Climate crisis is a racist crisis

Dal 26 al 31 luglio, Climate Camp a Broxbourne, nordest di Londra organizzato da Reclaim The Power

2 / 8 / 2019

Dal 26 al 31 luglio, il movimento radicale inglese Reclaim The Power ha organizzato un Climate Camp a Broxbourne, nordest di Londra. “Power beyond borders” il nome scelto per la settimana di iniziative, azioni e dibattiti all’insegna della sovrapposizione tra giustizia climatica e questione migrante.

Nella periferia londinese, a un palmo da una centrale elettrica a gas di proprietà della multinazionale Drax, alcune centinaia di tende hanno occupato un enorme campo per l’appuntamento annuale di Reclaim The Power (RTP). La rete, nata nel 2012 nel solco delle azioni di “No dash for the gas”, è un movimento di portata nazionale articolato in nodi locali. All’interno del camp, per definirsi gli attivisti e le attiviste usano la locuzione “grassroot direct action network”, ponendo l’accento sulla radicalità e sulla centralità delle pratiche all’interno della loro riflessione. Rivendicano, in opposizione a altri movimenti inglesi, la matrice spontaneamente anticapitalista della rete, che li ha portati rapidamente a un approccio complessivo, unendo alla lotta per la giustizia climatica le battaglie per la giustizia sociale ed economica.

Nei sette anni di lotte, RTP ha intrecciato rapporti con movimenti da tutta Europa, molti dei quali hanno preso parte al camp: oltre a Ende Gelände, che ha formalmente sostenuto il campeggio londinese e il Climate Camp veneziano, sono intervenuti attivisti/e di Hambi Bleibt, Extinction Rebellion, Code Rood e altri gruppi da tutta Europa.

Il programma del camp di quest’anno, fittissimo, era un tentativo di riprodurre la complessità della discussione interna al network: nei primi quattro giorni ai workshop e alle plenarie sull’estrazione del gas e sulle politiche inglesi in materia di transizione ecologica si sono alternate le voci dei movimenti contro la repressione, le esperienze di attivisti e (soprattutto) attiviste d’oltreoceano, in particolare di comunità del Sud Globale. Si è parlato delle battaglie contro l’espansione dell’aeroporto di Heathrow e del loro legame con la lotta di migliaia di migranti: l’allargamento della struttura porterà infatti alla demolizione di due centri di detenzione per migranti, i cui “ospiti” saranno deportati all’interno di una nuova, enorme, struttura. Sono stati due i laboratori condotti da persone con disabilità, volti a presentare non solo il punto di vista di un gruppo sociale soggetto a molteplici livelli di discriminazione, ma anche a fornire strumenti utili per la costruzione di mobilitazioni, azioni e iniziative accessibili a chiunque. Hanno partecipato alcuni gruppi antifascisti londinesi, si è parlato di ecologismo e Rojava e di sorveglianza digitale.

Ma veri protagonisti della discussione sono stati antirazzismo e antisessismo.

Reclaim the power

29 luglio - End the hostile environment

Adottando una definizione di Theresa May, la prima a parlare di hostile environment, la riflessione di numerosi gruppi per i diritti dei/lle migranti si è concentrata dalla Brexit in poi su tutti quei muri immateriali, su quelle barriere di leggi, impedimenti e rallentamenti che complicano e rendono incredibilmente difficoltoso ai non-inglesi l’accesso alla sanità, alla formazione, al mondo del lavoro, alla casa e a molti altri servizi di base. Una riflessione immediatamente assunta, in forma di solidarietà, dal movimento per la giustizia climatica, che sul concetto di hostile environment ha trovato un ponte, comunicativamente efficace, per legare le istanze ecologiste alle battaglie antirazziste. Con un approccio de-coloniale e queer, Reclaim The Power ha prestato ascolto e messo a disposizione le proprie forze alle istanze di numerosi gruppi attivi in tutto il territorio inglese, collaborando tra gli altri con All African Women’s Group, End Heathrow Immigration Detention (EHID), North East London Migrant Action e con il gruppo Women of Colour della Global Women’s Strike.

Con questa prospettiva, lunedì 29 luglio centinaia di persone sono partite dal camp per un presidio sotto l’Home Office, un dipartimento governativo incaricato della gestione delle politiche migratorie, delle forze dell’ordine e della sicurezza. «We are here because you are still there» grida Crystal, di Women Against Deportation, rivolta all’HO, «ma nonostante le difficoltà, le discriminazioni, la repressione, mi guardo intorno e vedo la risposta: la solidarietà». Un concetto storicamente caro anche ai movimenti tedeschi e centrale nella riflessione transfemminista, che Reclaim The Power ha assunto «facendo prima per bene i compiti», con la consapevolezza che affrettare il passo avrebbe potuto significare scivolare nelle logiche di appropriazione culturale storicamente occidentali. Obiettivo della protesta, oltre a quello già dichiarato, era però fornire un avvertimento: è già in programma per ottobre una nuova mobilitazione contro lo stesso dipartimento per portare avanti le rivendicazioni riportate da World Without Borders, una coalizione di gruppi da tutta Inghilterra impegnati nella battaglia per i diritti dei migranti.

