Un appello alla discussione di amministratrici e amministratori del Nordest

Verso il 2013 - per provare a cambiare davvero.

Come costruire l'alternativa sul piano politico-istituzionale, senza essere minoritari né satelliti del PD?

30 / 6 / 2012

Di seguito pubblichiamo il testo di un appello, sottoscritto quali primi firmatari da un nutrito e significativo gruppo di amministratrici e amministratori locali del Veneto e che sarà, tra l'altro, discusso in occasione del confronto pubblico di lunedì 2 luglio allo Sherwood Festival, con Syriza, Vendola, De' Magistris e Bettin.

Perché il centrosinistra italiano non riesce ad esprimere il livello minimo di alterità rispetto alle politiche di “rigore” in Europa, su cui si sono attestate le sinistre socialdemocratiche  e ambientaliste di tutto il Continente? E perché, nel nostro Paese, chi si dichiara portatore di un punto di vista alternativo non riesce mai a pensarsi (e ad agire di conseguenza) come alternativo al Partito Democratico nella costruzione di una proposta politica di governo?

E che cosa è il PD se non già in se stesso una coalizione di interessi e di culture politiche, spesso in aperta contraddizione tra loro, non solo l’ “amalgama mal riuscito” secondo un suo autorevole dirigente,  ma una vera e propria “galassia”, un’aggregazione di differenti e variabili collocazioni, in cui ogni soggetto gioca di volta in volta il rapporto con le possibili alleanze in prevalente funzione del rafforzamento della propria posizione negli assetti interni?

Siamo amministratrici e amministratori locali e persone impegnate in diverse esperienze politiche e civiche nelle regioni del Nordest italiano, che guardano con prevalente attenzione a un cambiamento reale che parta dai conflitti e dai movimenti sociali. Sulla base di questo punto di vista, siamo interessati a capire e a interagire anche con quanto accade sul piano della politica istituzionale nell’epoca della crisi in cui il modello neoliberista ci ha precipitato, per aprire spazi più ampi a una prospettiva di radicale trasformazione ambientale e sociale. Per questo cerchiamo di ragionare e di agire in un’ottica europea e di comprendere e di imparare dalle più avanzate esperienze che, in Europa e anche sul piano elettorale e di governo, stanno mettendo in discussione negli ultimi mesi la dittatura dei mercati finanziari e le politiche che l’hanno accompagnata e assecondata.

Se guardiamo a come in Italia ci si sta preparando all’appuntamento con le elezioni politiche generali della primavera 2013 (o addirittura a una loro possibile anticipazione) ci sentiamo insieme sconfortati e arrabbiati. Le manovre adottate dal Governo Monti, vero e proprio esperimento di governance buro-tecnocratica, hanno prevalentemente colpito con un “rigore” a senso unico i redditi medio-bassi, le autonomie locali e quanto resta del Welfare nel nostro Paese. Le cosiddette “riforme strutturali”, proposte dal governo e votate dal Parlamento più delegittimato della storia repubblicana, quando non si sono dimostrare risibili nei loro effetti pratici, si sono perfettamente allineate con i diktat della Banca Centrale Europea e del Cancelliere Merkel nel perseguire un disegno di azzeramento di diritti e tutele sociali universali. Provare a costruire un’alternativa, anche sul terreno politico-istituzionale, non può che significare produrre una drastica inversione di rotta rispetto a queste scelte.

Per questo ci chiediamo se chi si dichiara portatore di un punto di vista di cambiamento può continuare a porsi, nei fatti, come un alleato subalterno, una specie di satellite della galassia chiamata PD, o non dovrebbe piuttosto esplicitare fino in fondo la propria natura di concorrente, pronto a contendere alla “coalizione PD” la guida futura di una più ampia alleanza, che sia centrata su una proposta di governo capace di rompere con l’attuale governance europea; che sia cioè disponibile anche a stare e ad andare insieme, ma sulla base di rapporti di forza riconquistati e di un esplicito riorientamento della bussola del programma.

Temiamo, insomma, l’ “eterno ritorno” dell’identico, frequente nella storia della sinistra italiana, i riti dei “tavoli programmatici” e il rischio che lo stesso strumento partecipativo delle primarie possa essere normalizzato e ridotto a un copione predeterminato. Se così fosse, gli esiti elettorali e soprattutto gli scenari successivi, sui quali già svolazzano i corvi delle “grandi koalizioni” e dei “governi d’emergenza nazionale” da allestire di fronte al populismo montante, potrebbero essere catastrofici, non tanto per un ceto politico che se li meriterebbe tutti, quanto per la possibilità che si aprano spazi al cambiamento e per il miglioramento delle condizioni vita di milioni di donne e uomini e per il nostro stesso ambiente.

