionali contrapposti tra gli oligarchi del Donbass e quelli di Mosca, ora che si è coperta le spalle con l’accordo di cooperazione appena siglato con la grande Cina.

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