Brasile - Terra non mimose

11 / 3 / 2010

Mentre la Via Campesina scendeva nelle strade di 16 Stati brasiliani a favore dei diritti delle donne e della sovranità alimentare, a Porecatu, nel Nord ovest del Paranà, più di mille donne del Mst hanno bloccato una fabbrica produttrice di alcool e occupato un grande latifondo di canna da zucchero. Denunciando la monocoltura della canna e il lavoro schiavo.

di CAROLINA BONELLI da Porecatu, Paranà – Brasile

Alle 5 del mattino dell’8 marzo, a Porecatu, nel nord del Paranà, a pochi chilometri dalla frontiera con lo Stato di San Paolo, oltre 1000 donne erano già riunite di fronte alla Usina Central do Estado, la grande fabbrica produttrice di zucchero e alcool che domina l’orizzonte del piccolo paesino, prevalentemente dedito alla monocoltura della canna. Provenienti dagli assentamenti e accampamenti del Movimento Sem Terra (Mst) di tutto il Paranà, dopo lunghe ore di viaggio notturno in pullman per attraversare tutto il paese, si sono ritrovate qui per dedicare la giornata dell’8 marzo alla lotta contro il lavoro schiavo e la violenza domestica. L’incontro di Porecatu è stato uno dei 16 grandi eventi organizzati dalla Via Campesina, in altrettanti Stati del Brasile, all’interno della Giornata di lotta contro l’agronegozio e la violenza, per la Riforma agraria e la sovranità alimentare. Una giornata in cui le donne del movimento hanno fatto sentire forte la propria voce, dimostrato una profonda capacità di organizzazione capillare, e messo a nudo il profondo machismo presente nella società brasiliana. E dentro il movimento stesso.

Mulheres camponesas

Al primo suono della sirena dell’Usina Central do Paranà (Ucp)di Porecatu, gli operai non si sono recati ai posti di lavoro. La prima azione delle donne del movimento, all’alba, è stata infatti l’invasione simbolica dell’ingresso della fabbrica, dove l’anno scorso il Ministero del Lavoro ha rilevato gravi violazioni delle condizioni di lavoro degli operai. Armate di striscioni e bandiere del movimento, e con il volto coperto da colorate stoffe con fantasie floreali, le “mulheres camponesas”, di ogni generazione ed etnia, tutte munite di termos di acqua calda per rimpinguare in continuazione le tazze di mate, hanno intonato per ore canti di protesta, sottolineando il protagonismo delle donne nella lotta per la riforma agraria, per la giustizia sociale, la sovranità alimentare, contro ogni forma di agronegozio.

In seguito, ben organizzate in un corteo, due lunghissime file di oltre mille contadine si sono srotolate per la cittadina, portando la protesta per le strade e le piazze.

Finita la manifestazione, le militanti si sono trasferite in massa verso l’ex latifondo del gruppo Atalla, la fazenda Variante, un’enorme proprietà terriera totalmente voltata alla monocoltura della canna da zucchero per rifornire la Ucp, e dove è stato riscontrato dal Ministerio del Lavoro, nell’agosto scorso, il massiccio uso di forza lavoro schiava. Occupato nel novembre scorso da un migliaio di famiglie e trasformato in un nuovo accampamento dove ad oggi vivono circa 300 nuclei, questo latifondo, da luogo di schiavitù, di oppressione, e di agricoltura ad alto impatto ambientale, si è trasformato per due giorni in un grande spazio di discussione tra le brigate del Mst, di incontro e dibattito sul tema di genere e sul ruolo delle donne nel Movimento. Profondi il machismo e la violenza che le donne continuano a subire nel mondo rurale, anche all’interno degli stessi assentamenti Sem Terra. Per questo, atto importante all’interno dei dibattiti è stato la diffusione tra le contadine del testo di legge Maria da Penha, approvata nel 2006 dal governo Lula, che crea meccanismi per punire la violenza domestica contro le donne.

Tema centrale dei dibattiti e della mistica, il ruolo fondamentale che le donne hanno e devono assumere con maggiore coscienza nella lotta all’agronegozio e per la sovranità alimentare: «è inutile che lottiamo contro il sistema capitalista, se poi come donne smettiamo di saper coltivare alimenti sani e locali, continuiamo nella produzione per la vendita, e corriamo sempre a comprare nei supermercati prodotti delle grandi multinazionali – ha gridato una militante nel microfono durante l’assemblea – La nostra rivoluzione parte da un nuovo ruolo di donne, contadine e produttrici di alimenti, rispettate dai nostri mariti e coscienti dei nostri diritti».

Un fuoco purificatore

Con un grande fuoco che ha illuminato la notte stellata, la piantagione di canna da zucchero, simbolo della forma più aberrante di capitalismo, è stata incendiata e rasa al suolo, ed è stata invasa a cominciare dall’alba da un esercito di donne armate di zappa ed entusiasmo, che ha ripiantato sementi locali di miglio, soia, fagioli, ha dato vita a orti di verdura e piante medicinali. Dopo ore di lavoro condiviso con tutte le donne del movimento, mescolandosi di brigata in brigata, le contadine si sono raccolte in una grande mistica finale, durante la quale sono stati donati alimenti e sementi alle famiglie che rimarranno nel nuovo accampamento, in nome della solidarietà che permea il Movimento.

Per Marina dos Santos, integrante della coordinazione nazionale del Mst, questo evento nazionale ha dimostrato che le donne sono organizzate «nel senso de rafforzare la lotta, dar visibilità alla condizione nella quale vivono, così come nell’esigere dai governi la realizzazione di programmi a beneficio dell’agricoltura contadina, nonché di politiche per affrontare la violenza contro le donne».

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