Acteal: impunità e crisi dell'apparato giuridico

15 / 8 / 2009

 Impotenza e indignazione sono le due parole che riassumono il sentimento comune di fronte al caso di Acteal. La notizia che 40 dei paramilitari responsabili del massacro di Acteal stanno per tornare in libertà, se la Corte Suprema di Giustizia Nazionale (SCJN) concederà il giudizio di amparo richiesto adducendo come pretesto delle mancanze nella documentazione giuridica, mette in evidenza ancora una volta l'impunità che continua a prevalere nel nostro paese.

Così iniziava l'articolo di Aida Hernandez Castillo comparso sul quotidiano messicano "La Jornada" qualche giorno fa.

E l'incubo si è trasformato in realtà.

Infatti il 12 agosto, quasi dodici anni dopo la matanza, con quattro voti a favore e quello del ministro Sergio Valls contro, è stata determinata l'immediata liberazione di 22 indigeni paramilitari a causa di irregolarità nel processo giuridico, come l'invenzione di prove, mentre la situazione di altri 31 paramilitari verrà analizzata durante un'altra sessione.

I paramilitari erano accusati del massacro di 45 indigeni tzotziles, assassinati il 22 dicembre del 1997 nella comunità di Acteal, nella zona Los Altos del Chiapas.

La grave decisione della Corte arriva in un momento in cui si inaspriscono le violenze in alcune zone di influenza zapatista e in cui diverse organizzazioni civili e dei sopravvissuti alla strage di Acteal hanno manifestato il loro timore per la forte repressione in queste aree.

Quindi la decisione dei ministri della SCJN non solo è inammissibile in termini giuridici, ma anche minaccia nuovi scenari di violenza nel sudest del paese. La Corte ha dimostrato di gestire interessi politici a volte inconfessabili e, con quest'ultima decisione, ha dato un nuovo colpo alla sua credibilità.

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