Venezia - Ca' Boom - 30 settembre e 1 ottobre, per un nuovo anno di lotte e di conquiste studentesche e universitarie

il Collettivo Li.S.C. #invendibili vi invita a Venezia per condividere materiali ed esperienze con la speranza di poter immaginare tutte e tutti assieme percorsi comuni da intraprendere per i mesi a venire.

27 / 8 / 2014

E' Ca' BOOM a Ca' Bembo, dallo scorso primo maggio cittadinanza veneziana e Università mai così vicine.

L'iniziativa del collettivo universitario Liberi Saperi Critici ha riaperto al pubblico il giardino privato più grande di Venezia e occupato i due piani della sede universitaria lasciati chiusi per anni in stato di abbandono e degrado dall'uscente Rettore, alias #refasullo, Carlo Carraro.

Un presidio permanente contro la svendita di beni artistici e immobili storici patrimonio della città ben prima che possedimenti (spesso grazie a donazioni) di CàFoscari.

Per chi si gode un po' di fresco sulle panchine sotto agli alberi e per chi gratuitamente assiste al "cinema sotto le stelle" è IL GIARDINO LIBERATO, mentre ad ospitare la residenza d'artista  per gli studenti dell'Accademia di Belle Arti è Ca' BUNKER situato al piano terra dell'appartamento dell'ex custode tornato perfettamente agibile nei suoi oltre 100 m² grazie ai lavori di auto-recupero effettuati.

Non è tanto il "nome" che tiene assieme il collettivo quotidianamente  nello spazio, anche quando le attività didattiche si fermano e l'Ateneo è formalmente chiuso, quanto la consapevolezza del percorso di mobilitazione durato un intero anno accademico e la condivisione progettuale per il futuro.

La deflagrazione del caso della permuta dei palazzi, in una parola #invendibili, non può che essere letta come uno dei molti altri nodi che vengono al pettine dall'attuazione dei decreti della Legge Gelmini, in modo più evidente in quella Ca' Foscari autoproclamatasi pioniere del rinnovamento.

Una lotta contro rendita finanziaria e speculazione edilizia che ha trovato nella campagna #invendibili un punto di contatto tra pezzi di Ateneo che per troppo tempo erano stati incapaci di prendere posizione a livello di indirizzo e strategia, conseguenza di una scelta politica fatta quando, tra il 2009-2010 nell'eleggere una figura manageriale scambiandola per quella di un illuminato traghettatore verso l'innovazione, Cà Foscari alza sostanzialmente bandiera bianca, pochi mesi dopo la fiducia al governo B. passata a suon di parlamentari comprati...era il 14 dicembre ed eravamo in piazza.

Tornati in università c'era più silenzio e più esami da preparare.

"E' passata, sbrigatevi a finire" hanno iniziato a dire e per la prima volta l'inaugurazione dell'AnnoAccademico è interdetta agli studenti, con invitati pomposi del mondo imprenditoriale ed alberghiero, eccellenze, eminenze, alti ufficiali dei corpi di polizia e finanza e gli immancabili politici legati da ragioni affettive alla comunità cafoscarina.

Mentre sul piano nazionale il movimento studentesco post Onda Anomala si interrogava sul come bloccare l'applicazione dei decreti attuativi nelle università e apriva il dialogo e l'orizzonte sui temi  legati alla precarietà lavorativa e alla condizione giovanile, a Venezia abbiamo scelto di continuare a far politica in Università diventando un collettivo in grado di inchiestare  dall'interno la neo-nata Fondazione Universitaria Cà Foscari, ma anche di conoscere le rinnovate dinamiche e poteri tra Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione. I rapporti di forza mutati ed il ruolo determinante che la figura del Rettore ha assunto sono sicuramente elementi che hanno portato, nell'anno in cui si svolgono le rettorali, ad un'alzata di testa,  anche dei "baroni" nella vicenda della tentata permuta.

Tagliati drasticamente i finanziamenti pubblici, per gli Atenei viene introdotta l'ambigua figura delle Fondazioni Universitarie in aggiunta alla "possibilità" per i numerosi casi in difficoltà economica di Federazioni tra Atenei della stessa regione.

Il progetto sperimentale di UNIVeneto, fallito sul nascere grazie ai litigi tra Rettori, come i tentativi degli Atenei pugliesi, aveva come linee guida il razionamento drastico dell'offerta formativa e l'accumulo di risorse in grado di essere messe a valore per accrescerne PRESTIGIO-ECCELLENZA e BRAND. Grazie alla sovrastruttura di coordinamento pero' i veri beneficiari sono i soggetti imprenditoriali attratti in Università dalle posizioni strategiche offerte.

