Dopo il voto in Crimea

Un vittorioso plebiscito per Putin che rilancia il clima da Guerra Fredda. Wikileaks svela alcuni retroscena.

17 / 3 / 2014

 Le agenzie riportano che al referendum in Crimea ha partecipato lo 83% degli aventi diritto al voto e il 95% ha optato per l'adesione alla federazione delle repubbliche di Russia. Un vittorioso plebiscito per Putin, un abbaiare alla luna per l'Alleanza Atlantica, che rinforza la posizione russa di vantaggio sul campo e nelle trattative in corso.

Certo il clima da Guerra Fredda si consolida, le tensioni sono palesi, il lavorio diplomatico intenso ma l'obiettivo rimane opaco. In questo periodo era scomparsa dal quadrante l'Ucraina, la sua crisi economica e della rappresentanza politica, tutto si è incentrato sulla linea di confine inesistente ma non per questo irreale tra Russia e Nato, che corre dal mar Baltico al mar Nero.

Ora il tema tornerà ad essere l'Ucraina per il potenziale ricatto di replicare il percorso di Crimea nelle regioni russofone ad ovest del fiume Dnieper. A nulla vale l'offeta USA di garantire l'approvigionamento di gas in sostituzione di quello russo: è un bluff, è noto che la possibilità di esportare il shale gas diverrà possibile solo dopo il 2015 e in quantità limitata, assolutamente non sufficiente per l'Ucraina e tantomeno per l'Europa.

Sui mercati finanziari, che sono un termometro affidabile dello stato delle relazioni internazionali, nessuno crede veramente allo scoppio di un conflitto armato fra Russia e Ucraina. Secondo Vadim Khramov, economista di Bank of America Merrill Lynch, «è improbabile» che il Cremlino «acceleri le decisioni per accettare la Crimea come parte della Russia» perché userà la penisola come uno «strumento di contrattazione» nei più ampi negoziati sul futuro dell’Ucraina e per rispondere alle sanzioni economiche degli Usa e dell’Ue.

Per sostanziare quanto già precedentemente pubblicato, per aprire qualche spiraglio di luce nell'intricata partita che è stata giocata e si sta ancora svolgendo in piazza Maidan e in tutta l'Ucraina riportiamo uno stralcio di un'articolo di Conn Hallinan, tradotto da Maria Chiara Starace per www.znetitaly.org

WikiLeaks, l’Ucraina e la NATO

Di Conn Hallinan

13 marzo 2014

L’occupazione russa della Crimea  è un caso di espansionismo aggressivo da parte di Mosca o è mirata a bloccare uno schema  da parte dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord   (NATO)  per  arrivare  proprio al confine occidentale della Russia? WikiLeaks ha rivelato un dispaccio segreto in cui si descrive l’incontro tra i diplomatici francesi e americani che suggeriscono la seconda ipotesi, un piano che era in programma almeno fin dal 2009.

Intitolato “A/S incontro di Gordon con i definitori delle politiche a Parigi,” il dispaccio riassume una riunione del 16 settembre 2009 tra Philip Gordon, allora Vice Segretario di Stato per gli Affari Europei ed Euroasiatici, e i diplomatici francesi Jean-David Levitte, Damien Loras e Francois Richier. Gordon è attualmente assistente speciale del presidente Obama per il Medio Oriente.

Mentre il grosso dei dispacci tratta di uno scambio di vedute riguardanti l’Iran, il secondo  argomento ed gli altri fino all’ultimo sono intitolati “L’ampliamento e il concetto strategico della NATO.” A questo punto Levitte, ex ambasciatore francese negli Stati Uniti dal 2002 al 2007, si inserisce  dicendo che il presidente [francese] [Nicholas] Sarkozy era ‘convinto che l’Ucraina sarebbe stata un giorno membro della NATO, ma che era inutile affrettare le cose  e farsi nemica la Russia, particolarmente se gli ucraini erano in gran parte contro questa adesione.” Gordon continua a parafrasare l’opinione di Levitte che “ La dichiarazione del vertice di Bucarest era molto chiara riguardo al fatto che la NATO aveva una porta aperta e che l’Ucraina e la Georgia avevano una propensione per la NATO.”

Levitte è attualmente membro dell’Istituto Brookings  di tendenza conservatrice.

Al vertice della NATO in Romania, nel 2008, alla Croazia e all’Albania è stato chiesto di aderire  – lo hanno fatto nel 2009 – e hanno rimandato una decisione riguardante la Georgia e l’Ucraina fino al dicembre 2008. In Agosto, però, le forze georgiane hanno attaccato la provincia  separatista dell’Ossezia del sud – forse con l’illusione che la NATO sarebbe andata in loro aiuto – avviando una guerra breve e disastrosa con la Russia. Il voto sulla Georgia e l’Ucraina  è stato messo da parte sia a causa di quella guerra che di un sondaggio Gallupp che indicava che il 40% degli ucraini consideravano la NATO una minaccia, mentre soltanto il 17% aveva un parere favorevole dell’Alleanza.

La mossa della NATO di estendere l’alleanza al confine russo è una mossa controversa  che viola lo spirito, se non la lettera, di un accordo del febbraio 1990 tra l’allora leader sovietico Mickhail Gorbaciov, il segretario di stato americano James Baker e il Cancelliere della Germania Helmut Khol.

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