Da Cancun - Questa terra è la nostra terra

7 / 12 / 2010

La relazione tra agricoltura e cambiamento climatico è al centro della discussione di queste giornate a Cancun sia all'interno della Cop16 dove si vuole introdurre anche il settore agricolo nel meccasismo dello scambio dei crediti di emissioni, ma soprattutto nella discussione dei movimenti.

L'agrobusiness da un lato la sovranità alimentare e la difesa della terra dall'altro: uno scontro moderno che non riguarda solo gli adetti ai lavori come ci spiega la rappresentante di Via Campesina in Europa.

Questi peraltro proprio i temi che nella preparazione delle mobilitazioni a Cancun avevamo avuto modo di discutere con la rappresentante del movimento Sem Terra brasiliani .

Intervista a Confederazione Contadina - Via Campesina Europa.

Dal 2007 siamo impegnati nella lotta contro il cambiamento climatico e seguiamo da vicino le negoziazioni sul clima per i collegamenti che hanno con la questione agricola. Vogliamo conoscere direttamente le decisioni che vengono prese dai governi su questi temi. I governi, come in molti altri casi agiscono sotto la pressione delle transnazionali, tanto è vero che le decisioni e discussioni a cui stiamo assistendo vanno a favore di questi interessi e non certo in quello dei piccoli contadini.

Basta pensare alle soluzioni che vengono proposte che sono quelle che noi chiamiamo le “false soluzioni”.

Il mercato del carbonio non può certo risolvere il problema dell'effetto serra ma invece va contro i nostri interessi.

La geo-ingegneria pretende addirittura di essere in grado, grazie all'invio di particelle nell'atmosfera, grazie all'immissione di ferro in modo massiccio nell'oceano, di sequestrare il carbonio.

Per noi tutto questo è assurdo, significa usare delle tecnologie per mantenere intatto un idea di sviluppo come quella in cui viviamo, mentre noi siamo dell'idea che bisogna cambiare totalmente questo sistema e smettere di credere che la scienza potrà dare risposta a tutti i problemi, in particolare quelli che lei stessa ha creato. Non si tratta di trovare soluzioni semplici, si tratta di mettere un freno e di cambiare radicalmente.

Gli Ogm non sono una soluzione. Ed è incredibile che ad esempio la Monsanto dica che il transgenico è una soluzione responsabile perchè non ci sarà più bisogno di lavorare la terra e non ci sarà emissione di gas serra. E' completamente grottesco. E non c'è niente da ridire perchè questo avrà conseguenze grottesche sulla stessa umanità.

L'agrobusiness è responsabile delle emissioni di gas serra dal 20% al 40% del totale se si mettono in conto l'utilizzo dei macchinari, il trasporto degli alimenti, la deforestazione etc .. Per cui si tratta di pensare un cambiamento radicale.

Per cui si tratta di tornare ad una visione locale, sostenibile dell'agricoltura sia per ragioni legate all'inquinamento che alla dimensione sociale.

A Cochabamba si è discusso l'Accordo dei popoli che contempla la difesa della Terra Madre. Per noi come Via Campesina è essenziale una visione della terra come qualcosa che non si può sfruttare all'infinito. Gli indigeni parlano di Madre terra, a noi in Europa questo può sembrare un concetto troppo spirituale a sfondo religiosose, ma in ogni caso la terra è matrice: ci nutre, ci da la possibilità di esistere e dunque non possiamo pensare di continuare a distruggerla.

A sinistra e a destra c'è una visione concorde su questa impostazione di attacco alla terra, di false soluzioni.

A noi preoccupa molto quando quelli che dovrebbero essere politicamente vicini a noi sulla questione rapporto agricoltura-scienza li avviene la rottura perchè viene riproposta una ideologia di progresso, di industrializzazione che resta dominante. La propaganda è stata ed è veramente ben fatta. Fin dal dopoguerra si è detto che tutto questo era necessario, non se ne poteva fare a meno, che questo era l'avvenire e che non accettarlo oggi significa essere retrogradi. Ma ora siamo arrivati al nodo di fondo che è pensare che in nome del progresso tutto sia illimitato. Siamo in una terra finita, ad esempio la possibilità di estrarre risorse non è infinita e dunque se si va avanti così non c'è futuro per i nostri figli.

Prima chi ci ha preceduto progettava e pensava un futuro e non avrebbero mai detto “fatti loro, ci penseranno quelli che vengono dopo” .

Oggi tutta la biodiversità selvaggia e coltivata è in pericolo e questo comporta un futuro impossibile. Io non sono catastrofista, penso ci siano delle soluzioni se siamo degli esseri umani che guardano la realtà, che cercano di risolvere i problemi, che cambiano il sistema e il modo di vivere.

Questo non significa essere infelici ma anzi progettare nuove relazioni. E' un discorso di cui oggi sono protagonisti anche i giovani, nati in quella che viene presentata come “abbondanza”, e che stanno agendo e riflettendo sulla necessità del cambiamento.

Le soluzioni “teciniche”, gli OGM, la bio-ingegneria non solo altro che false soluzioni dettate dalle trasnazionali nel loro tentativo di voler essere i “padroni del mondo”.

A cura Associazione Ya Basta Italia

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