Serve, in particolare da parte di chi ha maggiori responsabilità, un colpo d’ala. Non ci si può accontentare del ripiegamento sulla testimonianza ideologica né della rappresentanza “pura e minoritaria”. Non si può pensare che basti un rinnovamento metodologico, un approccio formalistico e procedurale alla crisi della democrazia rappresentativa, per cavalcare da un punto di vista civico la diffusa delegittimazione della “casta”, quando vi è chi, più attrezzato sul piano della suggestione mediatica, già occupa lo spazio di un generico rifiuto che non si traduce in alternativa. E non è neppure sufficiente evocare la primavera dei nuovi sindaci, se a questa stagione non ne seguono altre in cui il ruolo delle autonomie locali sia giocato in chiave non subalterna ma di costruttiva rottura con le politiche del “rigore”, riducendo invece la novità a ipotesi elettorali troppo personalistiche.

Si tratta piuttosto di darsi il coraggio di osare di più, di percorrere sentieri inesplorati, mettendosi in sintonia con milioni di europee ed europei che stanno provando a sottrarsi al ricatto del debito, alla paura della crisi. Non crediamo sia possibile farlo a partire dall’attuale frammentazione del campo “a sinistra e oltre” il PD, dalla riproposizione delle proprie identità, delle proprie forme-partito, del proprio piccolo tornaconto.

Ci chiediamo allora se sia invece possibile immaginare e praticare in Italia, senza alcun modaiolo e passeggero innamoramento esterofilo, esperienze che in vari paesi europei e oltre, in questi anni, hanno avuto la capacità di far convergere insieme forze diverse orientate alla trasformazione radicale dell’esistente, ultima solo in ordine di tempo l’esperienza greca di “Syriza”. Si tratta, insomma, di decidere di costruire, a partire dalle proprie biografie, dalle proprie storie collettive, senza forzatamente annullarne le differenze, un nuovo patto, una forma politica inedita, coalizionale e federativa, capace di mettere in campo la forza di un’alternativa, di programma e di governo, e di costringere tutti gli altri attori a misurarsi con essa.

Le nostre differenti culture politiche e le pratiche, locali e globali, con cui ci siamo confrontati negli ultimi dieci anni esprimono una straordinaria ricchezza di proposta per un radicale cambio di modello, ambientale, economico e nelle relazioni sociali, di soluzioni possibili dalla conversione ecologica della produzione, alla ridistribuzione della ricchezza in inediti dispositivi di Welfare, al riconoscimento di nuovi diritti sociali e civili. Sono argomenti maturi che non devono temere di presentarsi e di provare ad affermarsi come alternativi. Ed è con questo spirito e con questa prospettiva che proponiamo di affrontare anche il passaggio delle consultazioni primarie, che altrimenti rischierebbero di risultare un rito d’investitura dagli esiti scontati e dalle nefaste conseguenze.

Davvero, questa volta, è proprio il momento.

Prime/i firmatarie/i:

Luigi Amendola (consigliere provinciale di Treviso), Beatrice Andreose (consigliera Parco Colli Euganei), Gianfranco Bettin (assessore comunale di Venezia), Valter Bonan (assessore comunale di Feltre), Cinzia Bottene (consigliera comunale di Vicenza), Beppe Caccia (consigliere comunale di Venezia), Federico Camporese (coordinatore Circolo SEL Mestre), Flavio Dal Corso (presidente Municipalità di Marghera VE), Roberto Del Bello (componente coordinamento provinciale SEL Venezia), Roberta Di Salvatore (consigliera comunale di Montagnana), Mattia Donadel (consigliere comunale di Mira), Renata Mannise (componente assemblea regionale SEL), Carlo Martin (consigliere comunale di Campolongo Maggiore), Francesco Miazzi (consigliere comunale di Monselice), Alessandro Pieretti (coordinatore Circolo SEL Bassa Padovana), Antonella Tocchetto (consigliera comunale di Treviso) …

Venezia, 28 giugno 2012

Per chi intenda informarsi, discuterne i contenuti e aderire:

giuseppe.caccia@comune.venezia.it

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