Il pericolo della riforma sta nell'apertura ad una logica da Impresa, oltre l'università-azienda, già metabolizzata con il Bologna Process.

Il numero degli studenti, la qualità della ricerca, le relazioni sul territorio concorrono a innalzare il brand dell'Ateneo (tanto più riconosciuto tanto più legittimato a chiusure elitarie... la serie A non è per tutti). La posizione dell'Ateneo e quindi la struttura composta di immobili e di un bacino inestimabile di lavoratori precari, vengono sussunti dalla struttura Fondazione. La relazione che si instaura è simile a quella tra un'impresa e la sua controllata. Paradossalmente anche i tempi di didattica e ricerca sono subordinati al calendario delle attività di found-raising della Fondazione che dispone a fini di affitto di tutti gli spazi dell'Ateneo.

Se da un lato il processo di cambiamento è sicuramente ancora in corso e richiede un momento di inchiesta, dall'altro permette di individuare tratti comuni tra Atenei diversi come quelli di Bologna, Trento, Milano e Venezia dove la relazione simbiotica con il soggetto Fondazione e il legame mai così profondo tra interessi privati, mondo imprenditoriale e politico, conferiscono all'Università il ruolo di nuovo player nelle politiche cittadine in materia di immissione nel mondo del lavoro precario e di residenzialità studentesca.

E' possibile organizzare percorsi di lotta  in questo scenario?

Sicuramente si, a patto pero' di smettere di pensare di poter vincere arroccandosi dietro a vertenze studentiste. Nel tempo della competitività e dei tempi razionati, mobilitazioni contro la chiusura del singolo corso di laurea, ricorsi contro il progressivo innalzamento delle tasse o contro l'introduzione degli accessi programmati, per quanto praticabili sono destinati ad essere dei fuochi di paglia.

Da un punto di vista vertenziale ad esempio imporre una battuta d'arresto alla gestione Carraro ha ricadute su più livelli: i Dipartimenti di Lingue Occidentali ed Orientali (eccellenza italiana con 40 lingue insegnate) non saranno più investiti dal taglio in termini di aule e biblioteche e di conseguenza la prospettata drastica riduzione di studenti recepibili attraverso scremature con test-d'accesso a pagamento e aumento di tassazione non è più giustificabile. Questo almeno fino  al passaggio di consegne con Bugliesi (rettore entrante), eletto in un momento straordinario di mobilitazione e discussione interno  all'Ateneo come dimostra il contenuto della lettera indirizzata nei mesi scorsi al Ministro dell'Istruzione.

Il nuovo Rettore non potrà che fare i conti con l'eredità dell'anno passato in cui il tema della democrazia interna e la conquista di una soggettività studentesca forte e sfuggente a tentativi di normalizzazione e gestione creano le condizioni per rendere più difficile un approccio autoritario e repressivo.

Intervenire quindi sulle politiche, di volta in volta specifiche, dei nostri Atenei significa poter portare avanti battaglie per il diritto alla città e per gli spazi, mettendo in relazione università e cittadinanza in opposizione a sviluppi urbanistici dalle ripercussioni spesso anche pesanti per  interi quartieri investiti da speculazioni edilizie e processi di gentrificazione. Per quanto potranno essere diversi gli attori di volta in volta in campo, per sopravvivere agli Atenei non è data altra scelta che dotarsi dei nuovi strumenti "offerti" o andare allo scatafascio. Non è un caso che il dibattito politico sulle riforme non abbia sprecato un fiato nel chiedere il rifinanziamento della ricerca: il potenziale di innovazione per il governo Renzi, in totale continuità con la visione gelminiana è maggiore nel modello imprenditoriale delle start-up che nel creare strumenti a disposizione della collettività dall'interno di quel laboratorio di studio e produzione che è la Pubblica Università.

Stimolati dalle riflessioni condivise con le realtà studentesche e di movimento italiane ed europee incontrate nel percorso verso l'11L e nella lettura e rilancio progettuale della stagione di lotta dopo il rinvio sia del Vertice di Torino che dell'inaugurazione dell'EuroTower, ci siamo più volte chiesti durante questa estate di attività  quale potesse essere un contributo di analisi e costruzione di percorsi di lotta a livello universitario.

Sicuramente l'aver inchiestato la realtà universitaria veneziana ci ha ingaggiato negli ultimi 2 anni nell'articolare localmente discorso e pratiche per rispondere alle politiche d'Ateneo e di amministrazione comunale in materia di residenzialità studentesca e privatizzazioni, il riconoscerne oggi il ruolo mutato può offrirci una ghiotta occasione di ricomposizione e superamento delle dinamiche locali per arrivare alle porte dell'EXPO2015 e al Vertice a presidenza italiana su lavoro e precarietà giovanile con una risposta dal basso al JobsAct.

