Cecenia - Grozny, attacco al parlamento

21 / 10 / 2010

Un buon numero di morti - almeno otto - e di feriti (una ventina) è il bilancio dell'attacco di ieri mattina al parlamento di Grozny, la più spettacolare azione compiuta dai guerriglieri ceceni negli ultimi anni in qua. Un assalto che dimostra soprattutto quanto entrambi i contendenti (miliziani e regime) siano deboli e senza prospettive. L'attacco è iniziato all'apertura dell'edificio, poco prima delle nove, quando un'auto con quattro uomini armati a bordo si è infilata fra i veicoli che portavano in sede i deputati ed è riuscita ad avvicinarsi all'ingresso. Secondo la ricostruzione del presidente ceceno Ramzan Kadyrov, che ha guidato personalmente le sue forze speciali nel contrattacco, due dei quattro guerriglieri-suicidi a bordo dell'auto si sono fatti esplodere quasi subito, mentre gli altri due sono entrati, forse hanno preso degli ostaggi (mentre scriviamo non è stato accertato) e hanno ingaggiato una sparatoria con gli agenti in servizio, raggiungendo il quarto piano del palazzo. Dopo pochi minuti sono intervenute anche le forze speciali e nel giro di un quarto d'ora anche l'ultimo degli attaccanti è stato ucciso. A terra, oltre ai quattro guerriglieri, tre agenti e un funzionario civile del parlamento; tra i numerosi feriti anche il presidente del comitato esecutivo del parlamento. Il centro di Grozny è rimasto paralizzato per l'intera giornata. Camion e mezzi blindati delle forze speciali hanno chiuso le strade, pattugliate per scovare eventuali altri guerriglieri pronti ad azioni d'appoggio; ma ancora in serata non si registravano altri scontri. A Grozny è presente anche il ministro dell'interno federale, Rashid Nurgaliyev (che forse poteva essere il bersaglio non dichiarato dell'attacco, visto che avrebbe dovuto recarsi appunto in parlamento) che ha subito tenuto un vertice straordinario con le autorità locali. Il Cremlino, ovviamente, non esce bene da questa storia: dopo aver dichiarato che la Cecenia era ormai fuori dall'emergenza e disposto il ritiro di circa ventimila soldati dalla regione, Medvedev si trova ora in serie difficoltà a spiegare come mai avvengano simili attacchi. Il vero obiettivo politico dei guerriglieri, comunque, è evidentemente Kadyrov: ed è stato colpito. L'attacco al parlamento di Grozny viene infatti solo due mesi dopo un'analoga azione compiuta contro la residenza del presidente ceceno nel villaggio del suo clan a Tsentoroi.Anche in quel caso fu un attacco suicida (vi morirono tutti i partecipanti, una decina) concepito per incrinare il prestigio e la fiducia di cui Kadyrov può godere tra la gente dopo anni di relativa tranquillità che hanno permesso la ricostruzione del paese. Si tratta di attacchi che mostrano come la politica «forte» - attuata in questi anni dal regime a prezzo di moltissima violenza e moltissimo sangue - non abbia eliminato la guerriglia, ancora in grado di colpire il cuore simbolico del regime. Ancor più serio è il messaggio che simili azioni mandano a coloro che, all'interno del movimento indipendentista, potrebbero esser tentati dalle offerte di Kadyrov (amnistia, soldi, posti di potere nell'amministrazione). Ma sembra altresì evidente che i gruppi guerriglieri non dispongono più delle risorse materiali e umane sufficienti a vincere la guerra. Sono abili nel pianificare operazioni molto vistose, ma non possono impegnarvi più di un pugno di uomini per volta, visto che ogni attacco comporta la perdita sicura di comandanti esperti e di militanti di valore; né hanno i mezzi per azioni più efficaci dal punto di vista militare (che arrivino per esempio all'eliminazione dello stesso Kadyrov o dei personaggi più importanti intorno a lui): non hanno abbastanza esplosivo, né armi abbastanza potenti.Nel suo insieme la guerriglia attraversa anche una fase difficile di divisioni e tensioni interne, a volte appoggiate anche su base religiosa. I gruppi che operano nel Caucaso appaiono poco coordinati tra loro, a volte persino in conflitto e sicuramente spinti da motivazioni divergenti (i gruppi che operano in Dagestan seguono un loro percorso, molto intrecciato con le lotte di potere in seno ai clan dominanti, i gruppi dell'Inguscezia o della Kabardino-Balkaria hanno motivazioni etniche altrove non considerate). Nella Cecenia negli ultimi mesi ci sono state molte tensioni intorno alla leadership del capo guerrigliero Dokku Abu Usman, con espliciti dissensi e la scissione di un altro comandante, l'«emiro» Muhannad; aperti interventi di leader religiosi per sanare la rottura; sui siti web vicini alla guerriglia ci sono, sempre più spesso, aperti attacchi alle «interferenze» da parte dell'Arabia Saudita, il cui governo starebbe cercando di «sovvertire i fondamenti dell'Islam» anche a casa propria.

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