tratto dal Progetto Meltingpot.org

Uno stillicidio di morti in mare da fermare

I migranti sono sempre più lasciati soli dall’Unione Europea

25 / 7 / 2015

Morti, come le ultime 40 vittime al largo delle coste libiche nel Mar Mediterraneo, che potrebbero essere evitate. Quante tragedie dobbiamo ancora vedere, quanti racconti di persone disperate che perdono i propri cari e i propri affetti dobbiamo ancora ascoltare, prima che l’Unione Europea metta da parte il cinismo e apra un canale umanitario per salvare vite, per non lasciare più morire nessuno? Quanti vertici straordinari dell’Unione dobbiamo ancora attendere mentre si fingono commozione e cordoglio?

L’operazione Triton, coordinata da Frontex, si sta rivelando inefficace per salvare vite umane e le vittime di ieri confermano l’impressione che l’Italia sia lasciata sola nel gestire una situazione umanitaria che nei fatti non è in grado di affrontare.

Una prova della disattenzione nei confronti delle tragedie in mare ce la fornisce il ministro della Difesa Roberta Pinotti che l’altro ieri, durante un’audizione presso la commissione Affari Costituzionali del Senato, illustrava le tre fasi della nuova operazione Eunavfor Med: una prima fase di individuazione e monitoraggio delle reti di trafficanti, una seconda fase volta a perquisizioni e sequestri delle imbarcazioni, un’ultima di distruzione dei mezzi impiegati. La Pinotti ha poi riferito che 14 paesi europei hanno espresso la volontà di partecipare alla missione, che questa avrà una durata di dodici mesi e che i costi comuni dell’operazione (quanti e quali?) saranno gestiti mediante il meccanismo di finanziamento delle operazioni militari Athena.

Un rafforzamento delle missioni di pattugliamento delle acque internazionali totalmente incentrato sull’incremento della pressione su scafisti e trafficanti, proprio mentre la conta inesorabile di uomini, donne e bambini che perdono la vita per esercitare il loro “diritto di fuga” aumenta ogni mese e rischia di peggiorare con l’inizio del maltempo e delle burrasche. È un dramma continuo e non si vede la fine. Dalla tragedia del 19 aprile sono passati tre mesi appena, un lasso di tempo accompagnato da altri quattro naufraugi, oltre 160 morti in mare.

Ciononostante i media mainstream enfatizzano il dato dei salvataggi (888 migranti tratti in salvo in tre operazioni al largo delle coste della Libia): un’abile modalità di informazione che nasconde le ampie falle di Frontex/Triton.

I migranti sono sempre più lasciati soli dall’Unione Europea e le proposte che potrebbero salvare vite umane, come l’apertura di canali umanitari e la concessione di visti d’ingresso ai richiedenti asilo nei paesi d’origine, trovano un largo consenso nella società, come dimostrano gli appelli che uniscono le associazioni e cooperative sociali impegnate nell’accoglienza, ai centri sociali, fino alle chiese evangeliche e al mondo ecclesiastico. Tuttavia nei famosi 17 punti del piano d’azione dell’Unione Europea, elaborati come risposta alle tragedie nel Mediterraneo, la vita delle persone non sembra essere una priorità.
Se l’UE non si prende rapidamente le proprie responsabilità, il prossimo vertice straordinario di Malta a novembre con l’Unione Africana servirà solamente ad aggiornare le statistiche di chi non ce l’ha fatta a raggiungere la propria meta.

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