A Santa Margherita scende in campo la città antirazzista

Venezia è solo arcobaleno

Tanta gente, tanti colori per rispondere a Lega e Destra

7 / 3 / 2015

La Venezia partigiana, la Venezia arcobaleno, la Venezia che non ci sta a far passivamente da palcoscenico a rigurgiti neofascisti, si è raccolta tutta in campo Santa Margherita. E, come da programma, ha dato vita ad un pomeriggio di festa. E, sempre come da programma, ha smentito con i fatti quei terroristici titoloni dei quotidiani locali che paventavano scontri e calli blindate. Quella che si è svolta in campo Santa Margherita è stata solo una grande festa resistente, multiculturale e antirazzista. Una festa piena di canzoni, di interventi di comitati popolari e di associazioni, di rinfreschi, di giochi per grandi e per bimbi.

Questa è la Venezia popolare che, con una iniziativa messa in piedi in nemmeno una settimana, ha risposto alla manifestazione nazionale indetta dalla destra xenofoba di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini (che comunque ha disertato la sua annunciata presenza in laguna).
Con buona pace di tutti colleghi giornalisti che dalle pagine dei quotidiani locali hanno sparato a cinque colonne contro i “no global” che - lontani da qualsiasi logica di confronto democratico con i “democratici” razzisti - avrebbero alzato barricate pur di non lasciare il passo ai militanti di destra. E qui ci sta la prima riflessione. L’amore per il titolo ad effetto è un male della categoria. Un male incurabile, probabilmente. Ed a poco è valsa una recente lettera del presidente dell’Ordine, Gianluca Amadori, che ha invitato gli iscritti ad attenersi ai fatti e a lasciare a casa le iperboli.
Ma la passione per il titolone non può essere la sola spiegazione di quanto è stato scritto in questi giorni. Da parte di tanti organi di stampa è in atto un tentativo di delegittimare quanti fanno politica al di là degli schieramenti di partito. Tanto dai giornali di destra, quanto da quelli di centrosinistra, per tacere delle tv, si cerca di bollare con aggettivi quantomeno imprecisi e tendenzialmente caricati di violenza (come “antagonisti”, per fare un esempio) tutti quei soggetti che non si rassegnano ad inscatolare la loro voglia di partecipazione nelle urne elettorali e non vogliono ridurre la politica alle santissime primarie del centrosinistra.
Eccoli qua allora gli “antagonisti” di Santa Margherita: i ragazzi di Emergency che hanno raccontato dei loro ospedali in Afghanistan, i comitati ambientalisti che hanno denunciato il quotidiano stupro di Venezia per opera delle Grandi Navi, le donne palestinesi che hanno denunciato le continue violazioni dei diritti umani perpetrate dai soldati israeliani, i bambini che giocavano con la palla e che coloravamo per terra con gessetti biodegradabili.

Dall’altra parte del canale, in capo San Geremia, invece, andava in scena la “democrazia”. “Gente di partiti che hanno speculato sulla pelle dei migranti, che hanno rubato a man bassa dal nord al sud d’Italia nella maniera più vergognosa e che ora vengono qui a vomitare odio razziale per cercare di darci a bere che i ladri sono i migranti” si indigna dal palco Marta del Sale.
Dall’altra parte dell’arcobaleno, alla grande manifestazione nazionale della Meloni che la vedi ogni sera in tv su due canali contemporaneamente, non c’era neppure un migliaio di partecipanti. Per onestà, c’è da dire che ci sarebbero state due persone in più se non avessi imbarcato su un vaporetto per Torcello quei due sventurati che alle Fondamente Nuove mi hanno chiesto una indicazione per campo San Geremia. (Si son goduti comunque un bel week end sulle isole).

Sotto il palco della Meloni, tutte le sfaccettature del razzismo. Un “melting pot” di indipendentisti padani, scissionisti friulani e nazionalisti fascisti. Saluti al duce e cappelli vikinghi. “Roma capitale” e “Roma ladrona” confluite insieme per urlare slogan razzisti, così come insieme confluisce quella roba che ogni giorno scarichiamo nelle fogne. Facce tristi e scure. Musi incattiviti ed ingrugniti.
L’allegria stava tutta dall’altra parte del canale. Noi eravamo più molto più sorridenti. E anche più belli. E pure più sexy!
E, alla fin fine, ci siamo divertiti anche di più.

*** Riccardo Bottazzo, giornalista professionista di Venezia. Si occupa principalmente di tematiche ambientali e sociali. Ha lavorato per i quotidiani del Gruppo Espresso, il settimanale Carta e il quotidiano Terra. Per questi editori, ha scritto alcuni libri tra i quali ”Caccia sporca“, “Il parco che verrà”, “Liberalaparola”, “Il porto dei destini sospesi”, “Cemento Arricchito”. Collabora a varie testate giornalistiche come Manifesto, Query, FrontiereNews, e con la campagna LasciateCiEntrare. Cura la rubrica “Voci dal sud” sul sito Meeting Pot ed è direttore di EcoMagazine.

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