Continua la guerriglia diplomatica

La destabilizzazione continua per il mantenimento dei rapporti di forza sul tavolo negoziale internazionale.

di Bz
10 / 3 / 2014

"Questa è la Primavera della Crimea": ha detto il premier Serghiei Aksionov, scatenando l'urlo "Russia, Russia!" delle migliaia di manifestanti filo-russi in un comizio in piazza Lenin a Simferopoli. "Il 16 marzo sarete voi a decidere il destino della Crimea", ha aggiunto, facendo riferimento al giorno in cui i residenti in Crimea sono chiamati al referendum 'secessionista'.

Continua la guerriglia diplomatica incrociata tra i diversi attori nazionali ed internazionali che sono alla ricerca di una soluzione 'onorevole' per tutti del passaggio dei poteri in corso a Kiev e in Crimea. Gli USA accoglieranno mercoledì il premier ucraino Arseni Iatseniuk mostrando al mondo che l'Ucraina è sotto protezione e guai a chi osa mettere in discussione la legittimità del nuovo Governo, messaggio per la Russia che continua a considerareYanukovich il legittimo presidente ucraino.

Intanto, mentre in Crimea continuano le dismissioni di alti gradi dell'esercito e della marina ucraina per passare agli ordini russi, Kiev manda a dire alla Crimea che sospende le transazioni e i pagamenti garantiti centralmente dal Ministero del Tesoro, mettendo in seria difficoltà la vita economica e amministrativa della Repubblica autonoma.

Si usano tutte le armi di ricatto possibile per mantenere destabilizzare gli equilibri raggiunti nel mentre tutti continuano a dichiarare di cercare una soluzione negoziale a garanzia internazionale.

E' bastato l'annuncio della Duma [parlamento] di Crimea di aver fissato il referendum annunciato, dove si chiede se rimanere con autonomie forti in Ucraina o ritornare ad essere parte integrante della Russia, per il 23 febbraio, per far scatenare il fuoco di sbarramento diplomatico da parte europea e statunitense.

E' un segno di quanto delicata sia la situazione lungo il crinale che separa l'Europa dalla Grande Russia, di quanto sia incistato nei territori dell'Ucraina il vantaggio politico, militare ed economico di Putin, che molto candidamente continua a sostenere l'illegalità del governo ucraino in carica e la libertà di opinione e di scelta politica dei suoi cittadini, beccandosi dello "sfrontato bugiardo".

Si sa che le parole lasciano il segno ma non producono effetti concreti, infatti, dopo le dichiarazioni di fuoco congiunte delle diplomazie europee e americane, sono arrivati nuovi segnali distensivi che vanno nel segno del lavorio internazionale dei giorni precedenti.

Infatti le agenzie riportano le dichiarazioni di Obama che tra l'altro dice: "i governi di Ucraina e Russia dovrebbero tenere colloqui diretti, facilitati dalla comunità internazionale e da osservatori internazionali, affinché si possa garantire che i diritti di tutti ucraini siano protetti, come quelli dei russi, che le forze russe tornino nelle loro basi, e che la comunità internazionale lavori insieme per sostenere il popolo ucraino in vista delle elezioni di maggio" ed ha concluso dichiarando che il Segretario Kerry avrebbe continuato il suo dialogo con il ministro degli Esteri russo Lavrov, il governo dell'Ucraina e gli altri partner internazionali, nei giorni a venire, per raggiungere questi obiettivi.

Dopo 48 ore di intenso lavoro diplomatico tra tutte le parti si sono ritrovati toni distensivi nelle dichiarazioni di tutte le parti in causa nella vicenda ucraina. Così è stato per le dichiarazioni del neo ministro degli esteri ucraino Andrei Deshizia, in visita a Parigi, ha detto infatti di voler risolvere "pacificamente" la crisi con la Russia. "Noi vogliamo risolvere pacificamente questa crisi. Non vogliamo combattere i russi". "Vogliamo - ha proseguito Deshizia - mantenere un buon dialogo, buone relazioni con il popolo russo. Apprezziamo tutti i contatti possibili".

Dopo queste dichiarazioni c’è stato uno scroscio di interventi in tal senso: Serghiey Lavrov che si è incontrato con John Kerry confermavano la volontà di ricercare una soluzione e che mai s’è pensato ad una guerra, mentre Barroso per l’Europa, si è sbilanciato garantendo un prestito di 11 miliardi e un impegno per un sostegno in sede di FMI per un sostegno economico di lungo termine.

Infine, in serata, a suggellare l’accordo raggiunto e concludere la girandola di dichiarazioni diplomatiche il ministro degli esteri russo Lavrov ha detto che Russia e Usa sono d'accordo a impegnarsi per "rimettere in opera gli accordi conclusi il 21 febbraio" fra l'allora presidente ucraino Viktor Ianukovich e le opposizioni con la mediazione Ue. Accordi che prevedevano un governo di unità nazionale ed elezioni dopo l'estate.

Insomma in ordine alla crisi Ucraina si potrebbe affermare ‘tanto tuonò che piovve’ ma sarebbe una affermazione superficiale che non coglie i delicati equilibri che sottendono la soluzione come quanto intricati siano stati i posizionamenti degli attori internazionali durante le fasi della rivolta di Maidan che hanno portato all’allontanamento forzato di Yanukovich, col Parlamento ucraino che, improvvisamente, gli girava le spalle.

Alcuni retroscena, in cui il ruolo dei servizi è evidente, vanno richiamati all’attenzione, giacché la loro divulgazione è stata occultata dai media d’opinione mentre sono ampiamente girati in rete.

Victoria Nuland, leader neocon ora Segretario di Stato aggiunto per gli Affari Europei, è stata registrata mentre diceva ad un collega neo-con, l’ambasciatore USA Geoffrey Pyatt: “L’uomo è Yats. Ha l’esperienza economica, ha l’esperienza governativa. E’ l’uomo che sai … “ come riportato in un video che circola in rete.

E immaginate un po’, il governo provvisorio formato dopo il colpo di stato ha designato primo ministro l’uomo della Nuland, Yats, Arseniy Yatsenyuk! Quando si dice il caso …

Così come quella intercettazione telefonica, riconfermata anche dalle asserzioni dal ministro degli esteri estone Paet al Manifesto di oggi, in cui, tra la Ashton, rappresentante europeo, e la stessa Paet, si afferma che i cecchini che dai tetti hanno sparato su piazza Maidan uccidendo decine di manifestanti e poliziotti, non erano Berkut - le squadre speciali - bensì uomini del servizio d'ordine della piazza.

Le pressioni americane, come nel caso Timoshenko e la sua rivoluzione arancione, nell’ultima fase della rivolta ucraina sono state molto forti ed evidenti da far insistere la diplomazia russa e lo stesso Putin in secche dichiarazione circa la illegittimità del governo in carica, fino a considerare la cacciata di Yanukovich un colpo di stato.

Certamente è tutto un gioco delle parti, in cui questa specie di guerra fredda, agita per mezzo della rete informatica e comunicativa, dell’intelligence vecchio e nuovo stile, ha un grandissimo peso e di cui non siamo in grado di comprenderne la portata.

Una formidabile partita nel gioco del Risiko reale in cui sulla rottura della delicata faglia che collega il Mar Baltico col Mar Nero sono in predicato l’instabile equilibrio tra l’espansionismo economico europeo, col trainer tedesco a far da apripista, la penetrazione sempre più ad est degli avanposti della Nato e la claustrofobia della Grande Russia.

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