Erano accusati di essere rapinatori di strada

Chiapas - Sono stati liberati cinque dei sette indigeni tzeltales di Bachajón detenuti nel carcere di El Amate

Continuano gli assalti agli autobus turistici, ci sono voci secondo le quali i poliziotti proteggono i delinquenti

10 / 7 / 2009

di Hermann Bellinghausen, La Jornada giovedi 9 luglio 2009

Sono liberi cinque dei sette ejidatari tzeltales di San Sebastián Bachajón, Chiapas, arrestati nell'aprile scorso nelle vicinanze di Agua Azul in diverse operazioni di polizia. Da maggio erano detenuti nella prigione di El Amate, a Cintalapa de Figueroa, dopo diverse settimane di "fermo" nella Quinto Pitiquitos di Chiapa de Corzo. Erano accusati, senza prove, di essere assalitori di strada nel tratto di strada Ocosingo-Palenque.

Le autorità ejidali di San Sebastián, aderenti all'Altra Campagna dell'EZLN, ed il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas, hanno reso noto oggi che la liberazione è avvenuta lunedì scorso 6 luglio, "grazie alla solidarietà nazionale e internazionale".

Con la rinuncia all'azione penale da parte delle autorità giudiziarie del Chiapas, cinque dei sette indigeni dell'Altra Campagna "rimasti ingiustamente in carcere per tre mesi per aver svolto azioni in difesa del loro territorio", sono liberi.

Sono: Gerónimo Moreno Deara, Alfredo Gómez Moreno, Miguel Demeza Jiménez, Sebastián Demeza Deara e Pedro Demeza Deara. Sono ancora detenuti a El Amate, "ingiustamente" come sostengono i loro compagni e la difesa, i fratelli Gerónimo e Antonio Gómez Saragos, sui quali pende l'accusa di rapina aggravata e criminalità organizzata.

Con loro era stato arrestato Miguel Vázquez Moreno, base di appoggio dell'EZLN, abitante del municipio autonomo Comandanta Ramona, liberato poche settimane dopo gli operativi di polizia, anche lui senza accuse a carico.

Per questi arresti, organizzazioni sociali e dei diritti umani denunciarono non solo l'infondatezza delle accuse, ma che alcuni di loro avevano subito torture fisiche e psicologiche per dichiararsi colpevoli ed erano stati obbligati a firmare dichiarazioni senza l'assistenza di un traduttore nella loro lingua né di un avvocato che conoscesse la loro cultura e la loro lingua, come stabilisce la legge.

La giunta di buon governo zapatista del caracol di Morelia a maggio aveva diffuso i nomi di una banda di rapinatori, identificati nel vicino ejido di Agua Clara. Il governo statale si era impegnato ad investigare, fino ad ora senza risultati, sebbene le rapine agli autobus turistici nella zona sono proseguite.

(….)

In tutte queste azioni la polizia statale Preventiva (PEP) e Stradale (PEC), così come la Segreteria di Governo, erano associati con una minoranza priista dell'Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) i cui membri hanno svolto opera di delazione nei confronti degli ejidatari detenuti, risultando inoltre beneficiati dalla distruzione della stazione di ingresso a pagamento e dalla sottrazione della cava di ghiaia. Nel primo luogo p stato installato un accampamento della PEP, mentre le pattuglie della PEC e della Polizia Federale Preventiva pattugliavano costantemente la strada e, secondo le denunce degli abitanti del posto, proteggono i veri rapinatori.

Così rimangono in carcere due indigeni dell'Altra Campagna e la cava di ghiaia lviene sfruttata da imprese costruttrici private, mentre i dirigenti della Opddic ricevono forti somme di denaro per la "concessione". Tutto questo nel contesto della costruzione di una controversa autostrada a Palenque che colpirebbe l'ejido in maniera significativa e senza l'accordo dei suoi abitanti.

(Traduzione "Maribel" – Bergamo)

leggi l'articolo su La Jornada

Links Utili:

Bookmark and Share