Cile: le proteste degli studenti mandano a casa il ministro dell'istruzione

22 / 4 / 2013

Dopo la destituzione del ministro dell'istruzione del Cile, in molti si chiedono se questo basterà a placare il movimento studentesco del paese che da tempo ne chiedeva le dimissioni.

Il Senato ha votato mercoledì 17 aprile a favore della destituzione di Harald Beyer, accusato di “violazione dei principi di probità, “non esercitare il controllo gerarchico sulle dipendenze del ministero” e “mancanze nel monitorare il lucro”.

Agli inizi di aprile la camera dei deputati aveva sospeso il funzionario per impeachment. Beyer, che respinge le accuse, non potrà assumere alcun incarico pubblico per i prossimi cinque anni. Il Governo ha lamentato la destituzione e il presidente Sebastian Pinera ha accusato la coalizione di centro sinistra Concertacion, che ha la maggioranza al Senato, di avere votato contro Beyer per “ragioni politiche”. Nel 2008 il Congresso aveva destituito l'allora ministro dell'Educazione della Concertacion, Yasna Provoste, con simili accuse, dunque alcuni esponenti del Governo ritengono che l'allontanamento di Beyer sia avvenuto per “vendetta”.

Al di là di questo, l'uscita di Beyer era reclamata dai leader degli studenti che da un paio di anni realizzano cortei e scioperi per chiedere un'educazione pubblica, gratuita e di qualità. Giovedì 11 aprile la Federazione degli Studenti dell'Università e la Confederazione degli Studenti hanno tenuto la prima manifestazione di massa dell'anno, con una marcia che ha coinvolto 150.000 persone secondo gli organizzatori, 80.000 secondo le forze dell'ordine. Per il prossimo 8 maggio hanno già convocato una seconda mobilitazione nazionale.

Molti degli studenti che manifestano oggi avevano preso parte alla cosiddetta rivoluzione dei pinguini del 2006, un'analoga ondata di protesta degli studenti degli istituti superiori contro il governo di Michelle Bachelet. In Cile il movimento studentesco vanta un'antica tradizione. Gli studenti erano stati i primi a manifestare contro la dittatura di Augusto Pinochet. Una simile eredità spiega come gli studenti abbiano potuto organizzarsi in maniera così solida per pianificare le proteste iniziate nel 2011. Istituti superiori e università presentano un sistema interno ben oliato: ogni istituto ha assemblee, dove gli studenti possono votare le misure proposte di volta in volta; la decisione che ne esce passa ad un forum in cui convergono le varie federazioni del paese. Da qui nasce una posizione unitaria. L'assoluta democrazia del movimento studentesco, a detta degli esperti, è il segreto del suo successo.

Gli studenti cileni si sono contraddistinti anche per le modalità con cui hanno espresso le loro ragioni, dalle marce alle occupazioni, dal celebre “besaton” alle biciclettate. Non sono mancati certo episodi di violenza; ciononostante questi giovani mantengono invariato il sostegno dei cileni. Ciò lo si deve soprattutto al fatto che la maggioranza delle famiglie cilene ha almeno un membro iscritto ad una scuola superiore o all'università o che sta ancora pagando i debiti universitari del passato. Quello dell'istruzione è un tema che tocca tutti.

Il 1° aprile l'ex presidente della Concertacion Michelle Bachelet (2006-2010), favorita secondo i sondaggi, ha lanciato in vista delle elezioni presidenziali di novembre una campagna che punta molto sulla “fine del lucro nell'istruzione”[contro la privatizzazione della scuola pubblica]. Tuttavia, finora sia Bachelet che gli altri pappabili candidati si sono opposti alla gratuità dell'istruzione. In base ai dati dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), l'istruzione superiore cilena è tra le più care al mondo: l'85% del finanziamento universitario esce direttamente dalle tasche delle famiglie; il 70% degli studenti universitari è costretto a ricorrere ad un credito per poter studiare, rimanendo indebitato per anni, così come il 22% di quello delle scuole primarie e secondarie.

L'amministrazione Pinera si è impegnata ad intervenire in questo senso, estromettendo le banche private dal sistema educativo e riducendo dal 6 al 2% il tasso di interesse dei prestiti bancari che ricevono gli studenti universitari. Non soddisfatti, gli studenti esigono un'istruzione gratuita.

Tratto da Atlaweb

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