Dei vari esempi dossierati "Veniceland" è sicuramente il più recente e significativo:

la Fondazione Cà Foscari presenta con il proprio logo in Aula Magna il progetto di parco divertimenti a tema Venezia (dalla ricostruzione della Battaglia di Lepanto al Carnevale permanente con annesso parco acquatico in cui saranno riprodotte le famose "barene" della laguna a rischio scomparsa...immancabile la ruota panoramica) in cui l'Ateneo ha collaborato per la creazione dei contenuti con la multinazionale vicentina delle giostre Zamperla SpA.

L'investimento sarà di 80 milioni di euro, l'isola è già stata ceduta al privato dal Demanio e potrà ospitare fino a 11.000 turisti paganti al giorno. Il progetto ha sempre continuato a prevedere la creazione di 2 linee urbane dirette di navigazione  da e per il Terminal Crociere della Stazione Marittima, quasi a indovinare che dopo lo scandalo Mo.S.E. un'altra Grande Opera, cioè lo scavo del Canale Contorta avrebbe prevalso a Roma sull'opzione FUORI dalle Bocche di Porto portatrice di un consenso maggiore per quanto riguarda l'opinione pubblica locale ed internazionale e avvalorata anche dalle valutazioni dei tecnici della commissione VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Un azzardo da broker se si pensa che la città da oltre due anni sta pubblicamente costruendo passo dopo passo l'estromissione delle Grandi Navi dalla Laguna.

Il palco crolla quando si torna a guardare il ruolo dell'Università, o meglio, della Fondazione:

Presidente: Carlo Carraro

Vice-Presidente: Alberto Zamperla

Membro dello Strategic Board: Paolo Costa

Resta da capire cosa abbia avuto da offrire l'Ateneo per poter ricoprire la posizione di partner per la Zamperla in "Veniceland" senza che questa sia stata determinata nel sistema gerarchizzato dei rapporti economici.

Ecco che dei 1000 posti di lavoro stagionali promessi a Venezia  800 saranno riservati a contratti di stage e tirocinio offerti da Cà Foscari a 2 euro l'ora circa.

La retorica dello stage formativo ha lasciato il passo a quella dello STAGE LAVORATIVO, per ottenere un buon rating infatti l'Università competitiva deve avvicinare studenti e laureati al mondo del lavoro e questo passa attraverso iniziative come il "carreer day" e bacheche annunci nei siti degli atenei.

Non importa quali posizioni, l'aderenza al percorso di studi, durata e retribuzioni. Servizi pensati per fornire un bacino pressoché inesauribile di curricula low-cost alle aziende convenzionate, amiche.

Il lavoro si paga, bastardi.

Venezia non è certo un caso isolato, quanti dei 18.000 volontari necessari all'EXPO arrivano dalle Università? Biennale, Finmeccanica ed Eataly faranno differenza?

A cavallo tra la condizione di studenti e quella di giovani lavoratori precari, perchè non scontrarci con questo soggetto precarizzante sfruttando il vantaggio dato dalla riorganizzazione in fase di sviluppo, più vulnerabile quindi, poiché i rapporti di forza che le Fondazioni possono mettere in campo per il perseguimento dei propri obbiettivi si reggono sulla possibilità di muovere i primi passi con discrezione, in un cono d'ombra. 

Nel prepararci ad attraversare l'autunno che incalza da Bruxelles a Roma, dal meeting di Agorà99 all'inaugurazione della EBCTower, vogliamo invitare tutte e tutti a Cà Bembo per una 2 giorni di discussioni e iniziative il 30 settembre e il 1 ottobre.

In concomitanza con l'insediamento del nuovo Rettore presenteremo la nascita del Laboratorio di produzione di sapere Critico dall'interno della sede occupata che già raccoglie adesioni di alcuni ricercatori e docenti nella scommessa per la creazione di un Dipartimento Indipendente dove possano trovare spazio la ricerca sul contemporaneo, l'economia eterodossa e la produzione artistica e culturale.

Vi invitiamo a Venezia per condividere materiali ed esperienze con la speranza di poter immaginare tutte e tutti assieme percorsi comuni da intraprendere per i mesi a venire.

#scaccomatto #refasullo #ingestibili #invendibili

Info e accoglienza:

Silvia 3394760055

Marta 3475208820

mail to: lisc.venezia@gmail.com

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