Venezia e i cambiamenti climatici - Venice and Climate Change

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Utente: lowrider
15 / 12 / 2009

Venezia ed i cambiamenti climatici e, quindi, Venezia e le acque! Come è sempre stato dal suo suo sorgere nel 421 d.c. e come certamente sarà ancora più per il prossimo variare dei livelli di mari ed oceani per l'effetto serra.

            Questa preziosa  città  così fragile sta   a dimostrare a tutti - con la  testarda durata  fisica di chiese, e palazzi, case, fondamente e campi che ne consentono ancora una vita associata e con il paradosso che ha trasformato in forza questa precarietà costitutiva di una terra tutta dentro l'acqua - che un patto tra uomo e natura è, non solo possibile, ma il solo garante della salvaguardia della vita sociale all'interno della complessità del nostro mondo.

            Fino ad ieri, quasi, potevamo pensare che ancora ci fossero zone del pianeta naturali ma la globalizzazione ha definitivamente reso palese che il processo iniziato dall'homo sapiens si è definitivamente concluso con un'antropizzazione planetaria e che solo, appunto, un patto strategico tra uomo e natura potrà consentire la salvaguardia di quella specie che proprio con la sola manomissione del proprio habitat ha finora pensato di garantirsi il futuro e un futuro migliore.

            Portiamo qui a Copenhagen questa piccola testimonianza su Venezia, perché la storia millenaria della città e della sua laguna ci sembrano indicare un percorso reale costruito con cultura e tecniche della più grande attualità, tutte fondative di nuovi equilibri tra mare e terra e, nel contempo, di nuovi assetti (abitudini, regole e leggi) sociali che quegli equilibri consentivano. Per dirla pur semplicemente, una società (quella veneziana) che studia, ricerca, produce cambiamento degli assetti naturali e, una volta sperimentata la loro compatibilità coll'intero ecosistema e garantita la loro reversibilità e trasformabilità, studia, produce norme del vivere sociale adeguate alla loro conservazione con la forza duratura più del confronto e del consenso che dell'imposizione.

            Nei secoli si sono spostati interi fiumi, creati argini di difesa dal mare e dalle acque provenienti da terra per evitare un pericolo di interrimento del bacino lagunare, ma si sono regolamentati anche gli imbonimenti, lo scavo ed approfondimento dei canali interni per regolamentare le maree d'entrata ed uscita dell'acqua lagunare, si è regolamentato il prelievo e l'approvigionamento delle acque da bere e per le culture ma anche le specie d'alberi per garantire il legname più confacente per edifici e navi e pure -decisione non certo secondaria- la costituzione di magisteri di controllo amministrativo alle trasformazioni cittadine e lagunari e regolamentati gli  usi che quelle trasformazioni consentivano.

            In altre parole si è costituita una civiltà garante di conservare, proprio con le continue, attente e verificate trasformazioni, una laguna che non regredisse in terra ferma e non fosse assorbita nel mare, mantenendone volta volta gli equilibri biologici vitali per la propria autodepurazione organica e produzione di risorse alimentari.

            Fino all'inizio della modernità, la laguna è stata continuamente trasformata proprio per mantenerla laguna, ne' braccio di mare ne' bacino lacustre come si è potuto verificare per il persistere della specifica sua vita biologica. E' questo governo del territorio che, di fatto, ha consentito la conservazione dei centri abitati lagunari e soprattutto di Venezia.

            Dalla metà dell'800 gli interventi in laguna, le loro tecniche operative ed il governo di quelle trasformazioni, sono profondamente mutate: moli foranei alle bocche di porto e profondità delle stesse, canali interni alla laguna con la loro configurazione e profondità, costruzioni di nuove isole all'interno del bacino (casse di colmata), enormi imbonimenti in terra sulla gronda lagunare, separazione di grandissimi bacini acquei dal libero deflusso delle maree, arginature rigide in pietra e cemento. Trasformazioni tutte che hanno compromesso pesantemente la laguna in quanto tale: le sabbie sottili dei fondali oggi escono in mare con i flussi di marea e non ritornano più nel bacino interno, livellandone tutti i fondali e con ciò modificando radicalmente la laguna stessa e rendendola un vero e proprio braccio di mare. Per tutto ciò la frequenza e l'altezza delle maree che ogni 8 ore entrano ed escono, sono vieppiù aumentate di frequenza, di altezza e di forza distruttiva (nel 1966 un evento, sia pur eccezionale per concomitanze climatiche, ha rischiato il disastro) ed ora, per cercare di farvi fronte si è cominciato a costruire un sistema di dighe mobili (MoSE) che dovrebbero venir chiuse ad eventi eccezzionali ma che nulla serve per il 95% delle acque alte che invadono 80-90 volte l'anno le parti basse della città. Invece di rimuovere la cause del fenomeno (troppa acqua che entra e con troppa violenza) si artificializza ulteriormente il sistema col risultato che, per la variata configurazione della bocche di porto, nella quotidianità si aumenta frequenza ed altezza delle stesse maree. Questo sistema di dighe tecnologiche, in un possibile aumento del mare nei prossimi anni di 30-50 cm. dovrebbe stare chiuso per più di 180 giorni ogni anno, trasformando definitivamente la laguna in un bacino artificiale, inducendo ulteriori artificalizzazioni dell'intera città di Venezia e rendendo impossibile l'attività portuale commerciale e industriale.

