Gli studenti medi si mobilitano per una scuola laica

Venezia. In campo per dire no all'omofobia

Sotto accusa le dichiarazione del professore di religione: "i gay sono tutti pedofili"

24 / 1 / 2013

In piazza per una scuola laica. Almeno un centinaio di giovani ha accolto l’appello lanciato  dal coordinamento studenti medi di Venezia e Mestre e ha partecipato al sit in svoltosi ieri pomeriggio in campo San Geremia davanti alla sede regionale della Rai. “Non è una manifestazione contro qualcuno ma per ribadire tre questioni che ci paiono basilari per costruire una scuola davvero laica e moderna - ha spiegato Nicolò, portavoce degli studenti del Foscarini -: la prima è che in Italia si continua ad insegnare educazione cattolica e non storia delle religioni come sarebbe più utile in una società che si sta definendo come interetnica, la seconda è che la scuola deve cominciare affrontare temi come l’omosessualità che tutt’oggi sono considerati tabù, la terza che va introdotta come materia di studio l’educazione alla sessualità, come già si fa nel resto dell’Europa”.

La mobilitazione degli studenti medi di Venezia nasce in risposta al caso sollevato dal professore di religione del liceo marco Foscarini Enrico Pavanello che in una sua lezione tenuta in una classe di studenti di seconda superiore ha equiparato l’omosessualità alla pedofilia, sostenendo inoltre che essere gay è una scelta malata che un preparato psicologo può risolvere. Il docente in questione non è nuovo a queste prese di posizioni. Lo scorso anno infatti era riuscito ad ottenere dal preside il permesso di organizzare all’interno dell’istituto (e stiamo parlando di una scuola pubblica) una mostra contro l’aborto.

La lezione sul tema “gay = pedofilo” del Pavanello è comunque finita dritta nei media locali, sollevando il proverbiale vespaio di polemiche cui lo stesso Pavanello ha cercato di smorzare sostenendo che altro non si trattava che di uno “spunto di riflessione”. Inevitabile, spunto o no, la dura presa di posizione delle associazione per i diritti dei gay e, di contrasto, la pronta difesa del patriarcato di Venezia che ha ribadito piena fiducia nel suo docente, considerato “una ottima persona”.
Al di la della facile ironia sul fatto che le alte gerarchie della chiesa non perdano mai l’occasione di evidenziare il pericolo della pedofilia ma sempre in casa d’altri, resta il fatto che il vero problema non sta tanto nella presa di posizione omofoba di uno sconosciuto professore di religione, sia pure sostenuta nell’ambito di una lezione svolta in una scuola pubblica, quanto nel fatto che questi, alla fin fine, non fa che ribadire quando ogni giorno affermi il papa Ratzinger, che è tutt’altro che uno sconosciuto professore di religione.

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