Brasile - La repressione si abbatte sui movimenti sociali

Dure misure preventive, di arresto e di indagine verso i movimenti di contestazione alla Coppa del Mondo e all'autoritarismo dei governi locali.

3 / 8 / 2014

 Una vera caccia alle streghe è in corso a Rio de Janeiro in seguito alla Coppa del Mondo di Calcio, uno dei grandi eventi che dopo il vertice della Terra Rio + 20 e prima dei giochi olimpici mira a rinnovare l’immagine della metropoli nella globalizzazione. Da molti anni ormai l’intensa speculazione immobiliare propria a questi grandi eventi porta lo Stato di Rio a cacciare brutalmente i poveri dalle loro favelas, magnificamente situate sopra ai quartieri ricchi della costa del mare. Ma oggi abbiamo raggiunto un altro stadio immediatamente politico in cui il potere attacca stavolta in modo diretto l’insieme dei movimenti dei giovani della metropoli che contestano l’affarismo dominante.

Tutte le manifestazioni di piazza sono violentemente criminalizzate e, più in generale, il potere perseguita tutte le forme di espressione contestatarie. Libri, volantini, musica, locandine, magliette o tesi di laurea sono scandalosamente trasformati in documenti di un’accusa totalmente politica. Ciò che non si perdona ai movimenti è di aver veicolato i grandi eventi per far conoscere al mondo le enormi inuguaglianze all’interno della metropoli, così come l’insufficienza degli investimenti in materia di casa, salute, istruzione e ancor di più le torture, gli omicidi e le sparizioni effettuati dalla polizia militare nelle favelas. Si mette quindi in pratica in maniera strisciante un ritorno repressivo che butta nella spazzatura tutti i principi dello Stato di diritto e che ha l’obiettivo di distruggere la breccia democratica creata da Lula, ma soprattutto dai movimenti del giugno 2013.

I poteri di Rio hanno avviato delle grandi indagini poliziesche e giudiziarie nei confronti degli ambienti associativi, culturali e della comunicazione che si trovano sotto sorveglianza. Sia una generazione intera sia la rete di democrazia partecipativa sono criminalizzate.

Una prima indagine – già pubblica – colpisce gli attivisti in generale, cioè tutti i militanti di 73 collettivi, tra cui ci sono stati 23 arresti a luglio, indicando anche i loro avvocati. Altre indagini sono tenutesotto un inesplicabile segreto di “giustizia”. Riguardano, da una parte, tutti i sindacati e i partiti che hanno sostenuto le manifestazioni del 2013, dall’altra parte i “professori” e gli “intellettuali” definiti come “ideologi” per tentare di criminalizzare anche il pensiero!

Tutti si aspettavano manifestazioni tese durante la Coppa del Mondo, ma mai degli arresti “preventivi” basati sulle interpretazioni grottescamente accusatrici a partire dalle intercettazioni di conversazioni telefoniche e di controllo delle mail o di facebook. Per esempio, uno degli attivisti cita Bakunin: ecco che il “teorico anarchico” viene messo sotto indagine! Non è divertente ma veramente grave, visto che questi 23 “attivisti” sono già stati portati in prigione. Il potere non si sforza nemmeno più di fare la distinzione “vandali” contro “manifestanti”. Anche se gli arrestati hanno potuto godere dell’habeas corpus – in libertà provvisoria -, restano sempre sotto la minaccia continua di tornare in prigione essendo continuamente denunciati dai media.

Tutto questo, che ha rimesso in causa lo Stato di diritto, ha già suscitato delle prime reazioni ferme da parte di deputati e senatori dei partiti di sinsitra (PSOL, PSTU, PCdoB e PT) così come della direzione nazionale del Partito dos Trabalhadores (PT) (https://www.pt.org.br/pt-divulga-nota-sobre-as-prisoes-de-ativistas-no-rio-de-janeiro/) e dell’ordine degli avvocati di Rio de Janeiro (OAB-R) (http://www.conjur.com.br/2014-jul-23/oab-rj-acao-organismos-internacionais-prisoes-rio?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook). Anche la scuola della Magistratura di Rio, sostenuta da giuristi eminenti, ha annunciato un seminario chiamato “ Resistenza Democratica”. Ma tali iniziative sembrano ancora insufficienti per affrontare una svolta così fortemente repressiva.

Le elezioni presidenziali e dei governi degli Stati sono il prossimo novembre e i grandi media diffondono incessantemente l’ideologia securitaria criminalizzando tutte le manifestazioni che hanno ciononostante l’obiettivo di rafforzare la democrazia brasiliana nascente.

Che fare? Queste azioni vanno rimesse all’unica responsabilità degli Stati di Rio e Sao Paulo o beneficiano anche del sostegno dello Stato federale? Il silenzio del governo di Dilma finora è veramente preoccupante.

L’opinione pubblica internazionale deve quindi conoscere questa situazione e fare una forte pressione affinché il governa si prenda le sue responsabilità nella difesa dello Stato di diritto.

I movimenti di Rio e di Sao Paolo ci chiedono di mobilitarci con la massima urgenza assieme agli uomini e alle donne della politica, ai giuristi, ai media e alla stampa indipendenti per denunciare questa situazione assolutamente sorprendente di un governo di sinistra che viola i diritti di manifestare e la libertà d’espressione in Brasile.

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