Venezia - Zappalorto: Ex Scalera ri-affidata a Acqua Marcia. Caltagirone ringrazia, i cittadini no

6 / 3 / 2015

Che il commissario Zappalorto fosse una marionetta nelle mani dei poteri forti non ne avevamo nessun dubbio già da quando, appena instauratosi a Ca Farsetti, cominciò a millantare, e poi a praticare, tagli al sociale e alle buste paga dei dipendenti comunali. Se gli asili nido, le scuole materne, i licei, e poi ancora lo sport, gli eventi culturali già non godevano di buona salute, per il commissario la risposta a questa vera e reale emergenza è stata: più tagli ai servizi, più austerity, più ridimensionamento dei fondi per l’assistenza sociale. Già da tempo, come Assemblea Sociale per la Casa, abbiamo denunciato lo stato di abbandono e degrado nel quale riversa gran parte del patrimonio pubblico cittadino e più di una volta abbiamo deciso di rompere i sigilli di cantieri, oramai diventati storici. Come quando ci siamo recati in Campo di Marte (Giudecca) dove l’ATER, ente regionale inutile e improduttivo oltre che dannoso e al massimo funzionale alla solita cricca affaristica che della speculazione edilizia trova il suo principale sostentamento, ha da tempo immemore cominciato, senza mai concludere ma scaltramente già inaugurato, una serie di palazzine popolari. O come quando collettivamente abbiamo deciso di aprire i cancelli dell’ex-Scalera (sempre in Giudecca) denunciandone l’enorme speculazione edilizia, il degrado e l’abbandono nel quale riversa tutt’ora la zona, oltre a naturalmente alla beffa ai danni degli assegnatari e ai proprietari che nel progetto di social-housing in questione avevano creduto e investito risorse e denaro. 

L’affaire  ex-Scalera comincia quando la giunta Cacciari affida all’Acqua Marcia (un nome un perché), del già allora pluri-condannato Francesco Bellavista Caltagirone, la possibilità di restaurare il Mulino Stucky in cambio della costruzione di una serie di complessi residenziali, con tanto di verde pubblico accessibile a tutti, da poter vendere e affittare secondo le regole del social-housing. Acqua Marcia si affida alla ditta edile Tasca che di fatto comincia fin da subito i lavori sennonché succede che il sig. Caltagirone viene nuovamente indagato per frode fiscale, speculazione edilizia, falso in bilancio ecc. e la sua Acqua Marcia viene dichiarata fallita. Bancarotta, insomma, che si traduce nell’immediata interruzione dei pagamenti alla ditta Tasca che per l’appunto interrompe i lavori di costruzione mentre il Comune procede per il blocco dei bandi d’assegnazione delle case (molte delle quali già vendute). 

Rimarrà fino ad oggi un’incognita sul futuro della zona e del cantiere. Già questo autunno abbiamo avuto modo di guardare con i nostri occhi lo stato di abbandono nel quale riversa la zona: vetri rotti, finestre sfondate, muri diroccati, scritte e sporcizia, materiali un tempo nuovissimi lasciati a marcire sotto al sole a alla pioggia. Uno spreco incommensurabile e assolutamente insopportabile soprattutto se si considera che nel frattempo Caltagirone & Co, prima di dichiarare fallimento, avevano già incassato parte dei fondi comunali per la realizzazione degli impianti. A distanza di tempo, come se non bastasse, oltre il danno la beffa. 

Apprendiamo dai giornali che il commissario straordinario Vittorio Zappalorto, senza, vale sempre la pena ricordarlo, aver nessun titolo a riguardo in quanto non eletto dalla cittadinanza, decide di rinnovare la concessione della zona alla fallimentare Acqua Marcia, la stessa che ha truffato il Comune e i cittadini, oltre che la ditta Tasca che, avendo aperto un contenzioso contro Caltagirone sulla questione dei pagamenti arretrati ancora non pervenuti (si parla di 3 milioni di debiti), ha infatti deciso di abbandonare il cantiere rimuovendo le transenne e la passerella che collega la zona in questione con l’area Trevisan. Non solo Zappalorto decide di scommettere nuovamente su Acqua Marcia ma in più decide definire edificabile l’attigua zona Trevisan rendendo così più elevato il valore del terreno e regalando di fatto a Caltagirone la possibilità di maggiori profitti se l’area, come sembra si mormori, venga venduta ad una grossa multinazionale intenzionata alla costruzione dell’ennesimo albergo extra lusso. 

Inaccettabile e insopportabile. Zappalorto si dimostra nuovamente un servo del lato oscuro di questa città, una marionetta, appunto, buono solo ad ubbidire ai potenti e agli affaristi di turno. 

Noi, come ASC, pretendiamo fin da subito l’immediata revoca della concessione ad Acqua marcia e chiediamo invece che i lavori siano terminati e che l’intera zona sia immediatamente restituita alla cittadinanza in quanto parte del patrimonio pubblico cittadino e di quel bene comune che deve servire ed essere a disposizione di tutti.

 Abbiamo già rotto i  sigilli del cantiere e non avremo nessun timore a rifarlo e a continuare con più forza la lotta per il diritto alla città e alla casa.

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