Colombia - elezioni regionali e comunali. Risultati a macchia di leopardo, governo battuto nelle grandi città

30 / 10 / 2019

Le elezioni in Colombia che danno la speranza: a Bogotà le amministrative di domenica eleggono la prima sindaca donna di una capitale in America Latina, esponente del movimento LGTBI;  nella regione del Cauca il primo governatore afro, nel municipio di Silva la sindaca è un’indigena misak. E poi contadini, ex guerriglieri, militanti: una sonora sconfitta per il partito al potere Centro Democratico, un’appello corale per la pacificazione e la giustizia sociale.

È Claudia López la prima donna che arriva a ricoprire il ruolo di sindaco in una capitale latinoamericana: ecologista, lesbica e in prima linea per i diritti della comunità LGBTI,  la candidata del partito progressista Alianza Verde ha vinto questa domenica durante le elezioni amministrative colombiane lo scranno più alto di Bogotà con il 35, 21%: “La città ha votato per distruggere machismo ed omofobia - ha dichiarato appena eletta la Lopez - il cambiamento e l’uguaglianza sociale sono ormai inarrestabili”. Il suo, un programma elettorale innovatore e progressista, nel quale spiccano le politiche di genere e a favore dei settori emarginati, la lotta contro il razzismo e per i diritti delle comunità indigene ed afrodiscendenti e l’inclusione effettiva della popolazione nella costruzione della pace. 

Insieme a lei hanno vinto in tanti municipi forze e volti antitetici all’uribismo, ovvero le politiche di destra, xenofobe e neoliberiste che hanno nel senatore ed ex Presidente della Repubblica Alvaro Uribe Velez (2002 - 2010) il maggiore promotore. Che con l’attuale presidente Duque - suo figlio politico - registra una sconfitta senza appello : c’è Mercedes “mama” Tumbalá Velasco, indigena misak nata nel villaggio de La Campana, nel territorio indigeno  Guambía,ora sindaca  di Silvia. Mentre Elías Larrahondo Carabalí sarà governatore della sua regione, il Cauca: è il primo afrodiscedente a riuscirci. E c’è perfino l’ex guerrigliero delle FARC- Ep Guillermo Enrique Torres Cueter - e candidato del partido  Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común - che vince nel municipio di Turbaco nella regione del Bolívar. Oltre la López altre otto persone LGBTI sono state elette in diversi territori. E poi ci sono città di massima importanza come Medellín, Cali, Villavicencio, Manizales: tutte hanno ceduto il passo a candidate e candidati che soprattutto hanno presentato un programma di pacificazione e contrasto al conflitto sociale ed armato. 

La Colombia alza la testa e si schiera al fianco di Paesi del Continente - Cile in prima linea - che stanno stanno dicendo basta  alle dittature dell’economia.

E con Claudia Lopez e gli altri disegna un nuovo possibile volto del Paese andino che da tre anni sta affrontando un durissimo percorso di pacificazione, partito con la firma degli Accordi di Pace nel dicembre del 2016 fra il governo dell’ex presidente Juan Manuel Santos e l’esercito guerrigliero FARC-Ep e caratterizzato da un’escalation di violenza che ricorda gli anni bui della guerra sucia: ad oggi dalla firma degli Accordi si contano oltre 700 leader ed attivisti ammazzati, fra cui tante donne e circa 130 ex guerrigliere e guerriglieri fariani che in virtù degli accordi avevano lasciato le armi e stavano tentando un reinserimento nella società civile. Una matanza fatta anche del ritorno del fenomeno dei falso positivos - contadini assassinati e fatti passare dall’esercito per guerriglieri - da un alto numero di desparecidos e connessa al dilagare di nuovi eserciti paramilitari legati al narcotraffico e conniventi col sistema di sfollamento forzato - si parla di dieci milioni di persone sfollate su una popolazione di 45 - per l’accaparramento dei territori. E che le scelte politiche del governo hanno esplicitamente  favorito.

Fin dalla campagna elettorale, l’allora candidato alla presidenza  per il partito Centro Democratico, Ivan Duque, aveva fatto dell’attacco agli Accordi di Pace uno dei punti cardine. Da presidente ha proseguito in questo solco, disconoscendoli e minandoli attraverso ad esempio il depauperamento dei suoi organismi più importanti come la JEP - Giurisdizione Speciale per la Pace - e non permettendo la corretta applicazione dei punti faticosamente elaborati in quattro anni di negoziati all’Avana, accompagnati dalla comunità internazionale e dall’Onu.

Ed uno dei risultati più gravi è stato l’annuncio in agosto della ripresa delle armi di una parte delle FARC con una nuova strategia basata sull’alleanza con l’altra guerriglia colombiana – l’Ejercito de liberación nacional (Eln). 

Per l’uribismo le elezioni di domenica rappresentavano un passaggio chiave per consolidare un progetto politico basato sullo spoglio delle materie prime e dei territori a danno di popolazioni indigene, afro e contadine, da una connessione a doppio filo con l’amministrazione Trump in particolare per la questione venezuelana. Forte dei grandi successi elettorali rappresentati dal plebiscito contro gli accordi di pace nell’ottobre del 2016 e dalle vittorie alle presidenziali e al Congresso, il Centro Democratico non ha preso in considerazione la volontà ferma di una popolazione di pacificare finalmente il proprio Paese, straziato da sessant’anni da una guerra interna sanguinaria. E dalla capacità di auto organizzazione delle comunità locali, capace di esprimere candidati relazionati ai veri problemi dei territori e non espressione di una borghesia ricca ed elitaria. Solo qualche mese fa il rigurgito orgoglioso degli indigeni aveva dato vita ad una straordinaria Minga contro il Piano di Sviluppo del governo che aveva previsto nuove concessioni minerarie e petrolifere e che a partire dal Cauca aveva attraversato con i suoi messaggi l’intera Colombia, bloccando per un mese la Panamericana. Una volontà di cambiamento e di giustizia sociale che si è tradotto domenica nel voto. 

Ángela María Robledo, braccio destro nella campagna per la Lopez, parla di “un vero salto storico per le donne in Colombia”, che con queste amministrative arrivano alla seconda carica per importanza nel Paese, dopo quella del Presidente. Claudia Lopez come prima importante mossa, ha incontrato questa mattina gli studenti dell’Università pubblica bogotana, che da mesi manifestano per laccetto allo studio e contro le privatizzazioni e che sono stati oggetto di una violenta repressione da parte delle forza antisommossa ESMAD. 

“La Lopez inizia un mandato difficilissimo con la città di Bogotà, ma le donne che sono state al suo fianco durante la campagna saranno con lei”, ha concluso la Robledo. 

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