Il presidio di lunedì si è quindi svolto tra performance e rappresentazioni teatrali sulle difficoltà che alcune donne delle comunità migranti presenti hanno fronteggiato in un’Inghilterra che la Brexit ha reso meno sicura e più intransigente, ed è tra una e l’altra testimonianza che arriva l’annuncio del blocco condotto da un piccolo gruppo contro Hallmark, la compagnia di trasporti che fornisce al governo gli autobus per il trasporto dei migranti dai centri di detenzione all’aeroporto per i rimpatri. Un’azione pensata insieme ai movimenti antirazzisti e gestita come la prima volta in cui in Inghilterra la lotta antirazzista ha fatto ricorso a una pratica, quella del blocco, tipica dei movimenti per la giustizia climatica.

30 luglio - Action on new gas infrastructure

Il penultimo giorno del camp è stato dedicato alle azioni dirette contro le infrastrutture del gas. Dopo le storiche battaglie contro il combustibile fossile, la riflessione di Reclaim The Power si è rivolta verso quella forma di energia che il governo si ostina a presentare come l’alternativa green al fossile. Una narrativa distorta e pericolosa, che ha prestato il fianco a un plateale greenwashing in Inghilterra - e non solo. La Gran Bretagna al momento sta infatti investendo in gasdotti e centrali a gas più di qualsiasi altro Paese in Europa, colpevolmente omettendo i costi in termini di impatto ecologico su ambiente e sottosuolo. Il target delle azioni è quindi stata Drax, una multinazionale di fornitura energetica già sanzionata per i ricorso a combustibili fossili, biomasse e, ora, gas. Stiamo infatti parlando del colosso responsabile delle più alte emissioni di CO2 in Inghilterra, che dopo i provvedimenti in materia di transizione ecologica ha spostato la propria attenzione su quella che vorrebbe definire una fonte green.

Reclaim the power

Nonostante la prossimità del campeggio a una centrale a gas di Drax, Reclaim The Power ha voluto portare altrove la protesta, in uno dei luoghi simbolo del capitalismo di tutti i tempi. Nel cuore della City di Londra, centinaia di attivisti e attiviste hanno bloccato tutti gli ingressi all’edificio che ospita il quartier generale di Drax.

Secondo le consuete modalità nordeuropee, raggiunta la stazione di Liverpool St. il concentramento si è diviso in tre finger raggiungendo l’obiettivo per vie diverse prima di procedere con l’effettivo blocco dell’edificio. Dopo circa un’ora, alle 9:00, la polizia ha chiuso definitivamente al traffico l’area circostante, mentre i/le manifestanti impedivano ai/alle dipendenti di accedere ai propri uffici. Una volta ottenuto il risultato principale, i numerosi affinity group hanno impegnato il pomeriggio in una serie di blitz, due dei quali hanno avuto come target diversi istituti bancari, colpevoli di finanziare le multinazionali del carbonfossile. All’azione contro Barclays si è aggiunta nelle prime ore del pomeriggio l’incursione nella sede centrale della Standard Chartered Bank, che nel solo 2019 ha investito 635mln di euro nel TAP. Gli attivisti e le attiviste hanno occupato l’atrio della banca provando ad aprire un lungo gasdotto gonfiabile e hanno letto un comunicato in solidarietà della lotta No Tap. Proteste sono andate in scena anche davanti agli uffici di Deloitte e Schroders, e tra quanti/e rimasti/e al camp alcuni/e hanno deciso di raggiungere la centrale Drax lì presente in canoa. Il tutto in contemporanea a un’altra azione, nel Lincolnshire, a nord, dove alcune decine di attivisti/e hanno occupato il cantiere di Keadby 2, l’unica nuova centrale a gas in costruzione in Inghilterra. Un blocco che è andato avanti a oltranza fino a sera e impedendo qualsiasi progresso nei lavori.

Si è mantenuta quindi quella dimensione di pluralità e sdoppiamento delle azioni – una strategia volta anche a disorientare le forze dell’ordine – vista già il 29: a essere toccati dalle proteste sono insieme le istituzioni responsabili e le infrastrutture materiali (siano quelle per la deportazione dei migranti o quelle per l’estrazione di gas dal sottosuolo), in un continuo rimando ai molti volti e alle mille articolazioni del sistema che i movimenti per la giustizia climatica vogliono cambiare.  Il camp inglese è uno degli ultimi appuntamenti europei prima dell’appuntamento italiano, che si terrà al Lido di Venezia dal 4 all’8 settembre.

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