Mentre la Commissione Europea chiede ufficialmente chiarimenti alle autorità italiane sulla questione dell'iper-sfruttamento idroelettrico nel bellunese

Valle del Mis: condannato attivista per la bonifica della discarica abusiva

17 / 1 / 2014

A due mesi dall’iniziativa in Valle del Mis, dove siamo andati a ripulire una parte della discarica abusiva che si trova all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, un nostro attivista è stato raggiunto da un Decreto Penale di Condanna disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari Vincenzo Sgubbi.

Il Decreto prevede l’arresto per una durata di cinque giorni corrispondente alla pena pecuniaria di 1.360 euro per aver violato la prescrizione del Questore che ci vietava l’ingresso nel cantiere dove la Eva Valsabbia stava costruendo una centrale idroelettrica, ora bloccato da una sentenza della Cassazione, senza il minimo rispetto delle norme sulle aree protette e, oltretutto, occupando abusivamente terreni di uso civico.

Ribadendo la nostra corresponsabilità collettiva a quell’iniziativa che aveva il legittimo scopo di denunciare l’immobilismo delle istituzioni competenti, che ancora non hanno proceduto alla riqualificazione ambientale di quei luoghi, vogliamo anche sottolineare, di contro, la celerità con cui la Procura ha emesso questo Decreto, al quale ci siamo, ovviamente, già opposti.

Un fatto esemplificativo delle “due velocità” con cui si sta affrontando la questione della Valle del Mis: da una parte si condanna velocemente (con rito monocratico, ovvero senza la possibilità di difendersi) chi è entrato in quell’area Patrimonio Mondiale dell’Umanità per ripulirla dalle immondizie abbandonate, mentre dall’altra, nessun responsabile politico e tecnico si è dimesso o è stato ancora sollevato dall’incarico, nonostante siano documentati i passaggi politici e amministrativi che hanno portato all’autorizzazione di una centrale idroelettrica abusiva.

Paradossalmente, i primi a pagare rispetto a questa vicenda non sono coloro che hanno contribuito, con violenza, a deturpare irrimediabilmente una parte di quella valle unica al mondo, ma coloro che hanno e stanno lottando per difenderla.

Ma continueremo questa battaglia contro gli speculatori dell’acqua e tutte le sue forme di privatizzazione con sempre maggiore determinazione, consapevoli delle nostre ragioni e forti di un ampio consenso che accompagna il nostro percorso.

Comunichiamo con orgoglio, inoltre, che recentemente la Commissione Europea, a seguito del nostro ricorso contro l’iper-sfruttamento idroelettrico nel bellunese, ha ufficialmente richiesto chiarimenti alle autorità italiane sugli iter procedurali, e che presto una delegazione del Comitato salirà a Bruxelles per incontrare la Commissione Petizioni dove andremo a spiegare ciò che illegittimamente e in barba alle normative europee sta avvenendo sui nostri fiumi.

La battaglia continua. A presto!

Comitato Bellunese Acqua Bene Comune

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