A Bure (Francia) un incontro antinucleare e femminista (21 e 22 settembre)

In prossimità del sito destinato al più grande stoccaggio di rifiuti radioattivi in Europa

18 / 9 / 2019

Da 70 anni la filiera nucleare francese con i suoi 58 reattori contamina il territorio nazionale e limitrofo, oltre all'estrazione d'uranio estremamente inquinante in Niger, all'irradiazione permanente che colpisce i lavoratori delle centrali e alla produzione di rifiuti ingestibile. Eppure lo Stato persiste nell' investire decine di miliardi in progetti smisurati e pericolosi ed a costruire cimiteri radioattivi nel sottosuolo mettendo le popolazioni europee a rischio di gravi incidenti. Rischio che aumenta con il surriscaldamento climatico ed i suoi effetti.

Gli abitanti, i contadini e i militanti di Bure (Meuse), che da mesi subiscono processi in serie e l'ordinaria follia delle violenze poliziesche, stanno lottando contro CIGEO, grande opera di stoccaggio "geologico" dei rifiuti nucleari.

La ZAD (Zone à défendre) di Bure, occupata dal 2016 era stata evacuata con l'intervento di centinaia di CRS, gendarmeria nazionale, il 18 febbraio 2018. Lo scorso luglio le forze dell'ordine hanno attaccato le sei piatteforme installate nel bosco di Lejuc per presidiare militarmente la zona scontrandosi con gli attivisti antinucleari.

Una mobilitazione permanente che denuncia parallelamente il colonialismo nucleare con l'espropriazione e lo sfruttamento delle risorse dei territori "autoctoni", l'oppressione e la repressione che implica la produzione dell'energia nucleare e di ogni suo utilizzo, sia civile che militare.  

 

Il prossimo fine settimana, 21 e 22 settembre, proprio a Bure si terrà un incontro antinucleare e femminista.

Di seguito l’appello e il programma:

A Bure, lo Stato vuole seppellire i rifiuti più pericolosi del sistema nucleare francese per nasconderli lontano dagli occhi. Nell'Est della Francia o altrove, rifiutiamo questa politica dell'oblio. Non vogliamo sacrificare territori interi, "seminterrati" inquinati per centinaia di migliaia di anni. Rifiutiamo la banalizzazione della vita contaminata. Non accettiamo che la minaccia di un inquinamento perpetuo sia occultata. Non vogliamo il nucleare.

Questa industria, resa invisibile perché insopportabile, irradia migliaia di lavoratori con le turbine delle centrali elettriche, espropria le.i Nigeriane.i e le.i Aborigene.i per far spazio a nuove miniere di uranio, inquina intorno a ogni installazione e, in ogni parte del mondo, causa catastrofi che superano ogni compressione.

Dal Giappone agli Stati Uniti passando dal deserto algerino, numerose e numerosi sono quelle e quelli che rifiutano questo tecnologia mortifera. A Bure, da 25 anni, la resistenza si organizza. Questa determinazione si scontra oggi una repressione intollerabile: una cinquantina di processi, 28 interdizioni di accesso al bosco Lejuc dopo lo sgombero dei suoi occupante.i, la sorveglianza generalizzata… Le. GlI opponente.i al progetto di seppellimento dei rifiuti radioattivi son spiate.i, intimidite.i, sotto controllo giudiziario, perquisite.i, violentate.i, impedite.i di avere una vita quotidiana serena.

Chiamiamo a convergere il week-end dal 21 al 22 settembre 2019 in una scelta di mescolanza senza uomini cisgender, per affermare con tutti nostri corpi, con quelle e quelli che lottano a Bure e altrove, la nostra opposizione al nucleare e al suo mondo.

Una scelta di mescolanza che porteremo con rabbia e determinazione, conto i privilegi maschili che perdurano: da troppo tempo uomini cisgender decidono, organizzano, parlano senza noi e al posto nostro – nei luoghi militanti come altrove. Aspiriamo a costruire momenti e lotte creative, divertenti, emancipatrici, essendo attente.i ai numerosi rapporti di dominazione che ci attraversano, cercando a superarli e di combatterli nelle nostre pratiche e nostri luoghi di vita.

Una scelta di mescolanza  che portiamo con potenza e gioia, con in testa le 40 000 donne del campo di Greenham Common in Inghilterra che hanno circondato nel 1981 una base di missili nucleari, quelle del Green Belt movement che hanno piantato 51 milioni di alberi nel Kenya da 1977, ma anche le decine di migliaia di militante.i femministe.i argentine.i che sono scese in piazza nel 2018 per far che il loro diritto al aborto venga riconosciuto, o ancora, quelle che lottano per la giustizia dopo che un loro fratello, figlio o nipote è stato ucciso dalla polizia nei quartieri popolare della Francia.

Perché, senza che l’abbiamo deciso, i rifiuti nucleari provengono dell'elettricità che consumiamo per riscaldare le nostre case, accendere la luce, telefonare o usare internet, ci rivoltiamo contra il sacrificio dei territori rurali. Dei nostri legami con le foreste sgomberate, i terreni bucati, i "seminterrati" ridotti a unica condizione di risorse, prendiamo la forza e il desidero di difendere le terre, l’aria e l’acqua che creano il vivente. Davanti a un orizzonte nucleare presentato come insuperabile, affermiamo il desidero di una esistenza liberata dalla dismisura industriale, da una produzione pensata in scala sulle nostre vite, dai nostri bisogni e non da quelli della crescita. Difendiamo la possibilità di decidere collettivamente ciò che vogliamo produrre e di trovare una maniera di vivere che non ha bisogno di  una fonte di energia alienante.

Programma del week-end:

È possibile arrivare il venerdì sera. Sarà organizzato anche uno spazio bambini .

Sabato : Accoglio e workshop / Camminata sonora/ Cena, concerto e festa

sera :

La opera di teatro “Punctum Diaboli” dalla compagnia Les Oubliettes

Domenica : Riunione di bilancio e programma di costruzione del nostro "avvenire irradiato".

 

 

 

 

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