Decolonize the Cop

Voci dal cumbre sociale: la battaglia sul clima fuori da COP 25

11 / 12 / 2019

Si sta tenendo in questi giorni nella capitale spagnola la venticinquesima edizione della COP, il summit internazionale incaricato di individuare linee guida comuni per la risoluzione della crisi climatica.

Prevista in Cile, la COP25 è stata rapidamente spostata in Spagna dopo l’esplosione delle rivolte contro Piñera e la crisi sociale. Una scelta, ci ha spiegato Xenia di Fridays For Future Madrid, dovuta alla disponibilità del Paese iberico a ospitare il summit negli stessi giorni previsti inizialmente. Una disponibilità non casuale, sembrerebbe, dato che la decisione è stata resa nota a meno di dieci giorni dalle elezioni del 10 novembre, le quarte in quattro anni. Una mossa elettorale, così la leggono i ragazzi e le ragazze di Fridays For Future, messa in campo dal leader socialista Sanchez per capitalizzare consenso intorno alla risoluzione della crisi climatica.

Le mobilitazioni per il clima in Spagna di fatto non esistevano prima del 15 marzo 2019: da allora, sono state tre le manifestazioni oceaniche che hanno attraversato Madrid, ciascuna delle quali ha portato in piazza più persone della precedente. La Marcha por el clima del 6 dicembre, con cinquecento mila partecipanti, è la manifestazione più grossa per l’ambiente che si sia registrata in Spagna e, in generale, una delle più grandi nella storia del Paese.

Un primo dato saliente è la partecipazione, in termini assoluti, a una manifestazione dichiaratamente convocata in risposta alla COP25. Il secondo, è che questa mobilitazione sia stata organizzata da un grande ombrello, rappresentato dalla sigla By2020, al cui interno il movimento che davvero spicca è proprio Fridays For Future. Per la prima volta nella sua giovane storia, il movimento nato da Greta Thunberg si è impegnato non più a chiedere alle istituzioni provvedimenti, a fare pressioni per la dichiarazione dell’emergenza climatica, ma per prendere posizione chiara su una kermesse istituzionale, facendosi protagonista e traino di una mobilitazione con obiettivi – e nemici – precisi. Un segnale importante per il movimento transnazionale, indice di una trasformazione interna – e di una maturità politica - che lo rende estremamente diverso rispetto alle sue prime apparizioni pubbliche

C’è di più: non sono mancate le polemiche per la decisione di mantenere una presidenza cilena per la COP. Negli ultimi mesi, dallo scoppio delle proteste in Cile, la gestione dell’ordine pubblico ha fatto ricorso a misure repressive violentissime: tra il reintegro del coprifuoco, la sistematica sparizione di persone e l’esercito ovunque, la situazione cilena ricorda drammaticamente quella post-golpe di Pinochet. Le accuse di tortura arrivano anche da organi istituzionali come l’ONU, dacché stupisce la decisione di mantenere inalterata la presidenza della COP. La stessa centralità garantita al Cile all’interno del summit istituzionale è stata riconosciuta e contestata dai movimenti all’interno della Cumbre social por el clima, il contro-summit organizzato dal 6 al 13 dicembre.

L’appello di convocazione alla manifestazione di venerdì 6 e alla cumbre social, organizzata negli spazi dell’Universidad Complutense de Madrid, conteneva infatti una chiara dichiarazione di solidarietà al popolo cileno, una netta condanna all’operato di Piñera e sottolineava la volontà di costruire uno spazio di dialogo e confronto che garantisse alle comunità del Sud Globale voce e forza. 

Un proposito che possiamo dire essere stato mantenuto. Al centro della cumbre sono state poste le battaglie indigene centro e sudamericane, con testimonianze dei popoli Mapuche, Quilombola, Quechua. Il lavoro di inchiesta che alcune ONG hanno condotto sugli sponsor della COP è un altro segnale in questa direzione: multinazionali come Endesa, Iberdrola, Suez, Santander, BBVA, Acciona e Indra sono state segnalate sia per le effettive emissioni di CO2, che le inseriscono tra le prime aziende spagnole per inquinamento, sia per il loro ruolo nell’espropriazione e nella spoliazione di interi territori nelle Americhe e in Asia. La sponsorizzazione del summit è stata infatti una ghiotta occasione di greenwashing, con cartelloni pubblicitari in ogni angolo di Madrid, a riprova del carattere controverso e contraddittorio della Conferenza delle parti.

Anche nel dialogo con Fridays For Future, ad emergere è la volontà di riuscire a garantire, attraverso la visibilità assunta dal movimento, spazio e attenzione alle battaglie contro il neo-colonialismo combattute da diverse comunità nel “sud del mondo”. Nell’international meeting di FFF i keynote speaker appartenevano, tra le altre cose, ai nodi territoriali di Fridays For Future Uganda, Sudafrica, Bangladesh etc., e gli interrogativi posti al centro della riflessione hanno riguardato proprio il lavoro da intraprendere per garantire centralità a queste istanze. In che modo i nodi europei di FFF possono costruire battaglie comuni con gli attivisti e le attiviste dello stesso movimento che vivono in territori devastati da anni di crisi climatica e ambientale? In che modo, all’interno della visibilità mediatica e di immaginario, è possibile garantire alle voci del Sud Globale centralità e preminenza?

Sono queste le questioni preminenti emerse all’interno della cumbre, sulle quali il dibattito è tutto da esplorare e costruire.

*** Ph. Credit EFE/Rodrigo Jimènez

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