            Questa  storia (locale ma non tanto) che portiamo all'attenzione nella discussione sui cambiamenti climatici ci sembra emblematica delle due culture che qui in Danimarca si confrontano: quella della sola risposta tecnica alle distruzioni e modificazioni ambientali che la stessa tecnica produce e quella  che pensa e si batte per un diverso modo di produrre e quindi di vivere che consenta la stipula di quel patto che la storia millenaria di Venezia dimostra non solo essere possibile ma portatore di buen vivir. un altro mondo è possibile.

VENICE AND CLIMATE CHANGE

The linkage between Venice and Climate Change is based on the relationship between water and the city. This is a matter of fact from the ancient times, since the first settlement in 421 a.c. and it will last in the future, due to the greenhouse effect.

This unique city, based on such a fragile equilibrium, it the proof that an agreement between Man and Nature it’s possible and can guarantee the protection of social life in this complex and changing world. Churches, palaces, houses, squares testify the obstinate intent to win the challenge.

Since some years ago we could believe the existence of natural environment, never changed by humans. Nowadays globalization shows the human presence everywhere. This process, started by Homo Sapiens in the pre-historical age, is reaching its end. A strategic action is needed to guarantee a future for men not based on the damage of their habitat.

Venice joins Copenhagen to talk about the specific history of the city and the Lagoon around it. Venice wants to testify the cultural and technical pathway, used in the past, to deal both with the fragile equilibrium between land and sea, and new social structures (habits, rules, laws).

This has to be the way: The venetian society studied, searched for, though about changes in the natural environment but tested the effects of these changes on the ecosystem and applied them only under reversibility conditions. Then, new rules were needed to permit the coexistence of the social and environmental world. Rules, based on consensus, not imposition!

During the last centuries, the river trajectory have been changed, new structures have been built both to protect the lagoon from land, avoiding a big introduction of sediments in it, and from the sea, regulating the inflow-outflow cycle at the inlets of the lagoon. Many rules were needed: to organize the construction of channels, the excavation, the management of water for drinking and for agricultural purposes. Rules to choose the best wood to build houses, boats. And, finally, rules to control and manage the changes in the city and the lagoon.

In other words, in the ancient times a new society was built to preserve the lagoon, to win the challenge to keep the lagoon as it is. Not to transform it neither in land or in sea, keeping food, biological and ecological equilibrium. This produced the unique ecosystem seen nowadays in the Venice Lagoon. This kind of administration was at the basis of today’s lagoon cities, like Venice.

Since the middle of nineteen century, the activities, the techniques and the administration of the lagoon have been strongly changed: jetties at the inlets of the lagoon, internal channel, construction of new internal islands, new land areas have been built. Some internal areas of the lagoon where totally detached from the rest of the basin, not permitting the free water circulation. Stones and cement were used. All these transformation changed irreversibly the lagoon: nowadays the fine sand at the bottom can flow into the open sea, transforming the lagoon in a sea branch.

All these aspects can influence the frequency and amplitude of tides, and the number of extreme events increases. In 1966 one of these events had terrible consequences and the whole city was flooded.

In the present days the solution that governments impose is the construction of mobile barriers, called MoSE, which should be closed during exceptional high tides. The experience shows how this solution is totally not useful in 95% of high tides events that occur  80-90 times per year, flooding a big portion of the city.

The causes of these phenomena are not faced and emergency solutions, which transform more and more the natural environment in an artificial one, are chosen. The consequences are the continuous changing of the lagoon inlets without a specific benefit for the city.

The MoSE project is not only irreversible and particularly invasive but also will be useless to face the climate change effects on this area. The MoSE mobile barriers will be closed 180 days per year if the climate change scenario that forecast a sea level rise of 30-50 cm will be true. The lagoon would become an artificial  basin, not permitting any social or economical activity, like the ones connected with the commercial harbour or with industries.

Our local experience is an example of the conflicting struggle between the two different cultures that are present here in Copenhagen: one, that deals with environmental and climate problems with technical destroying answers; the other that fights for a different system to produce and live that permits a conjunction between nature and humans. The ancient Venetian history demonstrates that it is possible to live in a sustainable way inside our natural environment. A different world is possible.

Italia, Venezia 10.12.2009

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