Cosa intende il ministro degli Esteri israeliano quando parla di "normalizzazione"

9 / 9 / 2020

Traduzione di Dario Fichera dall’articolo originale pubblicato su haaretz.com. Didascalia immagine: Un dettaglio dell'aeromobile utilizzato dalla compagnia di bandiera israeliana El Al per il volo LY971, primo collegamento commerciale tra Israele e gli Emirati, che ha trasportato lo scorso 31 agosto la delegazione diplomatica israelo-statunitense, guidata dal genero di Tump Jared Kushner da Tel Aviv ad Abu Dhabi. L'aereo, recante la scritta "PACE" in ebraico, arabo ed inglese, portava il nome di Kiriat Gat, città costruita nel 1954 sulle macerie di Iraq al-Manshiyya, uno dei villaggi palestinesi sottoposti a pulizia etnica durante la "Nakba" del 1948.

Il ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi è un grande statista di spicco ed una grande speranza in pensione. Ma i centristi, che hanno disperatamente bisogno di un leader, potrebbero ri-elevarlo al ruolo di “grande speranza”.

Le sue dichiarazioni sono rare, non dice niente di niente, perché non ha niente da dire o perché ha paura di dire ciò che ha da dire - la prima possibilità è la più probabile - e quindi ogni sua piccola dichiarazione merita attenzione.

La scorsa settimana Ashkenazi ha detto al ministro degli esteri tedesco che Israele è passato "dall'annessione alla normalizzazione". La risposta dell’Europa è stata un grido di giubilo, al quale è seguito l’annuncio di una speranza di ripresa dell’Association Council, un dialogo diplomatico di alto livello tra l'Unione Europea e Israele. L'Europa vuole così tanto tornare ad amare il suo beniamino, Israele - basta liberarlo dalla presa del primo ministro Benjamin Netanyahu. 

Per stare sicuri, Ashkenazi ha aggiunto i soliti cliché infondati che sono parte del suo repertorio ormai da anni: "Abbiamo lasciato la porta aperta ai nostri vicini e ora tocca alla loro decisione e alla loro scelta".

Quando uno statista israeliano usa il termine normalizzazione, intende mantenere lo status quo, che è la situazione normale per la maggior parte degli israeliani. Qualsiasi violazione richiede una normalizzazione immediata, un ripristino dello status quo ante. Un esempio? I bambini palestinesi sono condannati a vivere a poca distanza dal mare e trascorrere la loro infanzia, e talvolta tutta la loro vita, senza mai vedere la spiaggia. Questa è una situazione normale. Se vengono scoperte delle brecce nella recinzione di confine ed i palestinesi riescono a raggiungere la spiaggia in un torrido giorno di agosto, la normalità è stata interrotta e deve essere ripristinata con la forza.

Un altro esempio: le proteste sono consentite vicino alla residenza del Primo Ministro in Balfour Street, ma sono vietate nel villaggio palestinese di Bil'in . È normale in una democrazia. È del tutto normale imprigionare due milioni di persone per molti anni: cosa potrebbe esserci di più normale? – e bisogna aspettarsi che si se ne restino buoni in silenzio. Se alzano la testa e si ribellano contro questa situazione folle, la normalità deve essere immediatamente ripristinata; cioè il loro sottomesso ritorno alla gabbia. Lascia che restino in ginocchio a Gaza, marciscano per sempre e creino la normalizzazione con Israele.

È normale che un paese venga chiamato democrazia quando circa la metà delle persone sotto il suo governo diretto e indiretto vive sotto una dittatura totalitaria. È normale che due popoli possano vivere in un paese, i nativi sono privi di diritti mentre gli immigrati e i loro discendenti hanno tutti i diritti. È normale che Israele possa violare lo spazio aereo sovrano di qualsiasi paese della regione, per spiare e bombardare, ma a nessuno è permesso far volare nemmeno un pallone in territorio israeliano. È normale che i palestinesi siano le uniche persone al mondo che non appartengono a nessun paese. È normale per un paese governare territori che nessun altro paese riconosce, e tuttavia essere il paese più privilegiato al mondo, ad eccezione degli Stati Uniti, quando si tratta di far rispettare il diritto internazionale. È normale che uno dei paesi più armati e ricchi del mondo riceva uno dei più generosi aiuti econmici della storia. È normale che una delle speranze per gli elettori non di destra annunci di sostenere la normalizzazione.

Quando Ashkenazi ha parlato di normalizzazione, non intendeva la normalità. Normalità significa uguaglianza tra due popoli. Ashkenazi non lo sogna neanche lontanamente. La normalità prevede che un'occupazione militare duri per un periodo di tempo molto breve. La normalità è che un paese obbedisca al diritto internazionale, quel genere di cose sensazionaliste. Normale è che un paese venga punito per i suoi crimini di guerra.

Ashkenazi non vuole tutto questo. Il centro politico rappresentato da Ashkenazi vuole solo la quiete. Questa è la normalizzazione. Lasciatelo in pace sulla questione dell’occupazione. Lasciate che i lavoratori palestinesi costruiscano le case, pavimentino le strade e poi tornino normalmente alle loro gabbie. Lasciate che l'esercito israeliano invada di notte le loro case e li arresti a suo piacimento, e di giorno li tirannizzi, umili e fucili liberamente. È normale. Tutti gli altri comportamenti sconvolgono la normalità. Ashkenazi vuole la normalità, è così che Ashkenazi porta la speranza. 

Ora tutto dipende dai palestinesi, lasciate che si arrendano a questa realtà. Così avremo la normalizzazione con loro.

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